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Covid, Merkel pronta a togliere poteri ai governatori: "Non starò a guardare i contagi arrivare a 100 mila al giorno"

Angela Merkel
Angela Merkel (reuters)
Se le autorità locali non adotteranno le restrizioni più severe, la cancelliera avocherà a sé il compito di arginare le infezioni
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BERLINO. “Non starò a guardare finché avremo 100mila infetti al giorno”. Dopo lo storico mea culpa della scorsa settimana sulla fallita stretta di Pasqua, Angela Merkel ha scelto ieri sera una delle trasmissioni tv più seguite, Anne Will, per mandare un messaggio inequivocabile. Se i governatori non adotteranno le restrizioni più severe imposte dalle regole sull’incidenza, la cancelliera avocherà sé i poteri per farlo. 

Il ministro dell’Interno, Horst Seehofer (Csu) le ha dato manforte a strettissimo giro, in un’intervista uscita poche ore dopo sulla Sueddeutsche Zeitung. Le regole dovrebbero essere unitarie, ha sottolineato, e decise al livello federale. Perché sia l’esecutivo e non più la conferenza con i governatori a decidere “cosa debba succedere nel caso di una certa incidenza”, basterebbe cambiare l’attuale legge anti-covid o scriverne una nuova. 

In sostanza il governo potrebbe scrivere direttamente nelle leggi anti-covid i dettagli delle restrizioni invece di rimandare agli accordi con i land. Per l’ex governatore della Baviera sarebbe anche preferibile suggellare le decisioni con un voto parlamentare piuttosto che con l’ormai consueta conferenza con i land. Ma forse gli andrebbe ricordato che il Bundesrat è il parlamento delle regioni.

Intanto, finché non vedrà segnali concreti di un ravvedimento da parte dei primi ministri regionali “aperturisti”, Merkel non riconvocherà una riunione con loro per decidere come rimodulare le restrizioni: “sono contraria a una conferenza con i land in questi giorni”. La prossima è prevista per il 12 di aprile, ma la cancelliera ha lasciato capire che agirà prima, e in autonomia, se non ci sarà un’adesione più fedele dei land alle regole stabilite finora. Insomma, nel federalismo rigorosamente adottato finora per governare la pandemia, qualcosa sembra essersi inceppato.

Peraltro la sua velata minaccia di centralizzare i poteri per combattere la pandemia è un chiaro schiaffo all’attuale presidente della Cdu, Armin Laschet. E danneggia indubbiamente la sua corsa per la candidatura alla cancelleria. Il governatore del Nordreno-Westfalia è uno dei tre - gli altri sono il primo ministro di Berlino e quello della Saar - a non avere immediatamante applicato regole più severe quando l’incidenza ogni 100mila abitanti negli ultimi sette giorni ha superato la soglia d’allarme di 100 infetti. Non a caso Markus Soeder, governatore della Baviera e rivale di Laschet nella corsa al dopo-Merkel, ha immediatamente dato ragione alla cancelliera. Il leader della Csu è sin dall’inizio della pandemia tra i governatori più severi nell’applicazione delle restrizioni anti-covid. E ai Tagesthemen il leader della Csu ha detto di non avere nulla in contrario a una maggiore centralizzazione dei poteri a scapito dei land. Un’altra stoccata a Laschet.

Quelli degli ‘aperturisti’ sono tentennamenti imperdonabili, per la cancelliera, che avverte da tempo che la Germania è ormai travolta dalla terza ondata della pandemia e che tre quarti degli infetti sono ormai contagiati con la variante britannica, “più contagiosa e mortale”, secondo Merkel. Anche i 100mila infetti al giorno sono uno scenario che la spaventa molto, ed è stato il presidente dell’Istituto Robert Koch, Lothar Wieler, a paventarlo, se non si agirà in fretta per spezzare la terza ondata. 

Laschet le avrebbe replicato nella riunione a porte chiuse dei vertici della Cdu di lunedì mattina, difendendo la sua scelta di consentire ai negozi di restare aperti, previa prenotazione e un tampone negativo da parte dei clienti. Ma la cancelliera non è affatto convinta che questo ammorbidimento delle restrizioni, pur con tutte le cautele, possa scongiurare un nuovo picco di infetti.