"Riammettere Trump su Facebook sarebbe pericoloso, non c'entra la libertà d'espressione"
di Raffaella Menichini , di Raffaella Menichini"La decisione di oggi ha implicazioni enormi per come la disinformazione si diffonde su Internet. Ha anche implicazioni per la libertà d'espressione e per il diritto di cronaca, specialmente quando parliamo di dichiarazioni di politici o personaggi potenti". La decisione attesa è quella dell'Oversight Board, la "Corte suprema" istituita da Facebook come corpo indipendente chiamato a giudicare le controversie sulla piattaforma. Oggi il Board annuncerà se l'ex presidente americano Donald Trump potrà o meno essere riammesso sul più grande social network del pianeta. Il bando di quello che è stato il politico più potente del mondo negli ultimi quattro anni venne deciso da Facebook - e subito dopo da tutte le altre principali piattaforme social, da Youtube a Twitter - nel gennaio scorso dopo i traumatici eventi del 6 gennaio, quando una folla di suoi sostenitori ha dato l'assalto al Congresso degli Stati U…
"La decisione di oggi ha implicazioni enormi per come la disinformazione si diffonde su Internet. Ha anche implicazioni per la libertà d'espressione e per il diritto di cronaca, specialmente quando parliamo di dichiarazioni di politici o personaggi potenti". La decisione attesa è quella dell'Oversight Board, la "Corte suprema" istituita da Facebook come corpo indipendente chiamato a giudicare le controversie sulla piattaforma. Oggi il Board annuncerà se l'ex presidente americano Donald Trump potrà o meno essere riammesso sul più grande social network del pianeta. Il bando di quello che è stato il politico più potente del mondo negli ultimi quattro anni venne deciso da Facebook - e subito dopo da tutte le altre principali piattaforme social, da Youtube a Twitter - nel gennaio scorso dopo i traumatici eventi del 6 gennaio, quando una folla di suoi sostenitori ha dato l'assalto al Congresso degli Stati Uniti, incitata dal presidente stesso che non accettava il risultato delle elezioni del 4 novembre 2020.
Per Margaret Sullivan, che è la commentatrice dei media del Washington Post ed è stata garante dei lettori del New York Times, il verdetto può costituire un punto di svolta. "Trump è stato rimosso da Facebook a causa delle informazioni palesemente false e pericolose che stava distribuendo ai suoi numerosissimi follower. Se lo dovessero riammettere, è possibile che continui a diffondere bugie pericolose. In teoria, i giornalisti e coloro che si battono per la libertà d'espressione vorrebbero vedere un'interpretazione più ampia di ciò che è ammesso sulle piattaforme dei social media. Ma questa necessità va controbilanciata con i danni prodotti dalle false informazioni (per esempio sulla pandemia) che possono avere un impatto sulla sicurezza pubblica e sulla democrazia".
E la svolta non riguarderà solo quel che Trump potrebbe tornare a pubblicare su Facebook. "La posta in gioco è davvero alta", avverte Jeff Jarvis, docente di giornalismo alla City University di New York e grande esperto delle dinamiche dell'industria dei media. "Non solo per la reputazione dell'Oversight Board e di Facebook e i precedenti che si stabiliranno per entrambi, ma anche per come la decisione potrebbe essere usata da governi, buoni e cattivi, per sostenere che aziende private hanno l'obbligo di trasmettere i messaggi di politici. Sono molto preoccupato per le proteste provenienti dalla Germania, dalla Francia e da altri Paesi contro la decisione di Twitter di bandire Donald Trump. Bisogna ricordare che l'espressione obbligatoria non è libertà d'espressione. Mi spaventa l'idea di un regime in cui le aziende private sono obbligate a pubblicare il messaggio di qualcuno, specialmente dei politici".
Alcuni dei più attenti osservatori accusano Facebook di aver scaricato su questo relativamente nuovo comitato di garanti una decisione che poco ha a che fare con la libertà d'espressione e riguarda comportamenti sanzionabili dal sistema giudiziario. Carole Cadwalladr, giornalista investigativa del Guardian che nel 2018 scoperchiò lo scandalo di Cambridge Analytica sull'uso fraudolento dei dati raccolti sugli utenti di Facebook per la campagna elettorale di Trump del 2016, su Twitter è lapidaria: "In qualunque senso vada (la decisione) è un disastro per la responsabilità democratica. Facebook non è uno Stato! È un'azienda privata. Esiste per fare soldi. Trump può raccontare tutte le bugie del suprematismo bianco che vuole ma l'idea che abbia un diritto divino o persino un diritto garantito dal Primo emendamento di diffonderle su Facebook è una scempiaggine aziendale".
In molti hanno dubbi circa la legittimità della "Alta corte" di Facebook a prendere una decisione che sembra destinata a ridisegnare il discorso pubblico sui social media, e i suoi limiti a fronte del rischio della diffusione di disinformazione anche "dall'alto". "Finora l'Oversight Board non è stato messo molto alla prova", osserva Sullivan. "Questa è di gran lunga la decisione più gravida di conseguenza cui siano stati finora messi di fronte. Facebook si trova su un crinale molto sottile, e tenta di evitare in ogni modo delle regolamentazioni governative che potrebbero minacciare il suo business. L'Oversight Board è uno dei modi che hanno adottato per dimostrare che queste regole non sono necessarie, perché loro sanno gestire da soli le proprie responsabilità. Ovviamente, per anni hanno mostrato di non saperlo fare".
L'idea che un "giudizio terzo" possa mettere al riparo le grandi aziende private dalle critiche e dalla necessità di regolamentazione è una chimera. Per Jarvis "le aziende tecnologiche sono allergiche all'idea di dare dei giudizi - sulle affermazioni controverse, la verità, il giornalismo, e così via - per una serie di ragioni. Innanzi tutto, dare giudizi può metterli nei guai con quelli a cui queste decisioni non piaccioni. Secondo, è molto difficile adottare e applicare certe decisioni sulle dimensioni in cui operano le aziende di Internet. Terzo, c'è chi crede che le aziende possano essere apolitiche, oggettive, o neutrali. Noi - compreso chi lavora nel giornalismo - prendiamo ogni giorno decisioni che riflettono i nostri punti di vista e partigianerie. L'importante è riconoscerlo e capirne l'impatto". Il Board ha una missione nobile, aggiunge Jarvis, ma non è la soluzione: "Ho seguito da vicino la creazione dell'Oversight Board e ho visto il loro staff lavorare molto seriamente per raccogliere e tenere conto di diversi punti di vista, per anticipare molte delle questioni e per costruire una grossa struttura. È una cosa importante poter avere un corpo cui appellarsi e avere delle prospettive esterne. Detto ciò, penso che Twitter stia facendo meglio quando prende da sé le proprie decisioni. È così: Twitter si prende la responsabilità delle decisioni".
Non è forse un caso che Facebook abbia rimpallato al Board il verdetto sul bando di Trump proprio mentre infuriava in tutto il mondo la polemica contro il social rivale, che aveva deciso unilateralmente di sospenderlo, prima temporaneamente e poi in via definitiva, attirandosi anche da molti governi stranieri l'accusa di censura.
"Rispetto a Twitter, Facebook è molto più grande e più influente ed è difficile fare paragoni", nota Sullivan. "Ma, in generale Twitter è più incisiva nel combattere la disinformazione".
Se anche il Board decidesse di confermare il bando di Trump da Facebook, la sua eredità non si è spenta. "Trump riuscirà sempre a trasmettere i propri messaggi", dice Margaret Sullivan. "Ha media di destra, tra cui Fox News, che sono disponibili a trasmettere le sue dichiarazioni. Può fare discorsi, Può rilasciare comunicati che ricevono copertura giornalistica. Eppure, da quando è stato rimosso, la sua presenza sui social media si è notevolmente ridotta. E questo ha contribuito a rallentare la diffusione della disinformazione".
"La cosa strana è che di Trump quasi non si sente più parlare, eccetto per i suoi patetici monologhi davanti a un microfono nel suo resort", spiega Jarvis. "Non capisco perché i politici hanno ancora paura di lui, ma è così. Questo dimostra che Trump non è una dottrina. È un veicolo vuoto per odio, paure e per il potere di altri, che sono ancora attivi nella politica americana. Il trumpismo sono i suprematisti bianchi reazionari, è l'uomo bianco anziano che resiste al cambiamento e brucia le istituzioni di una società piuttosto che condividerle con coloro che vengono dopo di loro. Questo c'è ancora, con o senza Trump".