Una donna controlla Clubhouse sul suo telefono a Riad, capitale dell'Arabia Saudita (afp)
"Basta parlare in libertà": il Golfo censura le stanze di Clubhouse
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Francesca Caferri
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di Francesca Caferri
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L'app è stata sospesa in Oman, mentre in Arabia Saudita e negli Emirati arabi uniti gli utenti denunciano minacce e intimidazioni
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L'ultimo sogno di uno spazio libero dove confrontarsi e parlare di temi generalmente taboo per i cittadini degli Stati del Golfo persico si è infranto domenica scorsa: in quel giorno, senza preavvisi, le autorità del'Oman hanno sospeso la licenza di Clubhouse, l'app di stanze virtuali di dibattiti audio che negli ultimi mesi è diventata la più scaricata della regione. "Problemi di autorizzazione" è stata la spiegazione fornita da Muscat all'Associated Press.
Non è ancora chiaro se la sospensione sarà temporanea o definitiva, ma ormai è secondario. Ciò che conta è che il governo dell'Oman ha intercettato lo spazio di discussione libera che le stanze di Clubhouse avevano creato e ha provveduto a chiuderlo. Se l'episodio sia la fine dell'amore travolgente scoppiato negli ultimi mesi fra gli utenti del Golfo e l'ultimo nato fra i grandi social network, o solo una pausa è…
L'ultimo sogno di uno spazio libero dove confrontarsi e parlare di temi generalmente taboo per i cittadini degli Stati del Golfo persico si è infranto domenica scorsa: in quel giorno, senza preavvisi, le autorità del'Oman hanno sospeso la licenza di Clubhouse, l'app di stanze virtuali di dibattiti audio che negli ultimi mesi è diventata la più scaricata della regione. "Problemi di autorizzazione" è stata la spiegazione fornita da Muscat all'Associated Press.
Non è ancora chiaro se la sospensione sarà temporanea o definitiva, ma ormai è secondario. Ciò che conta è che il governo dell'Oman ha intercettato lo spazio di discussione libera che le stanze di Clubhouse avevano creato e ha provveduto a chiuderlo. Se l'episodio sia la fine dell'amore travolgente scoppiato negli ultimi mesi fra gli utenti del Golfo e l'ultimo nato fra i grandi social network, o solo una pausa è presto per dirlo: una cosa appare però certa. Le cose non torneranno come prima: e non solo in Oman.
In una regione dove gli spazi di discussione non sono mai stati ampi ma negli ultimi anni si sono ulteriormente ristretti, Clubhouse era arrivato come una ventata di aria fresca. "L'eccitazione e i dibattiti ricordavano i bei vecchi tempi su Twitter, quelli della Primavera araba", osserva Ahmed al Omran, analista saudita, una delle voci più autorevoli nella twittosfera del Golfo. in Arabia Saudita da gennaio Clubhouse è diventata la app più scaricata dell'Apple store. E si sono moltiplicate stanze dove si discuteva di temi che non vengono affrontati altrove: dall'omosessualità al femminismo, fino alla liberalizzazione delle bibite alcoliche, vietate nel regno. "A quelli che si chiedono se Clubhouse sarà la nuova sfera pubblica, rispondo che in molte parti del mondo arabo lo è già", twittava il 21 febbraio Ahmed Gatnash, cofondatore di Kawaakibi, gruppo specializzato in diritti e libertà di espressione.
I've been on @joinClubhouse for a few days, and so far the Saudi rooms are the most provocative, insightful and vibrant on the platform. They're massive and highly active. This is like Twitter was a decade ago.
Ma l'entusiasmo è durato poco: in Arabia Saudita, è stata la liberazione dell'attivista femministaLoujain al Hatloul a inizio marzo a dare fuoco alle polveri. La stanza che la riguardava è stata infiltrata da utenti pro-governativi, che hanno iniziato a insultare gli animatori e a diffondere le registrazioni del dibattito e le schermate con i nomi degli utenti.
Una tempesta simile a quelle che travolgono gli oppositori sauditi su Twitter e che Jamal Khashoggi (ucciso a Istanbul da un commando vicino al principe ereditario Mohammed bin Salman) aveva denunciato come opera di troll governativi. Immediatamente migliaia di utenti in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti sono scomparsi, facendo crollare gli scambi nella app.
"La rapidità con cui è stato imposto il silenzio su Clubhouse ci mostra come nei 10 anni che ci separano dalle cosiddette Primavere arabe i governi siano diventati molto più consapevoli di quello che accade in Rete e delle potenziali minacce - spiega Donatella Della Ratta, docente di Comunicazione e Media Studies alla John Cabot university di Roma - Pensare che possa esserci un'altra rivoluzione alimentata dai Social media, come in parte fu nel 2011, è impossibile".