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Parte l'ultimo ebreo di Kabul: "Temo il ritorno dei Talebani"

Zabulon Simantov (afp)
Zabulon Simantov aveva tenuto aperta la sinagoga di Kabul sotto l'occupazione sovietica così sotto il regime degli studenti islamici e durante la guerra. Ma ha paura di quello che potrà accadere adesso con il ritiro dei soldati occidentali. "Vado in Israele. Seguirò le vicende afgane in tv"
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Afghanistan, addio. Non saranno solo le truppe occidentali a lasciare il Paese: anche Zabulon Simantov, l’ultimo ebreo rimasto nel Paese, ha annunciato che dopo le festività autunnali partirà per Israele, dove già dal 1998 vivono sua moglie, originaria del Tagikistan, e le due figlie. La prospettiva di un ritorno al potere dei Talebani, quale che ne sia la forma, è diventata sempre più realistica, e ha sconfitto persino la tenacia di Simantov, che fino all’ultimo voleva occuparsi della sinagoga di Kabul. Senza di lui, l’edificio di culto chiuderà i battenti, ponendo fine alla presenza ebraica in Afghanistan, che secondo gli studiosi risale ad almeno duemila anni fa.

Afghanistan, addio. Non saranno solo le truppe occidentali a lasciare il Paese: anche Zabulon Simantov, l’ultimo ebreo rimasto nel Paese, ha annunciato che dopo le festività autunnali partirà per Israele, dove già dal 1998 vivono sua moglie, originaria del Tagikistan, e le due figlie. La prospettiva di un ritorno al potere dei Talebani, quale che ne sia la forma, è diventata sempre più realistica, e ha sconfitto persino la tenacia di Simantov, che fino all’ultimo voleva occuparsi della sinagoga di Kabul. Senza di lui, l’edificio di culto chiuderà i battenti, ponendo fine alla presenza ebraica in Afghanistan, che secondo gli studiosi risale ad almeno duemila anni fa.

Simantov ha anche già sperimentato sulla propria pelle la prigione dei fondamentalisti islamici, per poi essere ilberato – racconta la Jewish Telegraphic Agency – dopo che i guardiani erano rimasti esasperati dalle sue interminabili discussioni con un altro detenuto ebreo. Si tratta con tutta probabilità di Ishaq Levin, morto nel 2005: i litigi continui fra i due superstiti della comunità ebraica erano diventati leggendari, al punto da ispirare persino un’opera teatrale.

Commerciante di tappeti e gioielli, Simantov, 61 anni, è originario della città di Herat, che decenni fa ospitava centinaia di ebrei, come è testimoniato da quattro sinagoghe. Dopo essersi trasferito a Kabul, era fuggito in Tagikistan nel 1992 prima di tornare nella capitale. Il suo impegno fondamentale è stato tener vivo l’edificio di culto, attraverso decenni di violenza e disordini politici, compresa l'occupazione sovietica, un periodo di dominio dei Talebani e la guerra con gli Stati Uniti. Durante la guerra civile la casa di Simantov era rimasta danneggiata, così l’uomo ha deciso di trasferirsi a vivere nella sinagoga. “Sono riuscito a proteggere la sinagoga come un leone”, ha detto Simantov ad Arab News, “ma adesso seguirò le vicende dell’Afghanistan in televisione”.