Barbara Newhall Follet scrisse il suo primo romanzo a 12 anni. A 25 si allontanò da casa e nessuno la rivide mai più. Da poco il suo best seller è stato ripubblicato e qualcosa ci dice cosa potrebbe esserle accaduto.
Barbara Newhall Follet aveva 25 anni quando uscì di casa l’ultima volta, il 7 dicembre del 1939 a Brookline, Massachusetts. Da quel momento di lei si perdono le tracce. Nessuno – che si sappia – l’ha più rivista, né i suoi genitori né il marito e neppure uno dei molti lettori del suo famosissimo libro, pubblicato dodici anni prima, nel 1927, “La casa senza finestre”, quando aveva meno di tredici anni.
Già a quattro anni Barbara digitava racconti e poesie sulla macchina da scrivere del padre. Inventò un mondo incantato chiamato Farksolia, dotato di una lingua tutta sua. A nove anni concluse il suo primo romanzo e, caparbia, lo riscrisse da capo, dopo che andò distrutto in un incendio.
La nuova versione de "La casa senza finestre", duecento pagine, ebbe un successo straordinario. La favola di Eepersip, una bimba che un bel giorno va via da casa per andare a vivere nella natura, una casa, appunto, senza finestre, trasformandosi in un allegro folletto del bosco, riscosse il plauso del New York Times. Persino l’illustre critico H.L.Mencken si mostrò entusiasta del talento per la scrittura e le descrizioni dell’ambiente naturale mostrato da una ragazzina che non era mai andata a scuola
Barbara Newhall Follet, nata il 4 marzo 1914 nel New Hampshire, la madre autrice di libri per l’infanzia, il padre redattore di una casa editrice, nipote di un famoso linguista, crebbe in una sperduta località del Connecticut, con i genitori a farle da insegnanti.
Subito dopo l’uscita de “La casa senza finestre”, che i genitori avevano proposto al famoso editore newyorchese Alfred A. Knopf, si imbarcò su un veliero diretto in Nuova Scozia per concentrarsi su un nuovo romanzo, pubblicato nel giro di un anno, anch’esso un successo editoriale.
Poi però andò tutto in frantumi. Il padre lasciò la famiglia per una donna più giovane, conosciuta proprio mentre era alla ricerca di un editore per la sua talentuosa figliola, e per Barbara e la madre iniziò una vita vagabonda – un viaggio senza meta in fuga dalla crisi economica, che ben presto fagocitò l’intero paese, assieme al successo di Barbara.
Le fauci di un abisso
Berbara Newhall Follet trova pace solo quando sposa a Boston, ventenne, l’ingegnere Nickerson Rogers, col quale si trasferisce in seguito a Bookline, Massachussets – già insoddisfatta di un matrimonio e di una attività per nulla corrispondente alle fantasie della sua famosa favola.
La coppia è in crisi, Nickerson vuole lasciare Barbara, la sera del 7 dicembre 1939 va in scena l’ennesimo litigio. Barbara ha 30 dollari in tasca quando va via di casa. Nickerson aspetta due settimane prima di avvertire la polizia e quattro mesi per denunciare formalmente la scomparsa della moglie, inserendo nel formulario il nominativo Barbara Rogers, non Barbara Newhall Follet, con cui era famosa .
Si arriva così agli anni Sessanta prima che la stampa si renda conto che la sparizione del 1927 riguarda la bambina prodigio. Ormai di Barbara non c’è più traccia e anche i suoi libri cadono nel dimenticatoio.
Ma certe storie ritornano, come fantasmi. Di recente – nell’ambito della rinascita del Nature Writing – la nota illustratrice e autrice britannica Jackie Morris ha riscoperto “La casa senza finestre”, e ne ha curato una nuova magnifica edizione finemente illustrata.
Morris vede nella favola di Barbara l’opera di un’anima “indomita” , un libro “variopinto e dinamico”, “intrepido” e ricco di “bellezza”, forse proprio quello che vi videro i primi lettori – pronti a godere del mondo idilliaco dell’autrice senza immaginare il destino che l’attendeva.
“Si cercano indizi di un omicidio o prove di una fuga”, scrive Morris nella prefazione, ma bisognerebbe cercare Barbara solo nelle sue storie. Perché la si può ritrovare solo nel grido delle rondini, nel battito d’ali delle farfalle, tanto amate da Eepersip.
Il problema è che leggendo oggi “La casa senza finestre” al di là del grido delle rondini e del battito d’ali delle farfalle si aprono le nere fauci di un abisso.
Perché “La casa senza finestre” è una favola che, come molte favole, racconta in tono ingenuo una storia in realtà inquietante. Che bambina è quella che un giorno si allontana in segreto da casa per non tornare mai più? Che preferisce nascondersi in inverno nella tana di una volpe piuttosto che stare coi suoi genitori? Che parla con gli animali invece che con gli umani e sviluppa infine un odio tale per il mondo civilizzato da tornare come spirito maligno nella casa paterna per portar via anche la sorellina nata in seguito?
Non bisogna farsi ingannare dalla voce narrante, l’allegra Eepersip, che canta e balla apparentemente felice: è un personaggio a due facce, come Peter Pan, per cui la morte era la più grande avventura. Quando la sorellina non si lascia convincere a fuggire nei boschi assieme a lei, Eepersip parte da sola per il “paese delle meraviglie” in cima ai monti, per rendersi “in eterno invisibile a tutti i mortali” sotto “ felci e piume” di fronte ai “palazzi di neve delle fate”.
Ma chi sono i mortali? Ne “La casa senza finestre” gli adulti sono rappresentati solo come un pericolo incombente. Dopo un breve momento di tristezza per la perdita di Eepersip si trasformano in cacciatori – ed Eepersip diventa un animale braccato, inseguito addirittura da sei uomini.
Può darsi che questi passi cento anni fa suonassero meno sospetti, ma oggi è sconvolgente leggere di maschi adulti che strappano a Eepersip i vestiti di felci o allungano le mani sulla bimba addormentata. Barbara Newhall Follet era forse una bambina che nessuno aveva aiutato?
Divenne anche lei “invisibile?”
Da quella sera di dicembre del 1939 Barbara Newhall Follett è scomparsa, ma la sua storia non è giunta a termine. Cosa le è capitato? Dove è andata? La madre di Barbara, a tredici anni dalla sparizione della figlia, sospettava ancora di Nickerson Rogers. Non riusciva a capire perché avesse aspettato quattro mesi per denunciarne la scomparsa. Aveva qualcosa da nascondere?
D’altra parte Barbara aveva un passato di fughe. Una volta, ancora minorenne, venne ritrovata a San Francisco, e per sfuggire alle autorità saltò dalla finestra dell’albergo. A un’amica confessò una volta che era sempre possibile andarsene e rifarsi una vita con un altro nome.
Non sarebbe consolante pensare che Barbara Newhall Follett abbia scritto sotto pseudonimo molti altri libri? Ne “La casa senza finestre” la protagonista spiega a un bambino incontrato per caso, che prima era stata Eepersip, ma ormai non aveva più un nome. “Sono solo qualcuno”.
Un’altra teoria nasce nel 1948 nei boschi del New Hampshire della sua infanzia, dove un cacciatore si imbatte nei resti del corpo di una donna. All’epoca vennero attribuiti a Elsie Whittermore, scomparsa nel 1936, ma i genitori di lei non riuscirono a identificare gli oggetti trovati accanto al cadavere, né l’astuccio degli occhiali, la figlia non li portava, e neppure le scarpe. Erano di un numero troppo grande per Elsie, ma perfetto per Barbara Newhall Follett, che tra l’altro portava gli occhiali.
Barbara però era scomparsa in Massachusetts, non nel New Hampshire e gli inquirenti del 1948 non sapevano che conoscesse bene i luoghi dove vennero ritrovati i resti umani. Oggi l’esame del DNA risolverebbe il mistero, ma i reperti non si sono conservati. Ne resta solo qualche foto sfocata.
Narrano la stessa storia de “La casa senza finestre?", la vera storia dei desideri di Eepersip, che si realizzano nel momento in cui diventa “invisibile” tra le felci e il ghiaccio?
Una cosa è certa: accanto alle ossa scoperte nel 1948 sono stati ritrovati resti di barbiturici. “E allora” così scriveva Barbara Newhall Follett a dodici anni “si sollevò in aria, e librandosi su un grande cespuglio di alloro si dissolse”.
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 27 novembre 2019 in occasione della riedizione di “The House Without Windows” in lingua originale. Il libro è disponibile in italiano col titolo “La casa senza finestre” , traduzione di Francesca Cavallucci, Rogas edizioni , 12/09/2020.(ndt)
(Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Emilia Benghi)