Esteri

Libia, Serraj cede il potere al nuovo premier. Pacificamente

Il presidente libico uscente Fayez Serraj (al centro) con il nuovo presidente Mohammed Al Menfi (a sinistra) e il nuovo premier Abdelhamid Dbeibah. Alle loro spalle, un quadro con l'arco di Marco Aurelio a Tripoli  (reuters)
Dopo 5 anni e dopo essere sopravvissuto a 14 mesi di attacchi del generale Khalifa Haftar, il presidente libico consegna il testimone al nuovo capo del Consiglio presidenziale Al Menfi e al primo ministro Dbeibah. Il "Governo di unità nazionale" avrà il compito di portare il Paese alle elezioni del 24 dicembre
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Con una cerimonia pacifica, che per la Libia costituisce un incredibile successo, a Tripoli il presidente Fayez Serraj ha passato i suoi poteri al nuovo presidente del Consiglio presidenziale Mohammed Al Menfi e al nuovo primo ministro Abdulhamid Dbeibah.

I tormenti della Libia sicuramente non sono archiviati, ma se non altro una fase di violentissima guerra civile per il momento è stata congelata: il “Governo di Unità Nazionale” di Abdulhamid Dbeibah è riuscito a riunificare le due amministrazioni in cui si erano divise Tripolitania e Cirenaica, e rimette allo stesso tavolo rappresentanti di tutte le aree geografiche e politiche del paese.

Il cambio di governo è stato favorito dal processo politico guidato dalle Nazioni Unite: il governo Dbeibah è nato il 5 febbraio a Ginevra, votato da 75 delegati scelti proprio dalle Nazioni Unite. La settimana scorsa il governo è stato investito dalla fiducia del parlamento riunito per la prima volta da anni a Sirte.

Il nuovo governo durerà pochi mesi: il suo compito è portare il paese alle elezioni politiche del 24 dicembre: da quel momento nuovi leader politici, nuovi partiti lavoreranno in un nuovo parlamento che dovrebbe a riuscire a designare un altro governo, questa volta espressione di un processo politico interamente libico.

Uscendo di scena Serraj ha tenuto un breve discorso in cui ha ricordato le “infinite difficoltà” che il suo governo ha dovuto affrontare in questi cinque anni in cui lui è stato al vertice del Consiglio presidenziale. Dalla guerra al terrorismo dell’Isis, alle varie emergenze umanitarie, sanitarie, alimentari. Ma soprattutto il vero pericolo è stata l’offensiva militare lanciata nell’aprile del 2019 dal generale Khalifa Haftar che per mesi è stato sul punto di strangolare lo stesso Serraj e i suoi alleati a Tripoli.

Serraj ha guidato il paese per 5 anni, dopo gli accordi che le fazioni libiche avevano raggiunto a Skirat, in Marocco, il 17 dicembre del 2015. Il suo governo non era riuscito ad entrare a Tripoli se non il 30 marzo 2016, grazie a un viaggio via mare da Tunisi su 2 motovedette libiche scortate anche dalla Marina militare italiana.

Nei primi mesi Serraj aveva lavorato dalla base di Abu Sittah: le milizie a Tripoli non gli permettevano neppure di muoversi con libertà nella città, e anzi il governo uscente del premier Khalifa Gwell aveva definito “illegale” il suo arrivo, invitando le milizie a combattere contro “contro questo gruppo di intrusi”.

Per mesi Serraj è sembrato a tutti un leader politico molto debole. Ma invece la sua indole personale e politica, il gioco corretto che ha saputo introdurre, il ruolo che si è ritagliato gli hanno permesso di superare tempeste di ogni tipo. E soprattutto di sopravvivere alla fase dell’attacco militare a Tripoli, di arrivare al punto in cui il paese è arrivato oggi. Ovvero quello di poter prevedere una nuova ripartenza con un governo di tutte le fazioni del paese.

C’è una unica, grande, anzi enorme differenza: la Libia del 2021 è un paese di fatto sotto controllo diretto di almeno due potenze straniere, Turchia e Russia, che con uomini, apparati e installazioni militari controllano ampi spazi del paese. E soprattutto dirigono le mosse dei loro rispettivi alleati libici. Nei prossimi mesi gli scontri politici di sicuro continueranno: si spera soltanto che l'uso delle armi d'ora in poi sia sempre più limitato.