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(ansa)

Morte Attanasio, il colonnello della commissione d'inchiesta: "Omicidio premeditato. Sono stati i ribelli ruandesi"

Parla Bienvenue Pombo, che ribadisce la linea di Kinshasa: nessuno sapeva che l'ambasciatore fosse a Goma
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Il colonnello dell’esercito congolese non ha dubbi. Il gruppo armato che ha ucciso Attanasio, Iacovacci e Milambo, era a conoscenza del passaggio del convoglio, e aveva pianificato l’attacco nel dettaglio. Bienvenue Pombo, ex membro dell'intelligence nella città di Beni nel Nord Kivu, ora membro della commissione d’inchiesta per la morte del nostro ambasciatore, conosce bene i gruppi armati che tengono in ostaggio l’Est del Congo. A Beni si occupava delle stragi compiute dai jihadisti simpatizzanti dell’Isis, che qui in Congo si riuniscono sotto la sigla di Adf (Forze democratiche alleate). E sul massacro del 22 febbraio si allinea alle dichiarazioni di Kinshasa. Luca Attanasio non ha comunicato il suo viaggio al Nord al governo.

Colonnello, il nostro ambasciatore forse si poteva salvare se fosse stato protetto. L’esercito congolese ha 1.400 uomini dislocati solo nell’area di Kibumba (luogo dell’assalto, ndr). Non avevate pre…
Il colonnello dell’esercito congolese non ha dubbi. Il gruppo armato che ha ucciso Attanasio, Iacovacci e Milambo, era a conoscenza del passaggio del convoglio, e aveva pianificato l’attacco nel dettaglio. Bienvenue Pombo, ex membro dell'intelligence nella città di Beni nel Nord Kivu, ora membro della commissione d’inchiesta per la morte del nostro ambasciatore, conosce bene i gruppi armati che tengono in ostaggio l’Est del Congo. A Beni si occupava delle stragi compiute dai jihadisti simpatizzanti dell’Isis, che qui in Congo si riuniscono sotto la sigla di Adf (Forze democratiche alleate). E sul massacro del 22 febbraio si allinea alle dichiarazioni di Kinshasa. Luca Attanasio non ha comunicato il suo viaggio al Nord al governo.

Colonnello, il nostro ambasciatore forse si poteva salvare se fosse stato protetto. L’esercito congolese ha 1.400 uomini dislocati solo nell’area di Kibumba (luogo dell’assalto, ndr). Non avevate previsto un protocollo di sicurezza con il Programma alimentare mondiale?
"Abbiamo condotto le indagini cominciando dall’aeroporto Djili di Kinshasa. E non c’era traccia del passaggio di Attanasio. Poi siamo passati all’aeroporto di Goma e alla sala Vip. Anche lì, nessun segno dell’ambasciatore".

Scusi colonnello, ma esiste un documento del 15 febbraio che prova che Attanasio ha comunicato il suo viaggio al governo congolese. La nota riporta tutti i dettagli della missione. E reca la firma del nostro ambasciatore, e del vostro ministero degli Esteri.
"No. Non ne sapevamo nulla. Dal 19 febbraio alle 10 di mattina del 22, nessuna autorità congolese era a conoscenza della presenza di Attanasio nella regione".

A che punto sono le indagini?
"Quello che sappiamo finora è che è stato un attacco pianificato. I banditi aspettavano il convoglio dell’ambasciatore per rapirlo".

Chi sono questi banditi?
"I miliziani delle Fdlr (Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, ndr). Sono accampati ai piedi del vulcano Nyiragongo".

La certezza della loro responsabilità nell’omicidio di Attanasio è condivisa dal vostro ministro dell’Interno e dal governatore locale. Analisti ed esperti però sostengono che qualsiasi cosa accada nel Kivu, la colpa ricade sempre su di loro. Anche in questo caso, dopo poche ore sapevate già che erano stati loro. Come fate a esserne così certi?
"Sappiamo come agiscono. In base alla nostra cartografia dei gruppi armati, loro occupano proprio quest’area. Il 22 febbraio siamo subito intervenuti sul posto con i ranger del Virunga. Dopo aver ucciso l’ambasciatore, la guardia del corpo e l’autista, a Kibumba, sono scappati verso Nord-Est. Ci hanno teso un agguato a una certa distanza dall’assassinio. Questo prova che sapevano in anticipo quello che facevano. E che l’avevano ben pianificato".

Avete raccolto altre prove che dimostrano la tesi della pianificazione?
"Certo. Non hanno rubato niente. Le tasche delle vittime non erano state svuotate. Telefonini, documenti e soldi, erano tutti al loro posto".