Esteri

Michel cerca von der Leyen, ma lei non risponde: il "sofa-gate" scuote i vertici dell'Europa

La foto del 6 aprile relativa all'incontro ad Ankara tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Charles Michel. Mentre Erdogan e Michel si sono accomodati una sedia, von der Leyen si è dovuta sedere - come il ministro degli Esteri turco Mesut Cavusoglu  - su un divano perchè il cerimoniale aveva previsto solo due sedie (ansa)
La presidente della Commissione Ue e quello del Consiglio saranno chiamati a riferire al Parlamento dopo lo sgarbo di Erdogan, che non aveva preparato una poltrona per la leader. A Bruxelles crescono le pressioni sull'ex premier belga perchè si dimetta
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Bruxelles. Il silenzio glaciale di Ursula von der Leyen. Almeno secondo quanto ricostruito dall'Ansa, per la quale la presidente della Commissione europea non ha ancora parlato a Charles Michel, il chairman del Consiglio europeo, dopo il "sofagate" di martedì. L'ex premier belga è finito nel mirino per non avere reagito, per non essersi alzato, quando la tedesca è rimasta in piedi, senza sedia, al vertice con Recep Tayyip Erdogan. Costretta poi ad accomodarsi sul divanetto beige ad almeno tre metri di distanza dai due uomini. Per il momento, emerge nella capitale dell'Unione, tra i due non sono previste telefonate. Tuttavia lo stesso Michel, intervistato ieri sera dalla tv belga Ln, aveva detto di aver provato a raggiungere von der Leyen al telefono e che pensava di riuscire a parlarci in serata. Peccato che la tedesca per ora sembri non avere intenzione di rispondergli.

 

Non è solo von der Leyen a essere gelida verso il collega, ma anche buona parte dell'establishment europeo. A Bruxelles ci si chiede se la mancata reazione di Michel di fronte all'imbarazzante scena delle due sedie sia da spiegare con una scarsa prontezza di riflessi o con a una scelta precisa. D'altra parte è stato il protocollo di Michel a preparare la visita ad Ankara e lo stesso belga ha ammesso che i suoi erano stati informati della disposizione dei posti durante la riunione, ma di non aver capito che erano così distanti. I turchi, dal canto loro, hanno fatto sapere che sono stati gli europei, dunque lo staff del presidente del Consiglio europeo, a chiedere di sistemare in quel modo i posti. Non è chiaro se Michel ne fosse al corrente, ma resta impressa la scena in cui si siede, apre la giacca, accavalla le gambe e non interviene quando von der Leyen, imbarazzata, resta in piedi, senza posto. Una situazione che certo non ha fatto dispiacere a Erdogan, che ha sfruttato l'occasione per dare sfoggio di machismo diplomatico.

 

 

Intanto il Parlamento europeo si prepara ad ascoltare Michel e von der Leyen alla plenaria di fine mese. Per il belga l'intervento in aula non sarà facile: si preannuncia un clima di ostilità nei suoi confronti. Su iniziativa del democratico Massimiliano Smeriglio, 22 europarlamentari dei Socialisti e democratici, il secondo gruppo a Strasburgo dopo il Ppe, hanno firmato una lettera in cui chiedono le dimissioni del belga. Il fronte potrebbe allargarsi. Le eurodeputate del Pd Alessandra Moretti e Patrizia Toia hanno invece chiesto alla capogruppo di S&D, Iratxe Garcia Perez, di "stigmatizzare il comportamento di Michel con un atto formale". Quanto meno con una "censura".

 

 

Al momento nonostante lo scontento di tutta Europa per l'atteggiamento di Michel - che ieri ha dovuto ammettere l'errore per placare gli animi - appare difficile che il belga possa essere spinto alle dimissioni. Aprirebbero una crisi istituzionale in Europa e regalerebbero a Erdogan - che ha già incassato l'umiliazione di von der Leyen che era ad Ankara anche per sollevare il tema dell'addio della Turchia alla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne - la soddisfazione di far cadere il presidente del Consiglio europeo con una sedia. Tuttavia la conferma di Michel al termine del suo mandato, tra 13 mesi, oggi appare tutt'altro che scontata.