Sfida tra gli irriducibili delle Farc e le squadracce di Maduro: vittime ed emergenza umanitaria al confine tra Colombia e Venezuela
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoLampi di guerra si accendono lungo la frontiera che divide la Colombia dal Venezuela. Da oltre un mese, in un crescendo di attacchi, scontri a fuoco, attentati, si consuma una battaglia per il controllo del territorio attorno a Apure, nord est della Colombia, Dipartimento di Magdalena. Il Fronte Decimo Martín Villa e la Segunda Martquetalia delle nuove Farc, le fazioni che non hanno accettato l’accordo di pace di Cuba (2016) cercano con le armi nuovi spazi e vie di comunicazione.
Formata dal gruppo di Iván Marquez che un anno fa annunciò il suo dissenso e la ripresa della lotta armata facendo perdere le sue tracce, Segunda Marquetalia avrebbe da tempo trovato l’appoggio del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Grazie a questo sostegno ha iniziato a invadere territori nella regione entrando in conflitto con il Fronte Decimo che contriolla queste aree.
Lampi di guerra si accendono lungo la frontiera che divide la Colombia dal Venezuela. Da oltre un mese, in un crescendo di attacchi, scontri a fuoco, attentati, si consuma una battaglia per il controllo del territorio attorno a Apure, nord est della Colombia, Dipartimento di Magdalena. Il Fronte Decimo Martín Villa e la Segunda Martquetalia delle nuove Farc, le fazioni che non hanno accettato l’accordo di pace di Cuba (2016) cercano con le armi nuovi spazi e vie di comunicazione.
Formata dal gruppo di Iván Marquez che un anno fa annunciò il suo dissenso e la ripresa della lotta armata facendo perdere le sue tracce, Segunda Marquetalia avrebbe da tempo trovato l’appoggio del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Grazie a questo sostegno ha iniziato a invadere territori nella regione entrando in conflitto con il Fronte Decimo che contriolla queste aree.
Nella furiosa battaglia che va avanti dai primi del marzo scorso restano coinvolti anche gli altri gruppi della guerriglia ancora attiva, come l’ELN, l’Esercito di Liberazione Nazionale e fazioni che campano con il traffico di droga, minerali preziosi, immigrati, estorsioni e sequestri.
A dare man forte ci si è messo anche il regime di Caracas. Con la scusa di rimettere ordine in una frontiera priva di controlli e regole, con un flusso costante di gente che passa da un lato all’altro, Maduro ha spedito in zona i soldati della Forza Armata Bolivariana (FANB) che agisce insieme alle Forze Speciali (FAES), la Guardia Nazionale Bolivariana (GNB) e il Comando Nazionale Antiestorsione e Sequestro (CONAS). I primi sono soldati che si muovono con armi da guerra, tank e autoblindo muniti di razzi e cannoncini. Gli altri sono più che altro incursori e intervengono con blitz e assalti da commando.
Giornali come El Tiempo di Bogotà e settimanali di investigazioni tipo Semana hanno indagato e spiegato nei dettagli posizioni e rapporti in queste rete di piccole e grandi guerriglie. La ong Human Rights Watch, dopo verifiche anche sul campo, tra mille difficoltà e rischi di chi raccoglieva le testimonianze, ha redatto un rapporto completo. Si parla di atrocità a danno della popolazione prigioniera del conflitto. Oltre 6 mila abitanti sono stati costretti a fuggire, riversandosi su Arauquita, in Colombia, creando scompiglio e tensioni tra i 50 mila abitanti della città. Chi è rimasto, sperando si trattasse di una delle tante scaramucce che scoppiano regolarmente, è stato malmenato o fatto sparire.
Intere famiglie sono state sterminate perché sospettate di legami con questo o quel gruppo. Due giornalisti erano stati arrestati dall’esercito venezuelano e liberati dopo una forte mobilitazione nazionale.
Gli uomini delle FAES sono quelli che hanno le mani più libere. Entrano e escono in territorio colombiano, cancellando nei fatti il confine. Scrive nel rapporto José Miguel Vivanco, direttore per le Americhe di Human Rights Watch: “Su questi crimini sono fondamentali le inchieste internazionali, ci troviamo davanti un volume crescente di prove delle responsabilità degli agenti negli abusi e del mancato controllo o omertà dei loro superiori".
I terreni che circondano Apure sono punteggiati di mine piazzate dai vari protagonisti di questa “guerra a bassa intensità” per proteggere le proprie porzioni di territori. Il governo venezuelano rivendica molti arresti e spiega che il suo intervento punta a smantellare “gruppi di narcotrafficanti e di narcoguerriglie”. Ieri ha perso 16 soldati finiti sotto il fuoco incrociato. Punta il dito sui gruppi, come il Fronte Decimo delle Farc, ma evita di parlare della Segunda Marquetalia che sostiene. Li usa entrambi per destabilizzare più che imporre un minimo di ordine a cavallo della frontiera.
Le testimonianze raccolte da HRW sono precise. Raccontano tutte la stessa storia. “Le atrocità commesse contro i residenti di Apure - denuncia José Miguel Vivanco nel suo rapporto - non sono incidenti isolati commessi da agenti insubordinati. Si tratta di abusi sistematici delle forze di sicurezza di Maduro”.