Il bicentenario di Napoleone, Macron lo commemora, ma la Francia è spaccata sulla memoria dell'imperatore
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI. Le celebrazioni per il bicentenario della morte di Napoleone sono state precedute da molte polemiche e ora che arriva il fatidico giorno in tanti si chiedono cosa dirà Emmanuel Macron, che per gli avversari si comporta come un piccolo Bonaparte. Il capo di Stato visiterà l'Institut de France dove è previsto un suo discorso e andrà a deporre una corona di fiori sulla tomba agli Invalides. Macron non ha mai nascosto l'ammirazione per Napoleone ma, sottolineano all'Eliseo, vuole “guardare ad occhi aperti” le zone d'ombra dell'Imperatore, ricordando in particolare il suo più grave errore: aver ristabilito lo schiavismo.
Leggenda che divide
Nonostante l’i…
PARIGI. Le celebrazioni per il bicentenario della morte di Napoleone sono state precedute da molte polemiche e ora che arriva il fatidico giorno in tanti si chiedono cosa dirà Emmanuel Macron, che per gli avversari si comporta come un piccolo Bonaparte. Il capo di Stato visiterà l'Institut de France dove è previsto un suo discorso e andrà a deporre una corona di fiori sulla tomba agli Invalides. Macron non ha mai nascosto l'ammirazione per Napoleone ma, sottolineano all'Eliseo, vuole “guardare ad occhi aperti” le zone d'ombra dell'Imperatore, ricordando in particolare il suo più grave errore: aver ristabilito lo schiavismo.
Leggenda che divide
Nonostante l’importanza di questa figura storica, tutti i presidenti della République hanno avuto un rapporto complesso con Napoleone. Nel 1969, per celebrare il bicentenario della nascita, Georges Pompidou pronunciò un grande omaggio, ma nel 2005 Jacques Chirac rifiutò di partecipare all'anniversario della battaglia di Austerlitz, mentre l'ex primo ministro Lionel Jospin ha celebrato quello del suo esilio pubblicando un libro intitolato "Le mal napoléonien”.
Negli ultimi mesi i nemici dell'Imperatore si sono uniti come la coalizione europea a Waterloo. “Era razzista, sessista, dispotico, militarista e colonizzatore, ma tutto questo viene generalmente nascosto sotto il tappeto" osserva la politologa Françoise Vergès. “C'è una tale nostalgia intorno alla grandezza passata della Francia che si passa sopra. È ora di porre fine a questa cecità". Per la ministra per la Parità, Elisabeth Moreno, Napoleone era "uno dei più grandi misogini". È vero che il “suo” codice civile sancisce il potere del padre di famiglia sulla moglie e sui figli. Forse l’eredità che oggi fa più male è la data del 20 maggio 1802, quando il Primo Console ristabilì la schiavitù, abolita dalla Rivoluzione. "Non è una macchia, né una colpa, è un crimine” denuncia Louis Georges Tin, presidente onorario del Cran (Consiglio rappresentativo delle associazioni nere di Francia). “Insegnare Napoleone va bene - dice l'accademico - ma commemorarlo è un'apologia di un crimine".
Il processo a Napoleone va avanti da duecento anni. Nessun altro personaggio storico francese è così divisivo e raccontato, quasi 85mila libri pubblicati su di lui, più del numero di giorni che sono passati dalla sua morte il 5 maggio 1821. Le ultime ore dell'Imperatore in esilio a Sant'Elena saranno al centro di un'esposizione agli Invalides. In calendario sono previste decine di altre mostre, dal suo boudoir privato al Château de Fontainebleau alla sua collezione di ritratti di Cristo.
Grande mostra in sospeso
L'evento più atteso è per la grande mostra alla Villette, nord di Parigi, dove sono già riuniti gli orpelli di un imperatore: magnifici abiti, armi, porcellane, medaglie, tesori di guerra e una monumentale carrozza nuziale. Non si sa ancora quando potrà aprire la gigantesca mostra, un "biopic" costato cinque milioni di euro che punta a superare il record di 1,4 milioni di visitatori registrato per Tutankhamon nel 2019. L'inaugurazione era prevista per metà aprile ma a causa del lockdown in corso è stata rimandata.
Arthur Chevallier, uno dei curatori della mostra alla Villette, teme una "isterizzazione del dibattito". "Napoleone non è una figura unificante ma la sua popolarità nel grande pubblico è innegabile. Non si tratta di ammirarlo ciecamente - prosegue il giovane storico - ma di raccontare obiettivamente i suoi sedici anni di regno. La storia della Francia non è né virtuosa né terribile, è complessa". Tra il personale del centro museale parigino ci sono molti francesi dei territori d'Oltremare che hanno minacciato di esercitare il diritto di non lavorare. Per evitare sabotaggi, gli organizzatori hanno affidato una supervisione alla Fondazione per la memoria della schiavitù creata nel 2019. Potrebbe non bastare. Nessuno esclude qualche azione di protesta clamorosa delle vari associazioni antirazziste, indigene, decolonialiste o delle nuove “brigate anti-negro-fobia” che nel giugno scorso hanno abbattuto una statua di Colbert.
La difesa dei napoleonisti
Uno dei più noti specialisti di Napoleone, Jean Tulard, che oggi sarà presente nella cerimonia all'Institut de France, vede una pericolosa tendenza a fare "anacronismi". "Dobbiamo metterci nel contesto dell'epoca. La schiavitù, questo abominio, era molto diffusa. Napoleone non era chiaramente un santo, ma il modo in cui alcuni lo guardano oggi è ingiusto" dice lo storico di 87 anni che paventa delle commemorazioni decimate dalla cancel culture. "A forza di voler cancellare le macchie della storia, verrà un giorno in cui non sapremo più perché il ponte si chiama Austerlitz e il viale Jena. Non diventiamo una nazione amnesica".
Thierry Lentz guida il fronte dei napoleonisti. “Non ci lasceremo rubare questo anniversario, l'ultima possibilità di commemorare la figura più illustre della nostra storia per molto tempo" spiega il direttore della Fondazione Napoleone. "La gente sa molto bene che ha ristabilito la schiavitù, ma non possiamo ridurlo a questo. Nessun altro personaggio ha segnato la storia come lui. E saremmo gli unici a non esserne orgogliosi?”. Lentz , che ha appena pubblicato "Per Napoleone" (Perrin), cita le tante cerimonie previste all'estero, dall'Italia al Belgio, dalla Polonia al Cile. Nei mesi scorsi la sottoscrizione per restaurare la sua maestosa tomba di quarzite rossa dentro gli Invalides ha raccolto 836mila euro. La cripta tornerà al suo antico splendore, compresa la scritta: "Desidero che le mie ceneri riposino sulle rive della Senna, tra il popolo francese che ho tanto amato".