Brexit, scontro sulla pesca all'isola di Jersey: Londra e Parigi inviano le navi da guerra
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLa manifestazione, giudicata “totalmente ingiustificata” da Londra, è stata pacifica, ma il blocco portuale c’è stato e l’arrivo delle navi da guerra dei due Paesi non ha fatto di certo scendere la tensione, almeno inizialmente. Londra infatti aveva spedito la nave da guerra HMS Severn e il pattugliatore HMS Tamar: la prima, in teoria, avrebbe potuto anche mettere sotto sequestro le navi dei francesi, qualora il blocco del porto di St Helier fosse perdurato. Una mossa che avrebbe infiammato ancora di più lo stallo.
I francesi invece avevano spedito al largo di Jersey altre due navi militari, tra cui la “Athos”. E il ministro francese degli Affari Europei, Clement Beaune, aveva rincarato la dose all’agenzia France Presse: “Le manovre dei britannici non ci devono spaventare”. Come riporta Sky News, stamattina la nave mercantile britannica Commodore Goodwill è rimasta inizialmente “intrappolata” nel porto, bloccata dai pescatori francesi, per poi essere lasciata passare. Un residente parla di “invasione” da parte dei transalpini, che per bloccare il porto hanno utilizzato soprattutto pescherecci ma anche battelli draga di 12 metri di lunghezza.
Ma come si è potuti arrivare a uno scontro simile, che ora sembra per fortuna scongiurato? I francesi da giorni si lamentano di quello che, per loro, è un blocco illegale da parte di Jersey e dei britannici nei confronti dei loro pescherecci. Secondo l’accusa, il Regno Unito starebbe utilizzando la scusa della burocrazia post Brexit per limitare il loro accesso per pescare nelle acque britanniche. Londra risponde che non è vero e che il problema è stato che 17 imbarcazioni francesi non avrebbero presentato la documentazione necessaria post Brexit per operare nelle acque di Jersey e che ha chiesto lumi alla Commissione europea, che però ha accusato gli inglesi di scorrettezze.
Nelle ultime ore, poi, l’escalation decisiva, con la ministra del Mare francese, Annick Girardin, che come ritorsione verso Londra, aveva parlato addirittura di una potenziale interruzione del trasporto di elettricità verso l’isola britannica, che avviene attraverso cavi sottomarini dalla Francia.
Pur rappresentando per Londra lo 0,1% del Pil, la pesca è stato uno dei motivi di scontro ideologico più accesi tra Ue e Regno Unito nelle trattative per il divorzio della Brexit per cui alla fine, nelle festività di Natale 2020, si era comunque trovato un accordo grazie a un periodo di transizione di diversi anni concesso ai francesi, prima che il controllo quasi totale delle acque intorno a Uk tornasse ai britannici. Ma le tensioni sulle regole di accesso e sulla spartizione del pescato, come si vede, sono ancora enormi. E la Brexit, per ora, ha scontentato tutti nel settore: oltre ai francesi, anche quelli britannici e soprattutto scozzesi non sono contenti perché, a causa delle nuove farraginose regole commerciali, una ampia parte del loro pescato è rimasto invenduto nei mesi scorsi.