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La madre del vescovo colpito: "Magari qualcuno avrebbe preferito un dinka al suo posto. Chiedergli di tornare? Forse lì hanno più bisogno del mio Christian di noi"

Il religioso soccorso dopo l'attacco (ansa)
Parla la mamma del religioso ferito a colpi di armi da fuoco in Sud Sudan, nato a Schio, in Veneto, come la missionaria uccisa a bastonate in Perù. "Ci ha chiamati per tranquillizzarci dopo l'attacco"
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VICENZA. "Christian ci ha telefonato stamattina alle 7, ha voluto che sentissimo la sua voce, non voleva farci preoccupare troppo". Marcellina Leder, 63 anni, mamma di Christian Carlassare, aveva appena finito di sentire ai tg del mattino la tragedia della missionaria vicentina Nadia De Munari quando è arrivata la chiamata del figlio. "Mi hanno sparato, ma sto bene, sono stato colpito solo alle gambe", ha detto loro prima di iniziare la trafila prevista per il trasferimento in un ospedale a Nairobi, in Kenya. Per la seconda volta in meno di una settimana la violenza che può travolgere le missioni rimbalza in questo angolo della provincia di Vicenza. Di Schio era la povera Nadia, uccisa a bastonate nella sua camera. E nato a Schio è Christian, il più giovane vescovo del mondo.

 

VICENZA. "Christian ci ha telefonato stamattina alle 7, ha voluto che sentissimo la sua voce, non voleva farci preoccupare troppo". Marcellina Leder, 63 anni, mamma di Christian Carlassare, aveva appena finito di sentire ai tg del mattino la tragedia della missionaria vicentina Nadia De Munari quando è arrivata la chiamata del figlio. "Mi hanno sparato, ma sto bene, sono stato colpito solo alle gambe", ha detto loro prima di iniziare la trafila prevista per il trasferimento in un ospedale a Nairobi, in Kenya. Per la seconda volta in meno di una settimana la violenza che può travolgere le missioni rimbalza in questo angolo della provincia di Vicenza. Di Schio era la povera Nadia, uccisa a bastonate nella sua camera. E nato a Schio è Christian, il più giovane vescovo del mondo.

 


Marcellina Leder, cosa vi ha detto Christian?
"Ci ha raccontato come sono avvenuti i fatti. Quando ha subito l'agguato si trovava nella sua stanza. Hanno sparato sul chiavistello che teneva chiusa la porta, sono entrati in due o tre, tutti armati. Hanno fatto fuoco di nuovo mirando alle gambe, l'hanno picchiato e poi se ne sono andati".

Chi l'ha soccorso?
"Altri missionari sono accorsi dopo aver sentito il rumore degli spari. Poi è stato preso in carico dal Cuamm, per tutte le cure del caso. C'è stato bisogno di una trasfusione di sangue, per fortuna un medico aveva il suo stesso gruppo sanguigno". 

Vi siete dati una spiegazione? Quale può essere la ragione di un simile agguato?
"Proprio non riusciamo a spiegarcelo. Il popolo gli vuole bene, ha avuto una grande accoglienza. Ma magari c'è qualcuno a cui non è andata bene la sua nomina, magari avrebbero preferito un dinka (una tribù del Sudan del Sud). Queste sono solo supposizioni, ora ci sono gli inquirenti che stanno facendo indagini". 

Ha vissuto con apprensione questa sua scelta di fare il missionario in Africa?
"Christian è in quelle zone ormai da 16 anni e forse ero un po' troppo serena. C'è tanta violenza ma ho sempre pensato che non gli sarebbe potuto accadere nulla. Sono stata smentita". 


Come è nata questa predisposizione di suo figlio per la vita religiosa?
"Ha sempre manifestato una propensione per la fede, era una presenza assidua nella parrocchia di Piovene Rocchette (Vicenza), dove viviamo. Partecipava a tutte le attività e anche ai campiscuola. Ma si è reso conto della vocazione quando ha iniziato a frequentare i missionari comboniani. Poi si è affezionato molto alla figura di santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese che a Schio visse, operò e morì". 

La vostra è una famiglia molto religiosa?
"Io e mio marito Pier Antonio lo siamo entrambi, ma nella norma. Abbiamo altri due figli, Alberto e Paola. Christian è il fratello maggiore. Nella nostra famiglia c'era anche un mio zio, Massimiliano Spiller, che faceva il vescovo in Ecuador". 

Ora vostro figlio è il vescovo più giovane del mondo, nominato direttamente da Papa Francesco. Siete orgogliosi?
"Eravamo orgogliosi già prima quando era un semplice missionario. Questo è un riconoscimento ulteriore, certo".

Gli chiederete di ripensarci e di tornare in Italia?
"Non possiamo chiedergli di tornare. Se sarà lui a deciderlo ben venga ma non gli chiederemo nulla. Come genitori siamo al suo fianco, qualunque sia la sua scelta. Questa è la sua missione. Forse quella gente ha bisogno del mio Christian molto più di me".