✕

Nepal, l'allarme Covid scala anche l'Everest

La guida sherpa Kami Rita al campo base dell'Everest il 2 maggio (afp)
Il governo del vicino dell'India ha a lungo minimizzato il rischio del contagio. Che ora sta colpendo anche il campo base del tetto del mondo, in un Paese in cui le ascese ad alta quota valgono l'8 per cento del Pil
2 minuti di lettura

CHENNAI. In questi giorni il campo base dell’Everest è tutto un concerto di colpi di tosse. “C’è gente che tossisce ovunque”, dice Lukas Furtenbach, leader dell’agenzia Furtenbach Adventures che organizza spedizioni sul tetto del mondo, “ma non è la solita tosse da alta quota. Si capisce che gli alpinisti stanno più male del solito, con sintomi di febbre e dolori”. Tipici segnali da Covid-19, in altre parole.

Il paziente zero al campo base è stato il norvegese Erland Ness. A metà aprile pensava d’avere un normale mal d’altitudine, ma quand’è arrivato in ospedale a Kathmandu era positivo al tampone. Da allora la situazione è degenerata anche grazie al fatto che il governo nepalese continua a minimizzare, negando che il contagio si stia propagando com’è invece inevitabile in quello che è l’equivalente di un villaggio con centinaia di abitanti. &l…

CHENNAI. In questi giorni il campo base dell’Everest è tutto un concerto di colpi di tosse. “C’è gente che tossisce ovunque”, dice Lukas Furtenbach, leader dell’agenzia Furtenbach Adventures che organizza spedizioni sul tetto del mondo, “ma non è la solita tosse da alta quota. Si capisce che gli alpinisti stanno più male del solito, con sintomi di febbre e dolori”. Tipici segnali da Covid-19, in altre parole.

Il paziente zero al campo base è stato il norvegese Erland Ness. A metà aprile pensava d’avere un normale mal d’altitudine, ma quand’è arrivato in ospedale a Kathmandu era positivo al tampone. Da allora la situazione è degenerata anche grazie al fatto che il governo nepalese continua a minimizzare, negando che il contagio si stia propagando com’è invece inevitabile in quello che è l’equivalente di un villaggio con centinaia di abitanti. “La situazione al campo base è un vero disastro. Non avevo capito in che guaio mi stessi cacciando,” dice ora Gina Marie Han-Lee, dopo aver preso un elicottero dal campo base dell’Everest a Kathmandu per farsi ricoverare quattro notti in terapia intensiva per Covid-19.



Difficile stabilire con precisione quanti siano al momento i contagiati. Secondo l’Associazione alpinistica nepalese sono solo quattro, tre scalatori e una guida, e la situazione è sotto controllo. Rojita Adhikari, positiva al tampone poco dopo aver lasciato il campo base, è furente: “Perché il governo nasconde la verità nonostante la comprovata evidenza del contrario?”. Ma nell’era dei social media le informazioni volano oltre i limiti dell’ufficialità. Così l’alpinista polacco Pawel Michalski posta questo resoconto dal campo base: “Fino ad oggi, sono state evacuate in elicottero verso Kathmandu almeno trenta persone per sospetti edemi polmonari. Una volta arrivati in ospedale nella capitale s’è scoperto che erano invece infezioni da coronavirus”.

La questione economica

Il problema sanitario viene rincorso da quello economico. Il Nepal nel 2020 è stato costretto a chiudere le ascensioni dell’Himalaya per l’esplosione della prima ondata di contagi. Il giro d’affari delle ascese alpinistiche genera 1,6 miliardi di euro l’anno, ovvero l’8 per cento del Prodotto interno lordo nazionale. Da sole, le spedizioni dell’Everest nel 2019 hanno portato 2,5 milioni di euro nelle casse di questo piccolo Stato. Così nel 2021, visto che fino a due settimane fa i casi di contagio erano appena 1.100 al giorno, il governo nepalese ha venduto 408 permessi per le spedizioni sulle sue vette, un record storico con il quale sperava di rifarsi dalle perdite del 2020.



Naturalmente, sono state imposte misure precise, come il test negativo 72 ore prima di entrare in Nepal, bolle di quarantena con corde che delimitano i diversi accampamenti al campo base, tende monoposto per dormire e tende comuni per la ristorazione solo se ben ventilate, con elicotteri pronti alle evacuazioni (solo per alcune spedizioni private). Ma non va sempre come si crede. Il medico del campo base dell’Everest, Prakash Karel, dice che la sua clinica non ha i permessi per fare i test: “Non abbiamo tamponi. Ad altitudini elevate è difficile distinguere con certezza i sintomi del Covid da quelli dell’edema polmonare d’alta quota”.

Per limitare i rischi, la Furtenbach Adventures, come altre agenzie di viaggi d’alta quota, offre ora spedizioni flash di quattro settimane invece di nove. Per preparare gli alpinisti all’alta quota, li fa dormire per un mese, a casa loro, dentro tende ipossiche, con un respiratore che li abitua all’aria rarefatta dell’alta quota. Una trovata tecnologica che è servita a ridurre i rischi di edema polmonare, ma non ad evitare quelli del Covid-19.