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I funerali di Ihab al Wazni (reuters)

Iraq, assalto al consolato iraniano a Kerbala contro gli omicidi mirati di leader della protesta

Nella città domenica notte è stato ucciso da due sicari Ihab al Wazni, del movimento “Tishrin”. A Diwaniya i killer hanno provato ad assassinare il giornalista Ahmed Hassan, del canale “Al Fourat”. Sono tutti attivisti che dal 2019 manifestano contro la corruzione, il settarismo e l’ingerenza di Teheran
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Il Sud dell’Iraq è di nuovo in fiamme. Ieri notte il consolato iraniano nella città santa sciita di Kerbala è stato assaltato da una folla di manifestanti. La folla protestava per la ripresa degli omicidi mirati messi a segno dalle milizie irachene filoiraniane contro i leader della protesta popolare che dal 2019 contesta il governo centrale.

Tutti in Iraq sono sicuri che dietro queste uccisioni ci siano questi gruppi armati sostenuti dall’Iran, che hanno un peso decisivo nel controllo della politica e dell…

Il Sud dell’Iraq è di nuovo in fiamme. Ieri notte il consolato iraniano nella città santa sciita di Kerbala è stato assaltato da una folla di manifestanti. La folla protestava per la ripresa degli omicidi mirati messi a segno dalle milizie irachene filoiraniane contro i leader della protesta popolare che dal 2019 contesta il governo centrale.

Tutti in Iraq sono sicuri che dietro queste uccisioni ci siano questi gruppi armati sostenuti dall’Iran, che hanno un peso decisivo nel controllo della politica e delle operazioni militari in Iraq.

A Kerbala domenica notte è stato ucciso da due sicari Ihab al Wazni, uno dei leader delle proteste del movimento “Tishrin” (ottobre) nella sua città. Un anno fa un altro attivista anti-iraniano, Fahem al Tai, era stato assassinato sempre a Karbala nello stesso luogo dove ha trovato la morte Wazni. A Diwaniya invece i killer hanno provato ad uccidere con colpi di pistola con silenziatore il giornalista Ahmed Hassan, del canale “Al Fourat”. Hassan adesso è ricoverato in un ospedale specializzato di Bagdad, dove è stato operato nella notte: non è chiaro se riuscirà a sopravvivere al tentativo di assassinio.

Le vittime di questa catena di omicidi-mirati sono tutti attivisti che dal 2019 protestano contro la corruzione, il settarismo del governo iracheno e contro l’ingerenza delle milizie e degli agenti iraniani. Per mesi hanno organizzato manifestazioni contro il governo iracheno, costretto a mantenere un rapporto stretto con l’Iran nel tentativo di sopravvivere.

In Iraq si vota in ottobre, e in vista del voto le milizie filoiraniane hanno deciso di alzare il livello dello scontro. L’impunità con cui agiscono le squadre della morte evoca lo spettro delle eliminazioni politiche che vennero messe a segno soprattutto durante il conflitto sciiti-sunniti negli anni dal 2006 al 2009.

Dall'inizio della rivolta popolare senza precedenti nell'ottobre 2019, almeno 70 attivisti sono stati vittime di omicidi o tentati omicidi e dozzine di rapiti, a volte per brevi periodi. Una delle vittime eccellenti è stata Hicham al-Hashemi, che non era un attivista ma un giornalista uno specialista in jihadismo, assassinato nel luglio 2020 davanti ai suoi figli a Baghdad.

Secondo i suoi parenti, Wazni aveva recentemente detto alla polizia di sentirsi minacciato ma non gli era stata concessa alcuna protezione. Poco dopo il suo assassinio, una dozzina di gruppi, tra cui Al-Beit al-Watani, uno dei pochi partiti nati dalla “rivoluzione d'Ottobre” in Iraq, hanno annunciato che boicotteranno le elezioni legislative. "Come può un governo che lascia passare davanti ai suoi occhi pistole e bombe silenziate, garantire un clima elettorale sicuro?", Ha chiesto in un comunicato Al-Beit al-Watani, dopo che diversi candidati hanno affermato di aver ricevuto minacce di morte.

Per il deputato Saad al-Helfi, vicino al leader sciita Moqtada Sadr, “il ritorno degli omicidi mira a ostacolare le elezioni”. Lo stesso Moqtada Sadr ha detto che “partecipare alle elezioni si fa a determinate condizioni: gli omicidi non sono previsti”.