Elezioni in Ecuador, un banchiere come presidente. Lasso rallenta l'onda di sinistra in America Latina
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoLa destra vince in Ecuador e interrompe la lunga egemonia della sinistra al governo nel paese andino dal 2007. Il nuovo presidente è Giullermo Lasso, banchiere, conservatore, anti abortista, contrario alle unioni gay, ancorato agli ambienti religiosi.
L’Ecuador volta pagina dunque pagina e lo fa in modo radicale e inaspettato. Tutti i sondaggi indicavano il trionfo del candidato del fronte progressista Andrés Arauz, il delfino dell’ex presidente Rafael Correa rifugiato in Belgio dopo una condanna definitiva per corruzione. Aveva prevalso al primo turno e distaccava di 12 punti il suo avversario. Ma al ballottaggio di domenica i pronostici si sono ribaltati. Con il 98,4 per cento delle schede scrutinate, Lasso ottiene il 52,5 per cento dei consensi mentre Arauz si ferma al 47,5.
La destra vince in Ecuador e interrompe la lunga egemonia della sinistra al governo nel paese andino dal 2007. Il nuovo presidente è Giullermo Lasso, banchiere, conservatore, anti abortista, contrario alle unioni gay, ancorato agli ambienti religiosi.
L’Ecuador volta pagina dunque pagina e lo fa in modo radicale e inaspettato. Tutti i sondaggi indicavano il trionfo del candidato del fronte progressista Andrés Arauz, il delfino dell’ex presidente Rafael Correa rifugiato in Belgio dopo una condanna definitiva per corruzione. Aveva prevalso al primo turno e distaccava di 12 punti il suo avversario. Ma al ballottaggio di domenica i pronostici si sono ribaltati. Con il 98,4 per cento delle schede scrutinate, Lasso ottiene il 52,5 per cento dei consensi mentre Arauz si ferma al 47,5.
La sua vittoria non è solo un durissimo colpo per Correa che aveva puntato tutto sul suo uomo per lasciare l’esilio garantito dalla moglie belga e rientrare in patria per tuffarsi di nuovo nell’arena politica. Ha un forte impatto sulla regione e interrompe il nuovo corso politico che vede la sinistra tornare al potere dopo cinque anni di assenza, con l’affermazione di Alberto Fernández in Argentina e di Luis Arce, del Mas di Morales, in Bolivia.
“Il prossimo 24 maggio raccoglieremo con responsabilità la sfida di cambiare l’Ecuador”, ha promesso Lasso davanti a una folla entusiasta. Ha chiamato alla riconciliazione ma ha anche avvertito il movimento femminista, sempre più attivo nel paese, che non cederà sui valori che considera fondamentali. “Mi rivolgo alle giovani donne incinte. Con mia moglie le proteggeremo in modo che continuino a studiare nelle scuole e nelle università”. Poi ha alzato lo sguardo e le braccia al cielo e si è rivolto a Dio: “Ringrazio Dio per tutte le benedizioni che mi ha concesso nel corso della vita. Chiedo a Dio che ci dia la pazienza e la certezza per ottenere la felicità degli ecuadoriani”. Infine ha urlato ai suoi sostenitori: “Che Dio protegga l’Ecuador”.
Il banchiere ha tratto vantaggio dallo scontro tra favorevoli e contrari a Correa, la figura ingombrante che ha dominato, sebbene da lontano, la scena politica degli ultimi mesi. Ha ricordato le sue spinte autoritarie, la paura “a dissentire con il presidente”, ha invitato gli ecuadoriani “a esprimere le proprie opinioni in piena libertà”. Ha ricordato che a differenza dell’ex leader della sinistra, “non sono entrato in politica né per arricchirmi, né per perseguitare qualcuno”. Andrés Arauz ha riconosciuto la sconfitta ma non ha voluto chiamare il suo avversario per congratularsi. Parlando ai suoi sostenitori ha invitato il presidente eletto “a rispettare lo Stato di Diritto, evitando di criminalizzare chi segue valori diversi”.
A pesare sulla sconfitta del candidato progressista è stato il voto dei delusi della politica che al primo turno avevano puntato sul partito indigeno Pachakutik, guidato da Yaku Pérez e su Xavier Hervas, della Sinistra Democratica. Gli indigeni di Pérez saranno comunque determinanti in Parlamento. Rappresentano la seconda forza: hanno 27 seggi, quando quella di Lasso ne ha soli 12. Condizioneranno chi è chiamato a gestire la fine della pandemia e far ripartire l’Ecuador.