Afghanistan, l'ex viceministro della Difesa Tamim Asey: "Da Biden un tragico errore, rischiamo di finire come Siria e Libia"
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoA Kabul è ora di pranzo. La tv trasmette le immagini della conferenza stampa del segretario di Stato americano Anthony Blinken mentre conferma la decisione di ritirare le truppe Usa dall’Afghanistan entro il prossimo 11 settembre. Sono passati 20 anni, la guerra ha lasciato sul terreno 150mila morti, più di 40mila dei quali civili, ma i talebani sono più forti che mai. “Quello di Biden è un tragico errore, l’Afganistan ora rischia di precipitare in una guerra civile sanguinosa come le abbiamo viste in Libia e in Siria”, dice con amarezza Tamim Asey che questa guerra l’ha combattuta con i suoi mezzi: il dialogo, lo studio. Ex viceministro della Difesa, consulente del governo afgano, oggi dirige l’Institute of War and Peace Studies di Kabul.
A Kabul è ora di pranzo. La tv trasmette le immagini della conferenza stampa del segretario di Stato americano Anthony Blinken mentre conferma la decisione di ritirare le truppe Usa dall’Afghanistan entro il prossimo 11 settembre. Sono passati 20 anni, la guerra ha lasciato sul terreno 150mila morti, più di 40mila dei quali civili, ma i talebani sono più forti che mai. “Quello di Biden è un tragico errore, l’Afganistan ora rischia di precipitare in una guerra civile sanguinosa come le abbiamo viste in Libia e in Siria”, dice con amarezza Tamim Asey che questa guerra l’ha combattuta con i suoi mezzi: il dialogo, lo studio. Ex viceministro della Difesa, consulente del governo afgano, oggi dirige l’Institute of War and Peace Studies di Kabul.
Dopo 20 anni, l’America lascia l’Afghanistan. Cosa significa per il suo Paese?
"L’annuncio del ritiro entro l’11 settembre è un gesto simbolico ma è un gesto simbolico tragico perché gli Stati Uniti vanno via lasciando l’Afganistan a un futuro incerto. Siamo a un bivio: possiamo andare verso la pace attraverso un processo politico o precipitare in una guerra civile sanguinosa come in Libia e in Siria. Ascoltavo Blinken poco fa alla tv, diceva che gli Stati Uniti hanno raggiunto i loro obiettivi in Afghanistan e per questo si ritirano. Mi sembra un oblio storico, gli Stati Uniti stanno ripetendo lo stesso errore del 1990, quando i sovietici furono sconfitti e loro pensarono di aver raggiunto i loro obiettivi. Esattamente dieci anni dopo ci furono i tragici attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle".
Si può pensare però che l’America resti per sempre legata a un impegno militare in Afghanistan?
"I talebani sono più forti e arroganti oggi, sanno di poter prendere il potere, abbiamo letto tutti il rapporto del DNI (Direction of national intelligence, ndr) che conferma che non hanno mai interrotto i rapporti con al Qaeda. C’è un’alta probabilità che dopo il ritiro americano l’Afganistan diventi un paradiso sicuro per il terrorismo, ed è solo questione di tempo prima che attacchino di nuovo gli Stati Uniti".
Quali condizioni mancano per il ritiro?
"Gli Stati Uniti si ritireranno in 5 mesi senza alcuna condizione, questo significa due cose: che i talebani possono intensificare i loro attacchi e non devono necessariamente rispettare alcuna condizione degli accordi di Doha che furono raggiunti a febbraio. È stato un errore tragico da parte Usa non condizionare il ritiro alla situazione sul terreno".
Il presidente Biden l’ha spiegato: se adottassimo un approccio legato alle condizioni sul terreno sarebbe la premessa per una guerra infinita.
"Ma gli Stati Uniti hanno investito per 20 anni sulla guerra, è un investimento da cui non si può uscire con 5 mesi di colloqui di pace".
I talebani hanno già detto che non si siederanno al tavolo dei negoziati previsti per il 24 aprile fino a che tutte le truppe americane non saranno fuori dal Paese.
"Non c’è nessun processo di pace. C’è molto parlare di pace, ma nel momento in cui parliamo ci sono combattimenti in oltre 20 province dell’Afghanistan. La violenza non si è ridotta.
Quale sarebbe un buon compresso tra le esigenze americane di ritiro e il bisogno di pace dell’Afghanistan?
"Mi spiace dirlo, ma gli Stati Uniti dovrebbero imparare da quello che i russi e gli iraniani stanno facendo in Siria: restare accanto ai propri alleati. Gli Stati Uniti hanno formato un’intera generazione in Afghanistan su valori come libertà, democrazia, diritti umani e all’improvviso la abbandonano lasciandola alla guerra".
Qual è il sentimento in queste ore a Kabul?
"Nessuno vuole truppe straniere qui, ma se gli Stati Uniti sono stati i primi azionisti della guerra possono essere anche i primi azionisti della pace".
Che strumenti ha il governo afgano per contenere la forza talebana?
"Il governo afgano è fragile, ma è la migliore alternativa che c’è. I talebani non hanno una visione di governo, sono solo un gruppo di insorgenza violenta".