NEW YORK. Ho fatto il secondo vaccino. L’ho avuto in coincidenza con l’anniversario del primo lockdown a New York. Un anno fa esatto ero partito per un fine settimana in campagna e ci sono rimasto 8 mesi. Il resto è storia che conoscete, perché per tutti tutto è cambiato. La buona notizia è che c’è la luce fuori dal tunnel. Il piano Biden in America e il piano Draghi in Italia hanno chiarito obiettivi precisi: ai primi di luglio in Usa e per settembre da noi, ci sarà l’immunità di gregge.
A New York oggi le cose vanno meglio che in altre parti d’America. Attenzione, il contagio c’è ancora, ieri nello Stato c’erano 9,299 positivi, ma siamo scesi al 3,11%. E ci sono stati 74 morti, ma settimane fa erano alcune centinaia. Il 21% di residenti dello Stato ha avuto almeno una dose del vaccino, il 10% ne ha già avute due. Siamo ancora lontani dai livelli al di sopra del 60%, ma l’umore è già migliorato. A un anno dai momenti più bui, da quella brutta sensazione di essere inermi davanti a un virus in agguato, simile agli spettri neri di Philip Pullman che aggrediscono senza preavviso, New York nelle ultime settimane è cambiata. E non solo per l'arrivo del Sole e dei primi segni di primavera. Quelli li avevamo anche un anno fa ma . E’ cambiata perché le strade non sono più deserte. Perché i ristoranti, nei limiti concessi, sono pieni, perché i cinema riaprono in formato ridotto, ma riaprono. E fra poco toccherà a Broadway. Perché e’ piu’ difficile trovare un taxi e se si arriva al garage vicino all’ufficio alle 9 il rischio è che ci sia il tutto esaurito. Fino a tre settimane fa non era così. Non c’era un problema di spazio: un percorso di 45 minuti lo si faceva in 15. Oggi comincia ad esserci. Sono i primi segnali tangibili, concreti di un ritorno alla normalità.
Anche per questo, su un punto non possono esserci dubbi. Il vaccino e la logistica per somministrarlo funzionano. Ho letto critiche al sistema americano. In effetti al mio secondo appuntamento per il vaccino, alle 4 del pomeriggio di due giorni fa, ho dovuto aspettare due ore in coda. Ma questo perché c’erano piu’ dosi ed erano stati dati nuovi appuntamenti. Un’attesa imprevista che non mi è dispiaciuta, più siamo meglio è, vogliamo davvero lamentarci per un'attesa di due ore? E’ anche vero che molti anziani non sapevano usare il computer e alcuni sono rimasti indietro. O che qualcosa qua e là non non ha funzionato. Ma nell'insieme non credo le cose potessero andare meglio: il sistema per prenotarsi è semplice, le carte bollate sono a zero, basta dare nome e cognome e dire che si è residenti e poi provarlo con una carta di identità. Nessun codice fiscale, storia medica, approvazione del medico curante, ricerca stressante di un posto, attese passive per essere chiamati, creazione di liste d’attesa. Nulla è perfetto ovviamente, ma la logistica ha funzionato. L’America nel suo insieme ha già somministrato quasi 100 millioni di dosi, di cui 35 per il secondo vaccino. 65 milioni di americani hanno avuto almeno il primo. Si procede a un ritmo di 2,3 milioni di vaccini al giorno. Capita un appuntamento alle 3 del mattino? Meglio così vuol dire che la macchina sta girando al massimo, 24 ore su 24 e se non funziona se ne cerca un altro. Presto, ha promesso Joe Biden, arriveremo a 3 milioni di vaccini al giorno. E’ l’equivalente statistico dei 500.000 e oltre previsti dal piano Draghi. Per la fine di giugno altri 270 milioni di americani dovrebbero avere il vaccino. Il 4 di luglio si celebrerà la festa dell’Indipendenza con barbecue in famiglia allargata.
Ma funziona davvero questo vaccino? Non è forse pericoloso? Sui nostri media ho letto di tutto: reazioni, allergie, rischi di ogni genere. Qui non mi sembra che sulle 100 milioni di dosi ci siano stati casi iperbolicamente gravi. Kassidi Kurill, una giovane madre di 39 anni è morta nello Utah pochi giorni dopo aver ricevuto il secondo vaccino Moderna. Ma il capo sanitario dello Stato Erik Christensen ha escluso per ora che ci fosse un collegamento diretto.
Anch'io ho avuto il Moderna. Sono andato al Belvis Gotham Medical Center al 545 East 142esima nel Bronx. Mi è piaciuto andare fin lì anche perché non ci vado mai. E’ stato anche facile, basta prendere la FDR e il Willis Avenue Bridge e da Manhattan ci si arriva in 20 minuti. Il centro ospedaliero è dello Stato di New York. Fa parte di una rete di altri 70 centri medici simili e di un servizio di 11 ospedali statali molto ben organizzati. La coda si muove rapidamente. Do solo il mio nome, tutto era nel computer. Mi chiamano Mario “Mario come here please” “Mario Welcome!”. Il medico è di guardia, non si vede ma le iniezioni sono fatte da una schiera di infermieri. La mia si chiama Jean, e' sorridente, allegra, mi chiama “giovanotto” e dal momento in cui mi siedo al momento in cui mi alzo passano 30 secondi. Poi 15 minuti di attesa per verificare reazioni. E un avvertimento: “Con il secondo vaccino tra le 6 e le 12 ore dopo, comincerai ad avere delle reazioni. Buon segno: vuol dire che il sistema immunitario funziona. E questo succede soprattutto con il secondo vaccino”. In effetti passo la notte tranquillo, ma il giorno dopo ho febbre a 38.8, brividi di freddo e dolori generalizzati alla muscolatura. Il buon segno di cui mi parlava Jean. Ho sofferto? No. Soffrire è un’altra cosa. Era sgradevole? Forse un pochino, come un accenno di influenza, ma è durato 12 ore, il mattino dopo mi sono svegliato ed era tutto passato. Ho ancora una sensibilità dove mi hanno fatto la puntura, ma di nuovo normale. Coraggio dunque e relax: l’unica persona che conosco e che ha sofferto un pochino per la puntura, con un dolore muscolare un po’ piu’ forte è una mia amica che ha irrigidito il muscolo quando l'infermiere ha infilato l’ago. Ma anche per lei è gia tutto finito. Relax dunque, relax e bando alle preoccupazioni preventive. Auguriamoci piuttosto che i milioni di vaccini che ci aspettano arrivino presto, come da programma!