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Marines in attesa dell'elicottero dopo un attacco al convoglio, a Trikh Nawar (afp)

Vecchi demoni e nuovi guerrieri

Nulla è più come prima, dicono, ma sempre più spesso si ha l'impressione che il mondo sia tornato al prima, ai tempi delle guerre di civiltà e di religione - Questo commento è uscito su Repubblica il 2 ottobre 2001
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Dicono: nulla sarà più come prima. E si ritorna, si riaffonda nel prima: le memorie, e i miti del passato dentro le tragedie e le follie del presente. La prima guerra mondiale del terzo millennio, come la chiamano, simile alle moderne favole giapponesi dei fumetti, samurai in uniformi antiche e avveniristiche, che si rincorrono nello spazio in una sfida spiegabile solo dalla sua rappresentazione grafica, fantastica e raffinata. Super guerrieri avveniristici e arcaici, teste di cuoio e kamikaze tornati a noi dal tempo dei giganti e dei demoni, o usciti come in retromarcia da un caotico futuro tecnico di autodistruzione.
 
Una sfida che si sposta in un baleno dalla Babele più moderna del mondo a una caverna dell'Afghanistan, da Condoleezza Rice simbolo della negritudine integrata al vecchio della montagna Osama Bin Laden, una guerra fatta di mille guerre, di mille età, le portaerei Usa schierate nel Golfo Persico come le triremi di Niarco e di Alessa…
Dicono: nulla sarà più come prima. E si ritorna, si riaffonda nel prima: le memorie, e i miti del passato dentro le tragedie e le follie del presente. La prima guerra mondiale del terzo millennio, come la chiamano, simile alle moderne favole giapponesi dei fumetti, samurai in uniformi antiche e avveniristiche, che si rincorrono nello spazio in una sfida spiegabile solo dalla sua rappresentazione grafica, fantastica e raffinata. Super guerrieri avveniristici e arcaici, teste di cuoio e kamikaze tornati a noi dal tempo dei giganti e dei demoni, o usciti come in retromarcia da un caotico futuro tecnico di autodistruzione.
 
Una sfida che si sposta in un baleno dalla Babele più moderna del mondo a una caverna dell'Afghanistan, da Condoleezza Rice simbolo della negritudine integrata al vecchio della montagna Osama Bin Laden, una guerra fatta di mille guerre, di mille età, le portaerei Usa schierate nel Golfo Persico come le triremi di Niarco e di Alessandro il macedone e gli attivisti della solidarietà mondiale, i nuovi missionari, arrestati per aver insidiato l'Islam con le loro Bibbie e i loro santini. La formidabile armata dell'Occidente e la giornalista inglese che si avventura in terra nemica non si sa se per fare uno scoop o per spionaggio. E attorno in tutto il mondo, in tutte le reti, una valanga di analisi, luoghi comuni, isterismi egocentrici di tutti quelli che vogliono dire la loro: ma cosa dire di vicende assurde inesplicabili come gli aerei sequestrati brandendo dei temperini da kamikaze votati alla morte ma che nei loro testamenti dicono di temere la morte? Due mondi inconciliabili ma uniti dalle reciproche crisi.
 
L'occidentale dei tecnocrati che si credono dio ma che non sanno governare il mondo, la sua economia, la sua ecologia, i suoi rapporti sociali; e quello degli islamici fondamentalisti o tradizionalisti che vorrebbero affidare il governo del mondo a un dio che non ha saputo farli uscire dalla miseria e dalla emarginazione. Dietro il conflitto spaziale, come nei fumetti giapponesi c'è lo sfasamento temporale, il non saper più in quale tempo viviamo, nel passato che ritorna mescolandosi al presente, nelle memorie dell'Occidente romano ellenico cristiano che non si capacita ancora di essere stato scacciato dalla quarta sponda del Mediterraneo dalle oscure tribù di Arabia e all'opposto il grande Islam della conquista umiliato dalla piccola tribù di Israele, il Davide che sconfigge Golia.
 
Tante memorie e tante sensazioni in questa prima guerra del terzo millennio. Anche il mito della Spektre, del super male che insidia il mondo civile, che lo vuole morto, che odia la modernità ma se ne è impadronito e la usa per attentati complessi e raffinati. E di rimando la spiegazione consolatoria del caso, l'impossibile che in casuali e misteriose circostanze diventa possibile, il sequestro Moro che a ripeterlo centomila volte fallirebbe e la tragedia di Manhattan dei quattro aerei civili sequestrati con i temperini che a spedirli altre centomila volte contro i grattacieli non ce la farebbero.
 
Non funziona neppure la soluzione semplicistica della civiltà inferiore che ricorre al terrorismo per sconfiggere la superiore. La civiltà "inferiore" dell'Islam non crede che l'uomo della civiltà laica possa governare il mondo, pensa che solo Dio possa farlo. Eppure questo suo Dio onnipotente e misericordioso non ha saputo liberarlo dalla miseria e dalle umiliazioni. Ma l'Occidente razionale questo mondo sa governarlo? Sa risolvere le follie della economia, dell'ambiente, dei rapporti sociali? L'Islam teocratico vuole sostituirsi allo Stato, alla politica, ma le chiese dell'Occidente non cercano da sempre di imporre la loro morale, la loro concezione del mondo?
 
Nulla è più come prima, dicono, ma sempre più spesso si ha l'impressione che il mondo sia tornato al prima, che riaffondi nel prima, ai tempi delle guerre di civiltà e di religione, all'Alessandro Magno che cercava di ellenizzare l'Oriente dei satrapi e dei maghi, del vecchio della montagna. Nulla più come prima? Ma lo scontro fra democrazia laica e assolutismo teocratico è presente da sempre in ogni parte del mondo, le caste burocratiche, dei guerrieri, dei mercanti sono ancora in conflitto nell'universo mondo con quella dei sacerdoti.
 
Dicono che questa non sia una guerra di civiltà, che tutto il grande caos faccia capo al terrorismo, inteso come manifestazione del demonio. Certo, è guerra fra due concezioni del mondo. Che si aggiunga anche la guerra per il petrolio o la anomalia del Davide israeliano ritornato nella terra promessa dopo i secoli della diaspora, non cambia che questa è una guerra fra due concezioni della vita. La definizione "giustizia infinita" è rientrata perché non era accettabile da alcuni paesi arabi, per i quali la giustizia è prerogativa di Dio e tocca a lui governarla.