Burgergate: la bufala della destra Usa (e dei media) contro il piano di Biden per il clima
di Raffaella Menichini , di Raffaella MenichiniDopo il "pizzagate" arriva il "burgergate", o possiamo chiamarlo "Biden Hamburglar" per come il nome del presidente è stato associato negli ultimi giorni al personaggio della catena McDonald's che è appunto un "ladro (burglar) di hamburger". Così come avvenne cinque anni fa per il fantomatico complotto di pedofili satanisti capeggiati da Hillary Clinton, che si sarebbe dipanato nei recessi di una pizzeria, anche questa volta centinaia di migliaia di persone sono state convinte che la storia fosse vera: "Il presidente Joe Biden vuole impedirci di mangiare più di un hamburger al mese!".
Peccato che Biden non abbia mai né progettato né tantomeno detto una cosa del genere. Eppure per giorni i media conservatori, capeggiati dalla Fox News orfana dei complottismi alla Donald Trump, hanno non solo diffuso la notizia in questi termini ma ci hanno montato su commenti, talk show, grafici, "vox …
Dopo il "pizzagate" arriva il "burgergate", o possiamo chiamarlo "Biden Hamburglar" per come il nome del presidente è stato associato negli ultimi giorni al personaggio della catena McDonald's che è appunto un "ladro (burglar) di hamburger". Così come avvenne cinque anni fa per il fantomatico complotto di pedofili satanisti capeggiati da Hillary Clinton, che si sarebbe dipanato nei recessi di una pizzeria, anche questa volta centinaia di migliaia di persone sono state convinte che la storia fosse vera: "Il presidente Joe Biden vuole impedirci di mangiare più di un hamburger al mese!".
Peccato che Biden non abbia mai né progettato né tantomeno detto una cosa del genere. Eppure per giorni i media conservatori, capeggiati dalla Fox News orfana dei complottismi alla Donald Trump, hanno non solo diffuso la notizia in questi termini ma ci hanno montato su commenti, talk show, grafici, "vox populi" per strada. La campagna di disinformazione non ha prodotto (per fortuna) un assalto armato come avvenne alla pizzeria Ping Pong di Washington nel 2016, ma questa volta la bugia si è propagata con maggiore rapidità e capillarità e ha visto protagonisti i media "mainstream" quanto se non più dei social media.
La genesi della bufala va cercata in Gran Bretagna, sulle colonne del tabloid Daily Mail che la scorsa settimana ha pubblicato un articolo sul programma ambientale della Casa Bianca. Titolo e costruzione del pezzo, a firma di Emily Crane, erano volutamente fuorvianti perché mettevano insieme gli obiettivi del piano sui cambiamenti climatici di Biden (tra cui il dimezzamento delle emissioni di gas serra entro il 2030) con uno studio dell'università del Michigan del gennaio 2020 in cui si analizzavano i benefici ambientali della riduzione del consumo di carne.
Nel giro di poche ore il ventilatore del fango si è messo in moto negli Stati Uniti, con politici repubblicani che twittavano e dichiaravano la propria indignazione per la "dittatura alimentare" del presidente. La deputata Lauren Bobert del Colorado chiedeva a "Joe" di "stare fuori dalla mia cucina". Fox News ha contribuito con grafici che corroboravano la storia, accompagnandoli con affermazioni come: Biden "vuole tagliare il 90% della carna rossa che voi tutti mangiate" o: "Dite addio ai vostri hamburger se accettate il piano sul clima di Biden. Lo dice uno studio".
Il volume della conversazione legata a questa bufala è cresciuto in modo esponenziale nel giro di poche ore. Secondo gli analisti citati dall'AP, tra giovedì e lunedì scorsi ci sono stati 23mila post online che associavano il piano ambientale di Biden al "consumo di carne". E per 59mila volte è comparso il termine "carne rossa".
A quel punto il potenziale danno "di percezione" rispetto a un piano ambizioso che costituisce una delle dorsali della svolta politica della nuova presidenza era arrivato a un punto tale che la Casa Bianca ha deciso di reagire.
E questa è una novità, segno anche della consapevolezza di come sia irreversibilmente cambiato il ciclo dell'informazione/disinformazione politica, e non solo negli Stati Uniti. Come spiega Daniel Pfeiffer, ex consulente politico di Barack Obama, ignorare una tempesta di fango solo perché si basa su affermazioni palesemente illogiche e false non è più un'opzione perché la diffidenza è un seme che germoglia e difficilmente si sradica con il raziocinio, tantomeno se questa operazione viene fatta sui media tradizionali. Le "bolle informative" dentro e fuori i social sono talmente impermeabili (difficilmente verrò a contatto con contenuti che non ho cercato o che i miei amici non hanno cercato) che la controffensiva deve necessariamente partire dall'alto.
E così il capo dello Staff della Casa Bianca Ron Klain si è preso la briga di ritwittare al suo quasi mezzo milione di follower il fact-checking di "principe dei verificatori" della Cnn, Daniel Dale, che confutava la storia. E il capo della "squadra di reazione rapida" dell'ufficio comunicazione della Casa Bianca, Mike Gwin, ha aggiunto a quel contenuto una foto di Joe Biden impegnato a cuocere carne alla griglia, in modo da coprire il livello di comunicazione più basico: l'immagine.
Il "burgergate" dà alcune utili indicazioni di quel che ci si può aspettare in futuro. Come nota Pfeiffer, la strategia della demonizzazione personale dell'avversario è stata la carta ricorrente della destra americana fino ad oggi: da Barack Obama "non americano", a Hillary Clinton pedofila e corrotta. Con l'anziano, bianco, rassicurante Joe Biden il gioco era entrato in crisi. Ma l'esperimento dell'hamburger può ripetersi in modo anche più sofisticato: "La comunicazione politica oggi è una guerra dell'informazione. L'articolo del Daily Mail è stato usato dalla destra come un'arma per danneggiare Joe Biden. Non sarà l'ultima. La prossima campagna di disinformazione del partito repubblicano potrebbe essere meno stupida e più efficace, ed è per questo che dobbiamo attrezzarci con le strategie giuste per rispondere".