Esteri

L'Ungheria vuole il rock sovranista

Lo Sziget music festival d Budapest nel 2019
Lo Sziget music festival d Budapest nel 2019 (reuters)
Il governo di Orbán ha previsto un piano da 62 milioni di euro per una produzione musicale che dia ai giovani valori "patriottici, nazionali e cristiani"
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BERLINO - La maggioranza sovranista eletta del premier ungherese Viktor Orbán vuole investire nella musica rock e pop. Per avere una produzione musicale che dia ai giovani identità nazionale e comunichi valori patriottici, nazionali e cristiani. Lo scrivono la Agence France Presse e la testata Magyar Hang. Il programma prevede spese per 62 milioni di euro.

Il padre dell'iniziativa è il controverso 44enne sottosegretario alla cultura, Szilárd Demeter. Il quale ha confermato a Magyar Hang l'esistenza di questo programma di spesa culturale, ma rifiutandosi di spiegarne o descriverne i dettagli. Il suo piano è questo: "Dobbiamo arrivare a una produzione rock e pop di qualità che sia cemento d'identità; la musica può esprimere ciò che è diverso nella personalità, una visione, l´esperienza storica... a volte questo fatto non viene compreso in Europa occidentale, ma è un tema appassionante ed esotico". Sempre secondo Szilárd Demeter, lo sfondo è quello della "feroce" guerra culturale in corso, in cui è opportuno tentare di "sapere se tra cento anni la cultura ungherese esisterà ancora oppure no; con la musica si raggiungono gli spiriti". Egli ritiene che "i valori della cultura nazionale si siano indeboliti e vadano rafforzati".

 

La proposta ha suscitato un vivo dibattito e reazioni controverse: i musicisti vivono di sovvenzioni, quindi per loro ogni appoggio governativo è benvenuto. Ma alcune rock star ungheresi ritenute indipendenti o critiche, sentite dalla Afp e dai media online indipendenti, mettono le mani avanti e temono che l'iniziativa diventi una censura indiretta nel campo musicale.

Szilárd Demeter, che si definisce "orbanista al 110 per cento", aveva già causato polemiche. Specie in novembre quando aveva detto (ritirando frase e post dopo un'ondata di critiche e proteste) che "polacchi e ungheresi sono gli ebrei di oggi" e che "Soros vuole fare dell´Europa la sua camera a gas". E' di Szilárd Demeter anche un altro programma della maggioranza, ora fermo a causa della pandemia: la creazione per giovani tra i 16 e i 18 anni di campi simili a raduni degli scout, ma il cui ruolo sarà educare la gioventù a "sani valori cristiani e nazionali, raggiungendo i loro cuori". Opposizioni e media critici hanno definito il piano un programma per tentare di produrre elettori di Orbán e del suo partito.

In Ungheria le maggiori band si ispirano a rock e pop internazionali, globali, cosmopoliti, a cominciare nel passato dalla storica Omega. Sono state invece accusate o criticate per contenuti nazionalisti, a torto o a ragione, oltre ai noti Kárpátia dichiaratamente di destra radicale, anche band del presente o del passato come Mos-Oi, Oi-Kor, Egészéges Fejbör, Titkolt Ellenállás, Romantikusz Eröszak, Ismerös Arcok. Nelle loro canzoni temi come la tragedia della perdita di oltre due terzi del territorio dopo il Trattato di Trianon alla fine della prima guerra mondiale, o la fiera bellezza di tradizioni magiare, o secondo alcune fonti messaggi indirettamente xenofobi, ricorrono. Inoltre, da anni quindi ben prima della pandemia che blocca tutto in alternativa al noto festival rock e pop internazionale di Margit Sziget (Isola Margherita, a nord di Budapest) le band nazionaliste o di destra magiare o di tutto il mondo hanno organizzato il loro festival alternativo. Si chiama Magyar Sziget, isola ungherese, è luogo d'incontro tradizionale di gruppi musicali del genere di molti paesi.

L'idea di sponsorizzare una specie di rock sovranista è accolta con perplessità da musicisti critici. Secondo Ferenc Megyeri della band Hétközapi csalodások, nota per canzoni non filogovernative come "Absurdistan" e "Viktor", il piano può rafforzare la tendenza già in atto a sovvenzionare solo artisti favorevoli alla maggioranza e ad escludere gli altri. La cantante Zsuzsa Koncz lamenta di non essere invitata da anni a festival sponsorizzati, e nota che "più si è vicini al governo più si approfitta della sua generosità". Rock e pop, in Ungheria come in Polonia, avevano maturato una lunga tradizione di musica ribelle e dissidente sotto le dittature comuniste.

L'attuale politica cultural della maggioranza di governo favorisce in ogni campo valori "cristiani e nazionali". Fino al controllo dei teatri, avocandosi la nomina dei loro direttori, e delle università. Ne hanno fatto le spese ad esempio, in programmi ginnasiali, liceali, universitari, i libri di scrittori del calibro del compianto Imre Kertész, Nobel per la letteratura. Come volumi di testo sono preferite opere di letterati di livello sempre molto discusso, ma vicinissimi negli anni Venti e Trenta all'autocrate ammiraglio Miklós Horthy. L´accademia teatrale e cionematografica è in protesta permanente rifiutando quelli che definisce tentativi di normalizzarla.