Ciad: Idriss Déby, l'ex ribelle diventato il presidente-guerriero
di Pietro Del Re , di Pietro Del ReÈ morto da soldato, il presidente ciadiano Idriss Déby, difendendo il suo Paese. Al potere da trent'anni, e rieletto martedì scorso per il suo sesto mandato, Déby è deceduto per le ferite riportate questo weekend durante i combattimenti nella regione di Kanem, a Nord della capitale N'Djamena, nel corso di un'offensiva dei ribelli del Fronte per l'alternanza e la concordia in Ciad (Fact) lanciata l'11 aprile, il giorno in cui si è tenuta l'elezione presidenziale.
Il presidente-guerriero aveva 68 anni, ed era stato ribelle a sua volta, prima di conquistare il potere nel 1990 con il colpo di stato che rovesciò il dittatore Hissène Habré, condannato nel 2016 all'ergastolo per crimini contro l'umanità da un tribunale senegalese. Déby lo spodestò grazie all'aiuto della Francia, dove fu formato all'Ecole de guerre, e di cui è sempre rimasto un fedele a…
È morto da soldato, il presidente ciadiano Idriss Déby, difendendo il suo Paese. Al potere da trent'anni, e rieletto martedì scorso per il suo sesto mandato, Déby è deceduto per le ferite riportate questo weekend durante i combattimenti nella regione di Kanem, a Nord della capitale N'Djamena, nel corso di un'offensiva dei ribelli del Fronte per l'alternanza e la concordia in Ciad (Fact) lanciata l'11 aprile, il giorno in cui si è tenuta l'elezione presidenziale.
Il presidente-guerriero aveva 68 anni, ed era stato ribelle a sua volta, prima di conquistare il potere nel 1990 con il colpo di stato che rovesciò il dittatore Hissène Habré, condannato nel 2016 all'ergastolo per crimini contro l'umanità da un tribunale senegalese. Déby lo spodestò grazie all'aiuto della Francia, dove fu formato all'Ecole de guerre, e di cui è sempre rimasto un fedele alleato. Da allora, ha sempre governato da solo, aiutato soltanto dai militari della sua etnia, gli zaghawa.
E anche Déby è stato un autocrate, che ha imposto le sue scelte con metodi violenti, e che ha piazzato i suoi parenti più stretti ai posti chiave del Paese, ossia nell'esercito e negli apparati economici dello Stato. Nell'ottica tribale del suo governo, degli "altri" non si fidava, tanto che dal 1991 al 2018 ha nominato ben 17 primi ministri, per poi abolire questa carica, avocando a sé ogni forma di potere.
Human rights watch e altre attendibili ong l'hanno spesso accusato di aver calpesatato i diritti umani, come negli anni Novanta, quando la sua Guardia repubblicana e gli sgherri delle sua polizia politica furono accusato di uccisioni di massa tra le fila dell'opposizione.
Il suo regime si era recentemente ammorbidito, secondo i suoi detrattori soltanto per opportunismo politico. Infatti, se ai suoi pochi oppositori era stato restituito il diritto di esprimersi, gli agenti dei servizi sono sempre riusciti a impedire comizi o anche manifestazioni di piazza contro di lui, com'è stato il caso durante l'ultima campagna presidenziale.
Soltanto sei dei 13 candidati che si erano presentati sono stati finalmente ammessi al voto. Déby, promosso "maresciallo del Ciad" lo scorso agosto, è stato rieletto con il 79,32 % dei consensi, secondo i dati pronunciati ieri sera. La sua campagna era stata tutta centrata sullo slogan "pace e sicurezza", di cui si voleva l'artefice, in una regione africana però funestata dai jihadisti del Sahel e da Boko Haram attorno al lago Ciad.
Alti ufficiali avevano detto ieri che il maresciallo Déby aveva voluto recarsi di persona in prima linea per guidare lui stesso il suo esercito contro le fazioni ribelli. Il bollettino di guerra ha parlato di 300 ribelli e di cinque soldati lealisti uccisi. Uno di questi era il presidente Déby.