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Quale è il prezzo di un genocidio? Scontro tra Namibia e Germania sulle riparazioni

Herero in catene 
Tra il 1904 e il 1908 i soldati tedeschi massacrarono decine di migliaia di persone Herero e Nama, una colpa che Berlino ha già riconosciuto. Aperto il capitolo delle compensazioni
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Molti in Africa hanno gli occhi fissi sulla Namibia. Vogliono vedere come andrà a finire lo scontro per gli indennizzi dalla Germania: tra il 1904 e il 1908 - in risposta a rivolte contro i colonizzatori - soldati tedeschi massacrarono decine di migliaia di persone dei popoli Herero e Nama.

“Noi siamo pronti a pagare per quello che è avvenuto” dice  Ruprecht Polenz, l’inviato tedesco che si occupa di questa pratica. Però, aggiunge, “la Namibia non deve parlare di vendetta per il torto subito. Per noi è una questione morale e una responsabilità politica”.

Nel 1883 un commerciate tedesco comprò un a…

Molti in Africa hanno gli occhi fissi sulla Namibia. Vogliono vedere come andrà a finire lo scontro per gli indennizzi dalla Germania: tra il 1904 e il 1908 - in risposta a rivolte contro i colonizzatori - soldati tedeschi massacrarono decine di migliaia di persone dei popoli Herero e Nama.

“Noi siamo pronti a pagare per quello che è avvenuto” dice  Ruprecht Polenz, l’inviato tedesco che si occupa di questa pratica. Però, aggiunge, “la Namibia non deve parlare di vendetta per il torto subito. Per noi è una questione morale e una responsabilità politica”.

Nel 1883 un commerciate tedesco comprò un appezzamento lungo la costa e fondò la prima città tedesca in quella che ora si chiama Namibia - Nabim, ‘terra vasta’  in lingua Nama. Dal 1884 la Germania si appropriò di tutto. Gli Herero e i Nama, due popolazione che cercarono di opporsi, vennero decimati, spinti verso il deserto dove molti morirono di stenti e fame. Altri furono messi in campi di prigionia e usati come schiavi. Tra i 65.000 e gli 80.000 mila Herero e tra i 10.000 e 20.000 Nama morirono in un vero e proprio genocidio. 

A Swakopmund, località tra lo più ambite dai turisti vicino alle spiagge dove i surfisti gareggiano, ci sono 703 tombe: sono quelle degli Herero e Nama, scoperte con un lavoro certosino. “Per me, e molti come me, restituire dignità ai caduti è importante, bisogna rispettarli come si deve”, dice Laidlaw Peringanda, presidente dell’Associazione dei caduti della Namibia. "Oggi gli Herero e i Nama sono stipati in un’area che i Comuni hanno dato loro, per il 40% in baracche, i cosiddetti ‘insediamenti informali’ come si usa dire oggi con una termine anodino", dice Peringanda.  Swakopmund dà l’idea di quel che si vede da tutte le altri parti: tuguri fatti di assi e lamiere a due passi dalla sabbia del Oceano dove non c’è acqua, fogna e servizi, e in città si respira aria tedesca, con colore pastello e casette dipinte. “La Germania deve restituire quel che ha preso”.


La popolazione tedesco-namibiana controlla il 70% della terra. Il negoziatore del governo, Zad Ngavirue, da Windhoek, nota che “i tedeschi un accordo per aiutarci nella ricostituzione della nostra società anche a distanza di più di un secolo sono pronti a darlo”. Ma non basta: “Devono porre rimedio per la terra sottratta” e a sei anni dalle scuse loro non hanno fatto niente. Un gruppo namibiano ha intentato causa alla Germania in un tribunale americano ma ha perso. E qualcuno sottovoce dice che i due governi stanno trattando dietro le quinte, per ragioni che non riguardano agli Herero e ai Nama. Ci sono anche storici che sposano la versione che non ci fu genocidio perché anche gli Herero hanno ucciso tedeschi, come dice Andreas Vogt puntando a quel che è avvenuto del 1904, quando gli Herero ammazzarono 120 tedeschi, ma furono sconfitti della battaglia di Waterberg, nel nord del paese.

“La politica è l’arte del possibile”, dice Ngavirue, con un adagio un poco stantio e Swakopmund racconta il contrario. Tra i discendenti dei tedeschi che usavano gli schiavi e noi non c’è dialogo. Peringanda dice che “i giovani sono stufi, vogliono prendere la terra con la forza. Forse il governo tedesco dovrebbe pensarci un po’”.