AstraZeneca, Ema rassicura. Nuovo accordo Ue con Pfizer
dai nostri corrispondenti
Tonia Mastrobuoni
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Alberto D’Argenio
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dai nostri corrispondenti Alberto D’Argenio, Tonia Mastrobuoni
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Cooke: “Per ora nessuna correlazione tra morti e iniezioni, domani la valutazione sui 30 casi”. Von der Leyen
sotto assedio ottiene l’anticipo di 10 milioni di dosi aggiuntive del siero Usa. Spd contro Merkel dopo lo stop
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«Non ci sono indicazioni che le vaccinazioni con AstraZeneca possano aver provocato le trombosi». Messa sotto pressione dai governi e dall’opinione pubblica europea, Emer Cooke, direttrice dell’Ema, convoca una conferenza stampa a sorpresa. In attesa della decisione finale di domani, la farmacologa irlandese rassicura. Fa capire che l’esito delle indagini dell’Agenzia Ue sarà positivo. Ovvero che, salvo sorprese, non sarà raccomandata la sospensione delle immunizzazioni con il composto di Oxford. I governi potranno riprendere le campagne vaccinali con AstraZeneca.
AstraZeneca, Cooke (Ema): "Inevitabili rari episodi gravi quando si vaccinano milioni di persone"
A Bruxelles si racconta che è Ursula von der Leyen a chiedere a Cooke di «metterci la faccia», di stemperare le ansie dei cittadini su AstraZeneca. D’altra parte la Commissione europea si sente sotto…
«Non ci sono indicazioni che le vaccinazioni con AstraZeneca possano aver provocato le trombosi». Messa sotto pressione dai governi e dall’opinione pubblica europea, Emer Cooke, direttrice dell’Ema, convoca una conferenza stampa a sorpresa. In attesa della decisione finale di domani, la farmacologa irlandese rassicura. Fa capire che l’esito delle indagini dell’Agenzia Ue sarà positivo. Ovvero che, salvo sorprese, non sarà raccomandata la sospensione delle immunizzazioni con il composto di Oxford. I governi potranno riprendere le campagne vaccinali con AstraZeneca.
AstraZeneca, Cooke (Ema): "Inevitabili rari episodi gravi quando si vaccinano milioni di persone"
A Bruxelles si racconta che è Ursula von der Leyen a chiedere a Cooke di «metterci la faccia», di stemperare le ansie dei cittadini su AstraZeneca. D’altra parte la Commissione europea si sente sotto attacco. Pesano le critiche sui contratti con le Big Pharma e quelle (più fondate) di non avere pensato per tempo – affidandosi inizialmente alle case farmaceutiche – di garantire una capacità di produzione dei vaccini in linea con una campagna di massa. E infine il pasticcio AstraZeneca, con la presidente della Commissione dietro le quinte incolpata di non aver gestito politicamente e mediaticamente la situazione. Poco importa che Bruxelles non abbia competenze sul tema e che tutta la gestione dei vaccini sia stata condivisa con i governi.
L’ultimo capitolo del disastro parte anche Berlino: dopo che - lunedì - il Paul-Ehrlich-Institut ha bloccato AstraZeneca per approfondire i sei casi di trombosi, il ministro della Salute Jens Spahn (Cdu) – ormai sotto attacco permanente - è stato costretto a sospendere il rimedio di Oxford e informare l’Ema. Altrimenti avrebbe rischiato una valanga di cause. Eppure il responsabile Salute della Spd, Karl Lauterbach, sferra l’attacco: la sospensione era «evitabile». Così sempre l’altro ieri Angela Merkel ha alzato il telefono e ha spinto gli altri leader europei a seguirla. Un modo per non venire accusata in Germania di avere agito in frettolosa solitudine. D’altra parte a Berlino la campagna elettorale in vista del voto di autunno è già infuocata, la Cdu arranca dopo la recente sconfitta in due Laender e le vaccinazioni sono al palo: appena l’8% della popolazione ha ricevuto la prima puntura, il 3,55% è immunizzato. Una lentezza dovuta a intoppi logistici e burocratici e al rifiuto di molti tedeschi di farsi inoculare proprio AstraZeneca.
Così ieri Emer Cooke ha sottolineato – anche a beneficio dei tedeschi - che «i benefici del vaccino AstraZeneca superano i rischi» e che «l’incidenza degli eventi tromboembolici sugli immunizzati non è più alta di quella della popolazione generale». L’irlandese ha difeso l’Ema dalle accuse di lentezza nel rispondere ai dubbi su AstraZeneca: «I nostri esperti lavorano senza sosta». In effetti i meeting del Prac, il Comitato per la sicurezza dei medicinali, si susseguono dal fine settimana e ieri si è tenuta una riunione fiume con una sessantina di persone collegate in video. Due esperti di ognuno dei 27 paesi Ue e lo staff Ema. Un macchinoso scambio di opinioni sui dati dei casi sospetti inviati (non sempre completi, non sempre per tempo) dalle capitali previsto dalle norme decise dai governi. Oggi prosegue lo scambio di informazioni, domani la riunione finale.
Al momento non risultano legami con AstraZeneca nei 30 casi di trombosi (7 mortali) in Europa su 5 milioni di inoculazioni. Così a Bruxelles si pronostica un via libera al vaccino anglo-svedese, ma ci sono dubbi su come sarà. Potrebbe essere pieno, tale da chiudere la partita e rassicurare gli europei. Oppure potrebbe essere accompagnato dall’annuncio di ulteriori approfondimenti (visto che i dati continuano ad arrivare) o da precauzioni per alcune categorie. Una formulazione positiva ma bizantina, difficile da far digerire alla popolazione.
Anche la Commissione risponde alle critiche, con il vicepresidente Margaritis Schinas che si rivolge alle capitali: «In Europa è la scienza a guidare i vaccini, non la politica, l’unica strada è l’Ema». Intanto ai dubbi sulle campagne vaccinali tra ritardi nelle consegne e casi sospetti (entrambi di AstraZeneca), Bruxelles risponde confermando che nel secondo trimestre punta a ricevere 300 milioni di dosi da distribuire ai partner Ue: 200 milioni arriveranno da Pfizer, che anticiperà entro giugno la fornitura di 10 milioni di fiale aggiuntive.