Svizzera, il "delitto passionale" resta nel codice penale. Insorge il movimento delle donne
di Franco Zantonelli , di Franco ZantonelliIl Parlamento respinge la mozione di una deputata socialista che chiedeva di modificare l'articolo 113 che considerare come un'attenuante il fatto di uccidere quando si cede “a una violenta commozione dell’animo, scusabile per le circostanze, o perchè in stato di profonda commozione”
LUGANO - “La violenza non va confusa con l’amore e la passione”. È con questo slogan che le donne svizzere sono insorte, da tempo, contro la presenza, nel codice penale elvetico, della dizione di “delitto passionale”. Si tratta dell’articolo 113, in base al quale si parla di delitto passionale quando si cede “a una violenta commozione dell’animo, scusabile per le circostanze, o perchè in stato di profonda commozione”. In casi analoghi è prevista, per questo crimine, una pena inferiore a quella dell’omicidio intenzionale. Una situazione un po' fuori dal tempo, soprattutto in epoca di femminicidi.
Eppure il Parlamento svizzero ha ritenuto di non dover accogliere una mozione della senatrice socialista ticinese, Marina Carobbio, la quale chiedeva di togliere quel riferimento alla passione dal Codice Penale, a favore di un termine più neutro. “Ritenendo le parole importanti …
LUGANO - “La violenza non va confusa con l’amore e la passione”. È con questo slogan che le donne svizzere sono insorte, da tempo, contro la presenza, nel codice penale elvetico, della dizione di “delitto passionale”. Si tratta dell’articolo 113, in base al quale si parla di delitto passionale quando si cede “a una violenta commozione dell’animo, scusabile per le circostanze, o perchè in stato di profonda commozione”. In casi analoghi è prevista, per questo crimine, una pena inferiore a quella dell’omicidio intenzionale. Una situazione un po' fuori dal tempo, soprattutto in epoca di femminicidi.
Eppure il Parlamento svizzero ha ritenuto di non dover accogliere una mozione della senatrice socialista ticinese, Marina Carobbio, la quale chiedeva di togliere quel riferimento alla passione dal Codice Penale, a favore di un termine più neutro. “Ritenendo le parole importanti - spiega a Repubblica Carobbio -ho pensato fosse opportuno, come avviene già nella lingua tedesca, che usa il termine totschlag, ovvero omicidio, di uniformare il linguaggio anche in francese e in italiano”. Per la parlamentare si trattava, in sostanza, di modificare un’espressione “che dà adito a fraintendimenti e che è pericolosa per la promozione della parità di genere”. “Anche perché - ha ricordato - nel 2019 nella Svizzera francofona la parola arrivata in seconda posizione era femminicidio. Un termine che esprime un grave problema, quello dell’uccisione delle donne per ragioni di genere”.
Nella sua risposta negativa alla mozione socialista, il relatore della commissione occupatasi dell’atto parlamentare, il liberale Philippe Bauer, ha tuttavia relativizzato la portata della questione, affermando che “contrariamente a quanto i media lasciano intendere, l’omicidio passionale è un reato molto poco pronunciato dai tribunali”. “La mia mozione - ricorda Carobbio - era nata da un omicidio-suicidio, avvenuto nel Canton Ticino, dove un poliziotto aveva prima ucciso l’ex-compagna e il nuovo amico e poi si era sparato. Ebbene, la stampa aveva insistito molto sul movente passionale ed è lì, proprio riflettendo sull’importanza delle parole, che ho deciso fosse il caso di provare a cambiare le cose”.
Sabato 18 marzo, intanto, a Bussigny, nei pressi di Losanna, si è verificato un dramma analogo, con un poliziotto 53enne che ha ucciso la compagna, di origine ispanica, per poi togliersi la vita. Un caso che allunga la lista dei femminicidi nella Confederazione. Ne avvengono quattro al mese, secondo le statistiche.
“Qui si dimostra la necessità di un lungo lavoro di presa di coscienza in seno alla polizia e ai servizi dello Stato, per prendere delle misure di protezione delle donne che denunciano violenze, così da evitare che sfocino in tragedia”, commenta a Repubblica il parlamentare socialista di Ginevra, Carlo Sommaruga che, con la collega Marina Carobbio, ha sostenuto l’abolizione del reato di omicidio passionale. “L’omicidio-suicidio di Bussigny - dice Sommaruga - dimostra una volta di più quanto ornai sia superato quel termine”.