Che cosa hanno fatto gli italiani in Afghanistan
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroIl 12 settembre del 2001, soltanto un giorno dopo gli attentati di Al Qaeda alle Torri gemelle di New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunì per una seduta decisiva. Tutti i paesi approvarono la risoluzione 1368, che nel preambolo riconosceva il diritto di “legittima difesa individuale e collettiva” degli Stati Uniti. Era il via libera dal punto di vista della legalità internazionale alle operazioni militari che George Bush e poi tutti gli altri presidenti americani hanno continuato a tenere in piedi in Afghanistan per 20 anni.
Sempre il 12 settembre a Bruxelles la Nato prese un’altra decisione, quella di attivare l’articolo 5 del trattato del Patto Atlantico secondo cui u…
Il 12 settembre del 2001, soltanto un giorno dopo gli attentati di Al Qaeda alle Torri gemelle di New York, il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunì per una seduta decisiva. Tutti i paesi approvarono la risoluzione 1368, che nel preambolo riconosceva il diritto di “legittima difesa individuale e collettiva” degli Stati Uniti. Era il via libera dal punto di vista della legalità internazionale alle operazioni militari che George Bush e poi tutti gli altri presidenti americani hanno continuato a tenere in piedi in Afghanistan per 20 anni.
Sempre il 12 settembre a Bruxelles la Nato prese un’altra decisione, quella di attivare l’articolo 5 del trattato del Patto Atlantico secondo cui un attacco armato contro un membro dell'Alleanza deve essere considerato come un attacco contro tutti i membri dell'Alleanza stessa. E quel passaggio portò gli americani a chiedere ai paesi alleati, quindi anche all’Italia, sostegno nella loro guerra al terrorismo in Afghanistan.
La guerra iniziò con una coalizione di Stati guidata dagli Usa che il 7 ottobre lanciò l’operazione Enduring Freedom. Iniziarono i bombardamenti sull’Afghanistan per colpire le cellule di che si erano organizzate in Afghanistan. In 2 mesi crollò il regime dei talebani che regnava sull’Afghanistan e che aveva accolto Al Qaeda e il suo capo Osama Bin Laden
Una “conferenza di Berlino” organizzata il 5 dicembre sotto il patrocinio dell'Onu portò alla creazione di un governo ad interim che doveva controllare il paese nei primi 6 mesi del 2002.
L'Italia partecipò alle operazioni militari dal 18 novembre 2001: a pochi giorni dalla decisione di sostenere gli Usa, il governo di Silvio Berlusconi affidò le operazioni militari inizialmente a un “Gruppo navale d'altura” guidato dalla portaerei Garibaldi. Gli aerei Sea Harrier della Marina ebbero compiti di sorveglianza, interdizione marittima e di monitoraggio di eventuali traffici illeciti e parteciparono indirettamente ai bombardamenti americani sulle basi di Al Qaeda in Afghanistan.
Più tardi l’Italia mise “boots on the ground”, scarponi sul terreno: dal 15 marzo al 15 settembre 2003 venne schierata la Task Force “Nibbio”, costituita dal circa 1.000 soldati dell'Esercito nella regione di Khowst, al confine tra Afghanistan e Pakistan. Il compito di quei militari era di impedire infiltrazioni di talebani e di terroristi. La task force Nibbio venne sostituita da altre formazioni, fino a che la partecipazione italiana alla missione di combattimento si concluse il 3 dicembre 2006.
L’Italia entrò con il suo contingente (che raggiunse anche le 3500 unità) nella forza “ISAF” (International Security Assistance Force) che inizialmente ebbe il compito di proteggere Kabul e poi poco alla volta si distribuì su quasi tutto il territorio afgano. La missione iniziò nel gennaio 2002 e all’inizio venne svolta da contingenti di 19 paesi sotto la guida inglese; dal 2003 la missione divenne in tutto e per tutto una operazione Nato.
Dall'11 agosto 2003, ISAF è guidata dalla NATO ed è la prima missione militare extraeuropea dell'Alleanza Atlantica.
Nella sua fase finale la missione Nato ha operato con una sede centrale a Kabul, e quattro sedi territoriali, a Mazar i Sharif, Herat, Kandahar e Jalalabad. All’Italia - inizialmente impegnata a Kabul - è stata assegnata la regione di Herat, al confine con l’Iran. La regione di Herat (a ovest del Paese) comprende le province di Badghis, Ghowr e Farah, oltre a quella omonima di Herat. Il contingente italiano è costituito da personale delle Forze armate, della Marina Militare, dell'Aeronautica Militare, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza.
Durante la missione ISAF hanno perso la vita cinquantadue componenti del contingente italiano, di cui 31 in seguito ad attentati o conflitti armati. Da ultimo, il 25 ottobre 2012, ha perso la vita l’alpino Tiziano Chierotti e sono rimasti feriti altri tre militari italiani, a seguito di uno scontro armato.
L’amministrazione guidata da Joe Biden ha ereditato un contingente ridotto a 2.500 unità, schierati nella missione “Resolute Support” che ha ricevuto il testimone dalla missione “Isaf”. Dopo gli Usa seguono la Germania, con circa 1.300 militari, l’Italia con 900 militari per lo più a Herat, nel “Train Advise Assist Command West” (Taac-W), dedicato alle attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle istituzioni e delle Forze di sicurezza locali concentrate nella regione ovest.
A fine gennaio il ministro della Difesa Lorenzo Guerini era stato in Afghanistan: “Dobbiamo decidere insieme cosa fare, come abbiamo sempre sostenuto, preservando la coesione tra gli alleati, indiscutibile centro di gravità della Nato in qualunque contesto ci veda coinvolti”.
Al momento il “TAACW” di Herat, l’unità multinazionale a guida italiana, è comandato dal generale di brigata Beniamino Vergori: la missione “Resolute Support” serve ad addestrare e sostenere le forze armate afgana, ma anche a “rinsaldare le istituzioni afgane nello svolgimento delle loro funzioni principali”. Nel settore Ovest l’Italia, per esempio, assicura la piena funzionalità dell’Aeroporto internazionale di Herat, fornisce consulenza e assistenza nel settore aeronautico e consente a personale dell’Afghan Civil Aviation Authority di formarsi nel settore dei servizi aeroportuali e della navigazione aerea.