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Il maestro contro l'erede designata, in Perù la presidenza diventa una partita a due

Pedro Castillo, maestro elementare che va verso il ballottaggio in Perù (ansa)
Al primo turno delle elezioni sono in testa l'insegnante Pedro Castillo Terrones e Kejko Fujimori, figlia dell'ex leader Alberto
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Inaspettato e quasi sconosciuto, spunta un nuovo potenziale presidente del Perú. Si chiama Pedro Castillo Terrones, ha 51 anni e di mestiere fa il maestro elementare. Ha raccolto finora il 18,1 per cento dei voti nella imprevedibile e affollata elezione di domenica dove 32,5 milioni di peruviani sono stati chiamati a eleggere l'uomo o la donna che guiderà il paese nei prossimi cinque anni.

Dirigente sindacale di Cajamarca, città arroccata sulle Ande del Nord, esponente della sinistra radicale, Terrones non era tra i favoriti nei sondaggi. Si attestava nel gruppo di coda dei 18 candidati ( ben 13 di destra, tre di centro e due di sinistra, tra cui una sola donna) che se la battevano con percentuali che a fatica superavano i 12 punti. 

 

Inaspettato e quasi sconosciuto, spunta un nuovo potenziale presidente del Perú. Si chiama Pedro Castillo Terrones, ha 51 anni e di mestiere fa il maestro elementare. Ha raccolto finora il 18,1 per cento dei voti nella imprevedibile e affollata elezione di domenica dove 32,5 milioni di peruviani sono stati chiamati a eleggere l'uomo o la donna che guiderà il paese nei prossimi cinque anni.

Dirigente sindacale di Cajamarca, città arroccata sulle Ande del Nord, esponente della sinistra radicale, Terrones non era tra i favoriti nei sondaggi. Si attestava nel gruppo di coda dei 18 candidati ( ben 13 di destra, tre di centro e due di sinistra, tra cui una sola donna) che se la battevano con percentuali che a fatica superavano i 12 punti. 

 

A votarlo sono stati gli elettori delle regioni periferiche, soprattutto del centro e del nord, a prevalenza contadina e commerciale, molti di origine indigena, cuore di quella classe media che la pandemia ha più colpito e reso di nuovo povere.

I grandi centri, soprattutto Lima che da sola ospita 8,5 milioni di abitanti, hanno invece disperso il loro voto su diversi candidati senza privilegiarne qualcuno in particolare. La dimostrazione di quanto sia diffusa la disaffezione verso la politica ufficiale e i partiti travolti da una serie continua di scandali per la corruzione che appare dilagante.

I favoriti, come l'imprenditore legato all'Opus Dei Rafael Lopez Aliaga, l'ex portiere della Nazionale e del Borussia Dortmund George Forsyth o la stessa Veronika Mendoza, storica esponente della sinistra, non sono riusciti a superare la soglia del 10 per cento.

Al secondo posto è invece apparsa Keiko Fujimori, figlia dell'ex presidente-dittatore Alberto, leader di Fuerza Popular, il partito che ha la maggioranza al Congresso. 

 

Lo scrutinio è in pieno svolgimento. Se la tendenza verrà confermata l'eterna candidata alla presidenza, già sconfitta tre volte, se la potrebbe vedere al ballottaggio con l'anonimo maestro che dal 1995 insegna in una piccola scuola elementare di Puña, nella provincia mineraria di Chota.

Su Keiko Fujimori pesa un processo per corruzione (è già stata in carcere preventivo) che potrebbe condannarla anche a 20 anni e il pessimo giudizio del 70 per cento dei peruviani che ha sempre detto di non volerla votare. È considerata la regista del sistema corruttivo e il suo coinvolgimento nella sterilizzazione forzata di migliaia di contadine e indigene spesso analfabete in una assurda campagna di controllo delle nascite ha finito per compromettere il suo progetto di modernizzazione del Paese.

Ma di fronte alla sorpresa di un potenziale presidente della sinistra radicale tornerebbero ad aleggiare gli orrori e i fantasmi di Sendero Luminoso, il decennio del terrorismo sanguinario. Facendo leva sull'incubo di "finire come il Venezuela di Chávez e Maduro", molti alla fine sceglierebbero Keiko. Il male minore. 

Tre presidenti estromessi l'anno scorso da una rivolta giovanile in due settimane hanno svuotato l'arena politica peruviana. Tutti chiedono una svolta, il rilancio dell'economia che ha perso 20 punti percentuali a causa del Covid, invocano l'uomo forte che sappia combattere la corruzione. Senza per questo cedere ai matrimoni gay, all'aborto, all'ondata di immigrati venezuelani che hanno invaso il paese.

Il maestro-sindacalista Terrones li racchiude tutti. Il riscatto delle periferie isolate e dimenticate dal centro, la fine della storica differenza sociale ed economica che ha sempre diviso i ricchi delle città dai poveri delle Ande e della giungla.