"L'Occidente non è più il modello"
di Jan Küveler , di Jan KüvelerAlla fine degli anni Ottanta, il giovane Pankaj Mishra vive a Bengasi, in India, in una topaia impregnata di fumo di oppio dove, come uditore dell'università locale, legge Edmund Wilson e Flaubert. La sera lui e i suoi compagni, seduti sulla riva del Gange, guardano malinconici il crepuscolo. Con le riforme politiche e sociali degli ultimi decenni, realizzate sull'esempio dell'Occidente e accelerate dall'indipendenza nel 1947, le vecchie certezze sono svanite. I bramini, la casta dei veggenti, degli artisti e dei musicisti, stanno diventando sempre meno importanti.
Le cariche politiche e amministrative più importanti vengono sempre più spesso assegnate ai membri delle caste inferiori, non solo agli Kshatriya, la casta dei guerrieri, …
Alla fine degli anni Ottanta, il giovane Pankaj Mishra vive a Bengasi, in India, in una topaia impregnata di fumo di oppio dove, come uditore dell'università locale, legge Edmund Wilson e Flaubert. La sera lui e i suoi compagni, seduti sulla riva del Gange, guardano malinconici il crepuscolo. Con le riforme politiche e sociali degli ultimi decenni, realizzate sull'esempio dell'Occidente e accelerate dall'indipendenza nel 1947, le vecchie certezze sono svanite. I bramini, la casta dei veggenti, degli artisti e dei musicisti, stanno diventando sempre meno importanti.
Le cariche politiche e amministrative più importanti vengono sempre più spesso assegnate ai membri delle caste inferiori, non solo agli Kshatriya, la casta dei guerrieri, ma anche ai Vaishya, tradizionalmente contadini e mercanti. Un conoscente di Pankaj Mishra di nome Rajesh ha appeso un paio di jeans da due soldi a un chiodo solitario nella sua stanza del dormitorio, dove la polizia fa regolarmente irruzione e picchia gli agitatori politici. Sul tavolo traballante ci sono due pistole. Più tardi lui, che è nato bramino, riscuoterà i suoi debiti con la violenza. Finirà come killer a pagamento.
La cultura imposta dell'Occidente
Mishra, invece, prosegue gli studi, si laurea in letteratura inglese a Nuova Delhi, nel 1992 si trasferisce in una piccola città alle pendici meridionali dell'Himalaya, visita l'India come cronista dei cambiamenti sociali e culturali, scrive un libro sull’argomento, lavora come curatore per la casa editrice HarperCollins e scopre Arundhati Roy. Entusiasta, invia il manoscritto in Inghilterra con un commento: “È il più gran libro dai tempi dei Figli della mezzanotte”. Intende dire il più grande libro indiano? I figli della mezzanotte, il romanzo d'esordio di Salman Rushdie, utilizza il realismo magico per raccontare la fine del dominio coloniale britannico. Non sarà che con Mishra fa già capolino un certo nazionalismo, una preferenza per ciò che è indigeno rispetto a ciò che è straniero - o meglio, ciò che una volta era straniero e che poi si è insinuato in ogni fibra della vita indiana nel corso di secoli di occupazione, cioè la cultura imposta dell'Occidente?
Comunque sia, dal recente "Le illusioni dell'Occidente", ultima di una serie di diagnosi sullo spirito del nostro che Mishra viene proponendo dagli inizi del millennio e che hanno fatto di lui un interprete, ricercato come pochi altri, di tutto ciò che ha un’aria intellettuale anche vagamente asiatica, Rushdie esce molto male. Il saggio sul celebre connazionale si chiude così: “I netti contrasti di Rushdie tra secolare e religioso, chiaro e oscuro, élite istruite e razionali e masse irrazionali non sono certo in grado di spiegare il grande disordine nel mondo di oggi. Appartengono a un'epoca intellettualmente più semplice, in cui società extra-occidentali politicamente irrilevanti e poco conosciute potevano essere giudicate dal successo o dal fallimento dell'imitazione dell'Occidente laico-umanista e solo scrivendo romanzi si poteva sentire di essere dalla parte giusta di una lotta morale e politica globale".
Parole dure, caustiche. E non solo la testimonianza di un profondo allontanamento dall'inno ai “figli della mezzanotte”. Sono anche tipiche del tono e della prospettiva dell'intero libro, una raccolta di saggi apparsi negli ultimi dieci anni sulle principali riviste culturali anglosassoni, come la “London Review of Books” e la “New York Review of Books”.
Sarcasmo senza humor
Su tutti i suoi bersagli - oltre a Rushdie, ad esempio, il famoso storico Niall Ferguson, il divulgatore della psicologia dell’auto-aiuto e critico dei gender-studies Jordan Peterson, il presidente americano Woodrow Wilson e Ta-Nehisi Coates, noto per i suoi sconvolgenti testi sul razzismo strutturale - Mishra riversa aspre critiche. Non la si può nemmeno definire satira; è troppo privo di senso dell'umorismo. Mishra scrive di Ferguson che il suo libro "Occidente: Ascesa e Crisi di una Civiltà" è "immune alla visione in gran parte tragica secondo cui ogni documento di civiltà è anche un documento di barbarie – e allo stesso modo è immune all'umorismo e all'ironia". L'aggiunta si applica anche a "Le illusioni dell'Occidente" di Mishra.
In generale, il libro si presenta come un progetto quasi perfettamente speculare all’apologia unilaterale che Ferguson fa di un Occidente che sarebbe perduto se non ritrovasse la sua vecchia forza (coloniale). Così, rovesciando la prima parte del duro giudizio di Mishra su Ferguson, si può dire che "Le illusioni dell'Occidente" è immune alla fiduciosa visione secondo cui ogni documento di barbarie è anche un documento di civiltà. Mishra è semplicemente troppo arrabbiato per una simile dialettica, e questo è comprensibile.
Per dare un’idea, ricorrerò – per l’ultima volta nella storia degli inserti culturali, lo prometto - alla metafora dell'angelo della storia di Walter Benjamin. C'è questo angelo di un dipinto di Paul Klee, che fissa lo spettatore con gli occhi spalancati. Secondo l'eccentrica interpretazione di Benjamin, "una tempesta spira dal paradiso", una tempesta che, come rivela l’osservazione finale, simboleggia il progresso. Questa tempesta di progresso e modernizzazione allontana l’angelo timoroso dal paradiso. Benjamin descrive così la sua situazione: “Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi".
Per mettere questa immagine in cortocircuito con Mishra, occorre conoscere la "catena di eventi" che appare a "noi" come la storia in gran parte positiva che l'Occidente, l'Europa e gli Stati Uniti si raccontano su se stessi. È vero, ci sono stati il Vietnam, le rivolte del Sessantotto, lo scandalo Watergate, l'invasione dell'Iraq basata sulla menzogna, ma in linea generale il liberalismo sociale in tandem con il capitalismo economico è una storia di salvezza. I suoi frutti comprendono: una scienza indipendente ereditata dall'Illuminismo, una corruzione amministrativa ridotta al minimo, l’impegno a favore dei diritti umani, lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, le pari opportunità per tutti indipendentemente dalla loro origine.
Fame, povertà, corruzione
Invece, nella metafora dell’angelo la catastrofe, il campo di macerie che è ancora in movimento convulso e getta i suoi frammenti ai piedi dell'angelo, corrisponde all'immagine che i Paesi africani e asiatici hanno della storia. Loro, i molti miliardi di persone che compongono le loro società, la stragrande maggioranza dell'umanità, si ritrovano nel ruolo dell'angelo spaventato che non riesce a cogliere la miseria in cui lo ha gettato il cosiddetto progresso. I loro pensatori più brillanti, quasi sconosciuti in Occidente, hanno riconosciuto già cento anni fa la strategia superficialmente nascosta nel liberalismo, di imporre la superiorità del sistema economico e politico occidentale su società completamente diverse, per trarne il massimo beneficio a spese degli altri. Perciò, il liberalismo non sarebbe un'idea nobile con un’aspirazione etica universale, ma una perfida ideologia di oppressione. I suoi risultati in Asia: carestia, corruzione, impoverimento e in generale la distruzione della religione e della cultura mediante una fissazione mondana per la tecnologia.
Questa visione è alla base di tutto ciò che Mishra scrive da almeno dieci anni. Più si allontana dall'innocenza dei suoi anni da studente - la scena descritta all'inizio è tratta da un libro di memorie del 1998, Edmund Wilson in Benares - più ha studiato, visto e scritto, più nel suo pensiero si insinuava un'amarezza che, come si può ben vedere in Bland Fanatics, negli ultimi cinque anni si è trasformata in un freddo trionfo. Esso è dovuto al populismo dilagante nelle società sempre più lacerate dell'Occidente e suona così: "Questi richiami all'Illuminismo o a qualche altro nucleo essenziale della civiltà europea fissato storicamente e per l’eternità sono sempre più sintomi di arretratezza intellettuale o di un atteggiamento culturale difensivo".
Il mercato dell'autocritica
In effetti, Mishra è sulla cresta dell’onda. Sono sempre più numerose le autorevoli istituzioni occidentali che accettano le accuse di razzismo strutturale, sistemico e sistematico. Le statue dei mercanti di schiavi vengono abbattute, quelle dei grandi esploratori sono imbrattate di vernice. La variante volgare dell'egoismo capitalista rappresentata da Donald Trump ha alimentato in molti i dubbi sulla correttezza fondamentale del sistema, anche nella sua madrepatria. Per dirla con cinismo, c'è attualmente un mercato dell'autocritica. E così Mishra, che accusa Salman Rushdie di essersi venduto all'Occidente, deve chiedersi se anche lui non tragga profitto anche da questo mercato o, più precisamente, dalla sua nuova nicchia di ascetismo radicale.
Quando Mishra denuncia il razzismo globalizzato, ironicamente dipinge un quadro in bianco e nero dal quale sono assenti le sfumature di grigio. Inoltre, i suoi nuovi saggi non abbandonano mai la comfort zone della critica astratta. Gli elementi di reportage dei primi libri e l'introspezione di un tempo, comprese le proprie insicurezze e i propri sentimenti di inferiorità, hanno lasciato il posto a un'accusa dall'alto di un pulpito. Anche in questo essi assomigliano più di quanto vorrebbero a ciò che criticano, l'arroganza dell'Occidente verso l'Est e il Sud.(Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Carlo Sandrelli)