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(ansa)

Myanmar, ora i militari fanno fuoco sui medici

I soldati hanno ripreso a sparare, stavolta contro i cortei in camice bianco di studenti delle università mediche e degli operatori sanitari che da settimane sono in sciopero contro la giunta militare tornata al potere col golpe del primo febbraio
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BANGKOK. In tutto il Myanmar buddhista si sta celebrando in questi giorni la festa del capodanno di Thingyan e per tradizione si dovrebbero rispettare gli Otto precetti della religione compresi quelli di non uccidere, rubare e dire bugie. Ma anche oggi, com’era avvenuto ieri e martedi con la morte di almeno tre civili a Myitnge e altre città nella regione di Mandalay, i soldati hanno ripreso a sparare, stavolta contro i cortei in camice bianco di studenti delle università mediche e degli operatori sanitari che da settimane sono in sciopero contro la giunta militare tornata al potere col golpe del primo febbraio.

E' successo nel centro di Mandalay che assieme a Yangon e al…

BANGKOK. In tutto il Myanmar buddhista si sta celebrando in questi giorni la festa del capodanno di Thingyan e per tradizione si dovrebbero rispettare gli Otto precetti della religione compresi quelli di non uccidere, rubare e dire bugie. Ma anche oggi, com’era avvenuto ieri e martedi con la morte di almeno tre civili a Myitnge e altre città nella regione di Mandalay, i soldati hanno ripreso a sparare, stavolta contro i cortei in camice bianco di studenti delle università mediche e degli operatori sanitari che da settimane sono in sciopero contro la giunta militare tornata al potere col golpe del primo febbraio.

E' successo nel centro di Mandalay che assieme a Yangon e all’antica capitale Mon di Bago - dove in un solo giorno sono morte 80 persone - ha lasciato il piu grave tributo di sangue durante le proteste contro la dittatura del movimento di disobbedienza civile o CDM, con oltre 700 vittime e migliaia di arresti da nord a sud.

Da tempo il settore sanitario risentiva pesantemente degli scioperi anti golpe cominciati proprio in alcuni ospedali e poi estesi ad altri settori e servizi pubblici, comprese banche e ministeri. L’esercito ha costretto la gran parte dei lavoratori ribelli a riprendere il loro posto e portato a termine rappresaglie e punizioni contro chi si rifiutava.

Ma a Mandalay il fuoco della rivolta, con medici e infermieri ancora in prima fila assieme a ferrovieri, traghettatori e cittadini, non si è mai spenta nonostante le decine di vittime, anzi continua più accesa proprio in loro nome. Quando le truppe sono arrivate correndo per disperdere i camici bianchi in corteo, senza alcun avvertimento hanno subito aperto il fuoco costringendoli a scappare nelle strade laterali e disperdersi, anche se molti sono finiti agli arresti. Non si hanno notizie ufficiali di vittime ma il media locale Khit Thit scrive che a non troppa distanza dalla strada dove sfilava il corteo in bianco un uomo è stato ucciso vicino al complesso di una moschea. “I soldati  sembravano cercare qualcuno", ha detto un residente che ha assistito ai colpi d’arma da fuoco sparati contro i manifestanti.  


Myanmar Now pubblica anche le foto di un meccanico di 28 anni, padre di un bambino di 5, colpito e ucciso mentre dormiva dentro una moschea di Maha Aungmyay township dove aveva passato la notte per le preghiere del Ramadan. Nel raid della polizia che ha ferito altri due fedeli sono stati anche arrestati dei bambini di 11 e 16 anni che a loro volta erano rimasti in moschea per la notte. 

Sono i fatti che hanno preceduto la discesa in corteo dei camici bianchi e le strade di Mandalay erano disseminate di insegne rotte e linee elettriche buttate giù proprio dalle forti piogge e dai venti della notte prima. A rendere ancora più tetro il clima cittadino per il secondo anno consecutivo – la prima volta fu all’inizio della pandemia - l’atteso Thingyan è stato sospeso per motivi di sicurezza e nessuno ha del resto voglia di celebrare, con il lutto dei martiri e una crisi economica che comincia a farsi sentire pesantemente tra larghe fasce di popolazione sia birmana che etnica.

Ma il CDM ha detto che sarà un “Thingyan rivoluzionario”, ovvero continueranno le manifestazioni contro i despoti guidati dal generale Min Aung Hlaing costi quel che costi. "Quest'anno contrassegneremo Thingyan solo con canti di rivolta", ha detto il poeta Kyaw Gy di Mandalay, molto amato e conosciuto tra i suoi concittadini. Ma l’ala creativa del movimento ha aggiunto comunque un tocco classico al tono della protesta, e molti dei manifestanti – comprese giovani ragazze vestite di bianco - portavano in corteo i tradizionali vasi di terracotta con le piante del buon auspicio, verniciati però con scritte e slogan pro-democrazia come “Non mollare mai!”, inviti a formare un governo di Unione nazionale e il suo nuovo Esercito federale, formato dai gruppi armati delle minoranze. 


Martedi scorso, già in piena festa, a Myitnge, Sintgaing e poi a Yakine nella stessa regione di Mandalay i militari avevano aperto il fuoco per due giorni consecutivi contro i dimostranti facendo almeno tre vittime. Ma ancora una volta, in spregio ai precetti buddhisti del nuovo anno, hanno perfino sequestrato – rubato - le donazioni fatte dalla gente comune ai lavoratori delle ferrovie in sciopero. Lo stesso è stato denunciato a Thazin, sobborgo di Myitnge dove i militari – dopo una sanguinosa sparatoria - avrebbero perquisito una moschea e portato via gli oboli dei fedeli destinati alle famiglie in difficoltà e senza salario durante questi mesi di proteste.


Nella stessa area i volontari che cercavano di soccorrere una delle tre vittime di ieri, un giovane colpito a Sintgaing, hanno avuto enormi difficoltà a raccogliere il suo corpo e quelli dei numerosi feriti per le minacce e le intimidazioni dei militari. Le persone disposte a rischiare la vita per questa opera umanitaria sono infatti sempre meno, a leggere i post sui social del movimento, messaggi sempre piu difficili da rendere pubblici per le restrizioni degli accessi a Internet.

 
Il programma del “Thingyan rivoluzionario”, cominciato con il “giorno del sangue” che ha visto colorate di vernice rossa molte strade in ricordo delle “stelle cadute” per l’ideale di un paese libero, vedrà’ domani un’altra giornata del silenzio nel loro ricordo e infine, sabato, le cerimonie di preghiera, anche queste dedicate a tutte le vittime tra le quali più di 40 bambini e minorenni.


Tra gli arresti di questi giorni di tragica festa spicca quello di Wai Moe Naing, un giovane e seguitissimo leader del movimento di fede musulmana, motore delle incessanti proteste nella sua città di Monywa nella regione di Sagaing. Lo hanno attaccato e sequestrato stamattina assieme a una compagna mentre guidava un corteo di moto sfilate in colonna con bandiere del CDM. Ma le celle delle prigioni del regime continuano ad affollarsi di molti altri ribelli noti - come attori e musicisti - e meno noti, tutti determinati a non cedere. Nell’incertezza sulle prossime mosse del movimento e i rischi di veder trasformato il Myanmar in una nuova Siria – come hanno ammonito funzionari delle Nazioni Unte - le reazioni della comunità internazionale sono state finora forti a parole e inefficaci nei fatti. “700 vittime in 70 giorni – diceva uno dei sarcastici cartelli issati dal CDM – Prenditi il tuo tempo Onu. Ne abbiamo ancora milioni rimasti”. 


E' in questo clima che il regime continua a contare sul sostegno di paesi alleati come la Cina e la Russia, mentre il capo dei golpisti si è spinto a difendere il colpo di Stato sostenendo che la giunta "non ha preso il potere”, ma solo “misure per rafforzare il sistema democratico multipartitico".