PARIGI - E' la scuola dell'élite fondata nel dopoguerra (1945) da De Gaulle ma anche, fatto meno noto, dai comunisti. L'École Nationale d'Administration, chiamata da tutti l'Ena, sarà abolita. Lo ha confermato Emmanuel Macron, dopo che l'aveva già promesso due anni fa, sull'onda della protesta dei gilet gialli, il movimento che aveva messo sotto accusa l'establishment parigino. La crisi del Covid ha dato il colpo fatale agli énarques, come vengono chiamati gli alti funzionari che escono dall'esclusiva scuola. Le lentezze dello Stato nella risposta all'emergenza hanno rilanciato la polemica sull'inadeguatezza di una "casta" sconnessa dalla realtà, arroccata nei propri privilegi.
Dall'Ena sono usciti quattro degli ultimi sei presidenti della Repubblica, fra cui lo stesso Macron che appare all'ingresso della sede a Strasburgo, in mezzo alla foto di gruppo della "Promotion 2004". Ed è un vivaio anche per i manager del settore privato. Oggi per esempio vengono dall'Ena i capi del gruppo di telecomunicazioni Orange, della banca Société Generale e della catena di supermercati Carrefour. La scuola, che ha per missione di insegnare a servire lo Stato, dovrà ora scomparire, almeno sotto l'antico nome, per diventare una scuola di pubblica amministrazione più aperta sul mondo esterno, e a studenti provenienti da classi povere e modeste. Un altro dei rimproveri che pesavano sull'Ena - percorso post laurea che dura una ventina di mesi - era infatti di riprodurre una segregazione sociale, cooptando di fatto persone degli ambienti più privilegiati della società francese. Solo il 4,5% degli alunni dell'Ena viene da una famiglia di operai. E' vero anche che c'è una nutrita quota di figli di insegnanti che non per forza sono benestanti ma godono di particolare attenzione nei loro studi.
Ora Macron fa sul serio. Ha deciso di annunciare l'addio all'Ena nel corso di una videoconferenza a cui partecipavano seicento alti funzionari dello Stato. Il leader vuole introdurre cambiare i criteri della selezione finale e l'automatismo verso i Grands Corps de l'État, le istituzioni più importanti come la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato e l'Ispezione generale delle Finanze. Uscendo dall'Ena, i diplomati avevano direttamente accesso a questi organi dello Stato, in base alla graduatoria, godendo di fatto di una sorta di rendita a vita. L'obiettivo del leader francese è invece fare in modo che gli alti funzionari debbano fare più esperienza nel settore privato e superare passaggi intermedi tra Prefetture, diplomazia, rettorati, direzioni di grandi enti. Non mancano voci che dissentono. "E' una mossa populista e demagogica che non risolverà tutti i problemi dello Stato francese" commenta Daniel Keller, presidente dell'associazione degli ex alunni dell'Ena. L'obiettivo, ha risposto la ministra della Trasformazione e della funzione pubblica, Amélie de Montchalin, è "offrire ai francesi un servizio pubblico più vicino, efficiente, più trasparente e giusto". Vaste programme, come diceva De Gaulle.