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Amsterdam stanca del lockdown: i contagi non calano, ma il governo è pronto a riaprire (anche gli stadi)

(ansa)
Mascherine abbassate, difficoltà nel sottoporsi ai test, cari il triplo rispetto all'Italia. Tracciamento ridotto, misure restrittive che hanno favorito le proteste. Ultima quella delle sex worker, passate allo "smart working" illegale già costato la chiusura a due hotel. Ma il premier Mark Rutte valuta riaperture dal 20 aprile
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AMSTERDAM - C’è una ragazza in abiti da lavoro che vede la telecamera e si avvicina al giornalista, nonostante parli un’altra lingua: “Riprendimi, intervistami, per favore, voglio parlare”. Gli abiti “da lavoro” sono un vestitino succinto con cui normalmente avrebbe atteso visitatori in una delle centinaia di vetrine del De Wallen, il quartiere a luci rosse più noto d’Europa. Nella città che ha celebrato la prostituzione anche con una statua, la prostituzione legale è vietata. Soltanto l’ultimo dei paradossi di Amsterdam. Dall’aeroporto alla stazione centrale è difficile accorgersene. Ma basta uscire e calpestare il selciato delineato dai canali che pare di essere tornati indietro di 14 mesi. Sulle bici, tra i pedoni, la mascherina è un oggetto dimenticato: chi la porta la ha calata al collo, e sono mosche bianche.

I numeri dei contagi dicono che il virus c’è, circola e uccide: oltre 17 mila morti su una popolazione di 17 milioni, un indice di contagio tenuto altissimo da 8 mila contagi giornalieri, circa la metà rispetto all’Italia che ha però oltre il triplo degli abitanti dei Paesi Bassi. Quello che è completamente assente è la percezione. Non solo della gente, che si raduna nelle piazze senza protezioni al volto. Le misure di contenimento e tracciamento del virus sono quasi azzerate, sottoporsi a un tampone pare un privilegio di pochi (solo 70 mila al giorno). “Io? Mai fatto un test Covid, non conosco quasi nessuno che lo abbia fatto”, ci dice sorridendo e forse sorpreso della domanda l’albergatore.

Il modo più sicuro per essere testati è in aeroporto, su appuntamento registrando la tessera sanitaria, ma solo per chi può esibire una carta d’imbarco. Per un cittadino che non abbia intenzione di partire è una gincana. Un test antigenico, il cosiddetto tampone rapido, non è introvabile, ma ha tempi spesso superiori alle 10 ore, non certo i 15 minuti canonici. E c’è chi pretende pagamenti esclusivamente tramite Paypal o con i sistemi di Instant payment dallo smartphone. Ma anche i prezzi non scherzano, circa il triplo rispetto al nostro Paese: il test rapido parte da 59,95 euro, un molecolare da non meno di 90 e può arrivare anche a 150 euro. Con sovraprezzo per chi necessita di certificato di viaggio.

Difficoltà che si ripercuotono sulle condizioni generali. Le strade sono affrescate da una costellazione di saracinesche abbassate. Ristoranti e bar chiusi, con le solite eccezioni di McDonalds e hamburgherie. È passato meno di un mese dalla manifestazione anti lockdown sedata con manganelli e idranti all’Aia, dove risiede la famiglia reale. Giovedì su alcuni palazzi del centro si potevano leggere gli striscioni di protesta delle sex workers, passate da attrazione turistica (e contribuenti a tutti gli effetti) a reiette dopo il divieto del governo alla prostituzione. Delle vetrine restano solo tendine rosse tirate e annunci per affittare gli spazi, ormai rimasti deserti. L’effetto è che molte si sono attrezzate per continuare illegalmente l’attività in smart working. Da casa o in hotel: due alberghi di Amsterdam un paio di settimane fa sono stati chiusi proprio per essere stati individuati come luoghi in cui avvenivano gli incontri proibiti. E spesso, per evitare sanzioni pesanti sono proprio gli hotel a denunciare situazioni sospette.

Fino a oggi il Covid ha permesso agli olandesi di riappropriarsi di spazi invasi dal turismo di massa, quello che aveva fatto impazzire i prezzi delle abitazioni e molestava i residenti con schiamazzi e maleducazione, quando non vera e propria delinquenza. Domenica il primo ministro Mark Rutte dovrà decidere sull’allentamento di alcune misure: già da fine marzo il coprifuoco delle 21 è stato posticipato alle 22. Ora si valuta di riaprire dal 21 aprile negozi e magari anche gli stadi a piccole quantità di tifosi, tra i 2 e i 7 mila. Eppure i casi restano sostanzialmente stabili nonostante i tamponi siano diminuiti del 10% rispetto alla scorsa settimana. Un allarme che, a girare per Amsterdam, sembra il frutto della fantasia di qualche visionario. Appunto: sembra.