AMSTERDAM - C’è una ragazza in abiti da lavoro che vede la telecamera e si avvicina al giornalista, nonostante parli un’altra lingua: “Riprendimi, intervistami, per favore, voglio parlare”. Gli abiti “da lavoro” sono un vestitino succinto con cui normalmente avrebbe atteso visitatori in una delle centinaia di vetrine del De Wallen, il quartiere a luci rosse più noto d’Europa. Nella città che ha celebrato la prostituzione anche con una statua, la prostituzione legale è vietata. Soltanto l’ultimo dei paradossi di Amsterdam. Dall’aeroporto alla stazione centrale è difficile accorgersene. Ma basta uscire e calpestare il selciato delineato dai canali che pare di essere tornati indietro di 14 mesi. Sulle bici, tra i pedoni, la mascherina è un oggetto dimenticato: chi la porta la ha calata al collo, e sono mosche bianche.
I numeri dei contagi dicono che il virus c’è, circola e uccide: oltre 17 mila morti su una popolazione di 17 milioni, un indice di contagio tenuto altissimo da 8 mila contagi giornalieri, circa la metà rispetto all’Italia che ha però oltre il triplo degli abitanti dei Paesi Bassi. Quello che è completamente assente è la percezione. Non solo della gente, che si raduna nelle piazze senza protezioni al volto. Le misure di contenimento e tracciamento del virus sono quasi azzerate, sottoporsi a un tampone pare un privilegio di pochi (solo 70 mila al giorno). “Io? Mai fatto un test Covid, non conosco quasi nessuno che lo abbia fatto”, ci dice sorridendo e forse sorpreso della domanda l’albergatore.
Il modo più sicuro per essere testati è in aeroporto, su appuntamento registrando la tessera sanitaria, ma solo per chi può esibire una carta d’imbarco. Per un cittadino che non abbia intenzione di partire è una gincana. Un test antigenico, il cosiddetto tampone rapido, non è introvabile, ma ha tempi spesso superiori alle 10 ore, non certo i 15 minuti canonici. E c’è chi pretende pagamenti esclusivamente tramite Paypal o con i sistemi di Instant payment dallo smartphone. Ma anche i prezzi non scherzano, circa il triplo rispetto al nostro Paese: il test rapido parte da 59,95 euro, un molecolare da non meno di 90 e può arrivare anche a 150 euro. Con sovraprezzo per chi necessita di certificato di viaggio.
Difficoltà che si ripercuotono sulle condizioni generali. Le strade sono affrescate da una costellazione di saracinesche abbassate. Ristoranti e bar chiusi, con le solite eccezioni di McDonalds e hamburgherie. È passato meno di un mese dalla manifestazione anti lockdown sedata con manganelli e idranti all’Aia, dove risiede la famiglia reale. Giovedì su alcuni palazzi del centro si potevano leggere gli striscioni di protesta delle sex workers, passate da attrazione turistica (e contribuenti a tutti gli effetti) a reiette dopo il divieto del governo alla prostituzione. Delle vetrine restano solo tendine rosse tirate e annunci per affittare gli spazi, ormai rimasti deserti. L’effetto è che molte si sono attrezzate per continuare illegalmente l’attività in smart working. Da casa o in hotel: due alberghi di Amsterdam un paio di settimane fa sono stati chiusi proprio per essere stati individuati come luoghi in cui avvenivano gli incontri proibiti. E spesso, per evitare sanzioni pesanti sono proprio gli hotel a denunciare situazioni sospette.
Fino a oggi il Covid ha permesso agli olandesi di riappropriarsi di spazi invasi dal turismo di massa, quello che aveva fatto impazzire i prezzi delle abitazioni e molestava i residenti con schiamazzi e maleducazione, quando non vera e propria delinquenza. Domenica il primo ministro Mark Rutte dovrà decidere sull’allentamento di alcune misure: già da fine marzo il coprifuoco delle 21 è stato posticipato alle 22. Ora si valuta di riaprire dal 21 aprile negozi e magari anche gli stadi a piccole quantità di tifosi, tra i 2 e i 7 mila. Eppure i casi restano sostanzialmente stabili nonostante i tamponi siano diminuiti del 10% rispetto alla scorsa settimana. Un allarme che, a girare per Amsterdam, sembra il frutto della fantasia di qualche visionario. Appunto: sembra.