Esteri

Coronavirus, Israele va verso l'immunità di gregge

(reuters)
Il 70% della popolazione è guarita dal Covid o è immunizzato, essendo trascorsa una settimana dalla somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer
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TEL AVIV – Israele verso l’immunità di gregge? E’ quanto sostengono alcuni esperti israeliani negli ultimi giorni, considerato che il 70% della popolazione (9,2 milioni di abitanti) è guarita dal Covid o è immunizzato, essendo trascorsa una settimana dalla somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer, l’unico utilizzato nel Paese.

La prima a parlare di possibile raggiungimento dell’immunità di gregge è stata la settimana scorsa la professoressa Gili Regev-Yochai, direttrice dell’Unità di prevenzione delle infezioni dell’Ospedale Sheba, sostenendo che il Paese “ha superato la fase acuta del Coronavirus”. Oggi a farle eco è il professore Eran Segal, biologo computazionale del Weizmann Institute, che ha affermato al Channel 12 che “Israele sembra aver raggiunto una sorta di immunità di gregge e può quindi rallentare ulteriormente le restrizioni”. Considerati i dati incoraggianti – solamente 100 nuovi contagi nella giornata di ieri, un calo del 97% dei casi da metà gennaio – l’aspettativa è che a breve verrà eliminato l’obbligo di indossare la mascherina, quantomeno all’aria aperta.

Ciò che rende gli esperti particolarmente ottimisti è che il calo dei contagi, delle ospedalizzazioni e dei decessi non si è arrestato nonostante Israele da marzo abbia riaperto gradualmente tutti i settori dell’economia. Palestre, hotel, ristoranti, stadi, centri culturali, discoteche sono tornati a essere operativi secondo i criteri del “pass verde” che limita l’ingresso negli ambienti chiusi solo a vaccinati o guariti. Alcuni esercizi offrono la possibilità di presentare un tampone rapido negativo, anche per ovviare alle restrizioni cui incorrono i bambini sotto i 16 anni, che non possono accedere all’inoculazione. La Pasqua ebraica è stata festeggiata tra le famiglie allargate senza che ciò abbia portato all’aumento dell’indice di contagio R, o di nessun altro indicatore della diffusione del virus.

Secondo altri esperti, come il professor Nadav Davidovitch, presidente dell'Associazione dei Medici della sanità pubblica e membro del comitato tecnico scientifico che coadiuva il governo, non è corretto parlare ancora di “immunità di gregge” nel momento in cui si rileva ancora un centinaio di casi al giorno. “Finché i bambini e gli abitanti dell'Autorità Palestinese non saranno vaccinati, non saremo realmente in grado di raggiungere l'immunità di gregge”, ha detto al sito di informazione N12.

I bambini sotto i 16 anni costituiscono il 25% della popolazione israeliana. Oltre 700 bambini tra i 12 e i 15 anni hanno già ricevuto il vaccino: si tratta di casi con malattie pregresse, che ricevono un’autorizzazione ad hoc. La conclusione positiva dei test clinici su questa fascia di età annunciata da Pfizer nelle scorse settimane, ha portato alcuni esperti israeliani ad affermare che il Paese potrebbe iniziare con la vaccinazione dei bambini già a maggio.

L’Autorità Palestinese ha iniziato la campagna vaccinale solo a febbraio e si trova invece molto indietro: su una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti tra Gaza e Cisgiordania, ha ricevuto finora 100 mila dosi dalla Cina, 100 mila dalla Russia, 60 mila dosi dagli Emirati Arabi Uniti e altre 60 miladosi da Covax, l’organizzazione mondiale che assiste i Paesi più poveri nell’approvvigionamento vaccinale. Israele ha vaccinato 110 mila lavoratori palestinesi pendolari che ogni giorno attraversano il confine per lavorare nelle città israeliane.