Myanmar, un governo ombra per contrastare i militari
di Raimondo Bultrini , di Raimondo BultriniBANGKOK - L'opposizione birmana dà vita a un governo ombra per contrastare le azioni dei militari protagonisti del colpo di Stato del primo febbraio. Ad annunciarlo via social network, il comitato di ex deputati e membri della Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd). L'esecutivo è definito "di unità nazionale" e comprende per la prima volta i rappresentanti dei principali partiti etnici e di uomini in stretto contatto con le ale militari dei diversi movimenti. La nascita di questo organismo che coordina le azioni dei ribelli pacifici e non, potrebbe avere significative ripercussioni sul terreno anche se non modificherà presto la situazione delle forze in campo.
L'esercito ha 500mila uomini ben inquadrati e s…
BANGKOK - L'opposizione birmana dà vita a un governo ombra per contrastare le azioni dei militari protagonisti del colpo di Stato del primo febbraio. Ad annunciarlo via social network, il comitato di ex deputati e membri della Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd). L'esecutivo è definito "di unità nazionale" e comprende per la prima volta i rappresentanti dei principali partiti etnici e di uomini in stretto contatto con le ale militari dei diversi movimenti. La nascita di questo organismo che coordina le azioni dei ribelli pacifici e non, potrebbe avere significative ripercussioni sul terreno anche se non modificherà presto la situazione delle forze in campo.
L'esercito ha 500mila uomini ben inquadrati e sta continuando a mantenere il pugno duro contro i manifestanti i quali non smettono di offrirsi ai proiettili dei fucili di precisione.
Presidente di questo governo virtuale è lo stesso di prima del golpe, U Win Myint. La lista prosegue con Aung San Suu Kyi in veste di Consigliere di stato e de facto capo dell'esecutivo: entrambi sono agli arresti con la prospettiva di parecchi anni di carcere. La novità comincia dal vicepresidente designato che stavolta è un etnico Kachin, Duwa Lashi La, già membro del Team di coordinamento politico in contatto con il Karen indipendence army.
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Da progenitori dell'antica genia dei Chin viene il ministro degli Interni dell'Unione, incarico assegnato nel precedente e nell'attuale governo a un militare. Si chiama Lian Hmong Sakong ed è un leader del Chin National front, che ha a sua volta un'ala militare. Anche uno dei vice ministri per interni e immigrazione, Khu Hte Bu, proviene dal KNPP, gruppo armato dell'etnia Karen. La sua terra è stata bombardata nelle settimane scorse dall'aviazione birmana per aver ospitato nelle aree "liberate" dello Stato migliaia di giovani scappati dalle città e qualche disertore dell'esercito.
Tra i ministri designati c'è anche dr. Sasa, al secolo Salai Maung Taing San, volto pubblico del CRPH come suo rappresentante all'Onu e uno dei principali interlocutori coi gruppi etnici.
Lo stesso governo a guida Lnd-Suu Kyi impedì in molti modi ai partiti etnici un'adeguata rappresentanza. Il nuovo corso della Lega per la democrazia a base multietnica e multireligiosa (molte minoranze sono cristiane e tra gli attivisti del movimento spiccano parecchi musulmani anche Rohingya) potrebbe riservare diverse sorprese, anche se a guidare il futuro governo viene indicata, per ora, la stessa Suu Kyi che difese i generali poi proptagonisti del golpe nel processo dell'Aja per crimini di guerra contro i Rohingya dell'Arakan.
Per ora nessuno può dire con certezza che lei sappia ciò che sta avvenendo nelle strade e nelle campagne del suo Paese, o se sia informata delle mosse dei colleghi scampati agli arresti.
Una ricostruzione della Reuters, che ha parlato con persone presenti a casa di Suu Kyi e negli uffici Lnd nei giorni precedenti il golpe del 1° febbraio, rivela che già il 28 gennaio l'allora Consigliera e ministro degli Esteri distrusse il suo cellulare per non lasciarlo in mano ai militari in caso di arresto. Era quasi certa di un golpe come conseguenza dell'ultimo incontro con il capo dei golpisti, il comandante dell'esercito Min Aung Haing.
La Lady rifiutò la richiesta di posticipare l'inaugurazione del nuovo Parlamento, dove la Lnd avrebbe occupato un vasto spazio. Il generale chiedeva per prima cosa un riconteggio dei voti, che erano frutto - secondo lui e il partito dei militari Usdp - di vasti brogli non provati. Durante i burrascosi colloqui iniziati gia' da diversi giorni, uno dei rappresentanti di Min Aung Hlaing si spinse a inveire contro i membri del governo civile. "Voi gente vi state spingendo troppo oltre, maleducati e insolenti", disse alla delegazione Lnd.
Anche fonti militari sostengono che l'esercito si è sentito insultato e dopo l'incontro con loro Kyaw Tint Swe, braccio destro di Suu Kyi, apparve tremendamente scosso. "Il governo civile non poteva fare nulla", ha detto all'agenzia stampa uno dei testimoni di quelle ore. "Non aveva forze armate, non aveva potere".
Il resto è storia nota. Quello stesso 1° febbraio la Lnd rilasciò una dichiarazione che portava la firma di Suu Kyi ma non il suo autografo. "Le azioni dei militari - diceva o le facevano dire - sono azioni per riportare il Paese sotto una dittatura". Quale che fosse l'autore, la linea della resistenza popolare e' stata delineata con questa frase e seguita finora.