La battaglia di Gerusalemme: i razzi di Hamas sulla città
di Sharon Nizza , di Sharon NizzaGERUSALEMME - La tensione era palpabile fin dalle prime ore della mattina e nel corso della giornata diversi segnali hanno dato la misura dell'escalation alle porte. Nel pomeriggio Hamas ha lanciato un ultimatum: se entro le 18 Israele non ritira le proprie forze da Al Aqsa e Sheikh Jarrah, ci saranno conseguenze. Promessa mantenuta: alle 18 in punto sono suonate le sirene a Gerusalemme, con due forti esplosioni.
Sei missili hanno percorso oltre 100 chilometri raggiungendo la Città santa, intercettati e provocando solo danni marginali a un'abitazione. La Knesset è stata evacuata. E lo stesso il Muro del Pianto. In parallelo, almeno 150 razzi sono stati lanciati nel giro di poche …
GERUSALEMME - La tensione era palpabile fin dalle prime ore della mattina e nel corso della giornata diversi segnali hanno dato la misura dell'escalation alle porte. Nel pomeriggio Hamas ha lanciato un ultimatum: se entro le 18 Israele non ritira le proprie forze da Al Aqsa e Sheikh Jarrah, ci saranno conseguenze. Promessa mantenuta: alle 18 in punto sono suonate le sirene a Gerusalemme, con due forti esplosioni.
Sei missili hanno percorso oltre 100 chilometri raggiungendo la Città santa, intercettati e provocando solo danni marginali a un'abitazione. La Knesset è stata evacuata. E lo stesso il Muro del Pianto. In parallelo, almeno 150 razzi sono stati lanciati nel giro di poche ore verso il Sud d'Israele, tra cui un missile anticarro che ha colpito un'auto a Sderot, e l'attacco continua. A stretto giro è arrivata la reazione dell'aviazione israeliana. "Abbiamo solo iniziato a colpire gli obiettivi a Gaza" dice il portavoce dell'esercito Jonathan Conricus alla stampa. "Diverse organizzazioni terroristiche rivendicano i lanci, ma noi consideriamo Hamas l'unico responsabile di questo attacco".
"Hamas ha varcato una linea rossa", ha detto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. "Israele colpirà con grande potenza, non tolleriamo attacchi al nostro territorio, alla nostra capitale, ai nostri cittadini e ai nostri soldati. Chi ci attacca pagherà un duro prezzo". Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha avvertito che i raid contro Hamas e "altri gruppi terroristici" nella Striscia di Gaza continueranno "per garantire la sicurezza di Israele e riportare calma completa e a lungo termine".
Secondo il ministero della Salute di Hamas, a Gaza ci sono venti vittime nella zona di Bet Hanoun, tra cui diversi bambini. Da parte israeliana, nessuna presa di responsabilità rispetto a possibili vittime civili. Conricus sostiene che si potrebbe trattare di un incidente interno provocato da un razzo vagante "come già avvenuto in precedenti occasioni" riferisce ai giornalisti. Conferma invece l'uccisione di tre uomini di Hamas, tra cui Mohammed Abdullah Fayyad, uno dei comandanti delle Brigate Izzedine al-Qassam.
La giornata si era aperta con nuovi scontri violenti sulla Spianata delle Moschee. La polizia israeliana aveva deciso di non fare salire fedeli ebrei sul sito che identificano come il primo luogo santo per l'ebraismo, il Monte del Tempio. Una misura contestatissima tra gli israeliani che non è comunque servita a placare gli animi. Migliaia di palestinesi avevano trascorso la notte all'interno della Moschea di Al Aqsa, organizzando barricate e cumuli di sassi, alcuni dei quali sono stati lanciati di primo mattino sui passanti dall'alto della Spianata verso il tratto orientale della strada che circonda le mura della città vecchia, provocando l'irruzione della polizia israeliana nell'area. Anche in serata è tornata la tensione.
Negli scontri ci sono stati diverse centinaia di feriti palestinesi, riporta la Mezzaluna Rossa, di cui almeno 7 gravi. Nelle stesse ore, nei pressi della Porta dei Leoni, un'auto israeliana è stata presa d'assalto a sassate da un gruppo di giovani palestinesi, causando l'uscita di strada del conducente e il ferimento dei tre passeggeri e di uno degli assalitori.
I numerosi poli di attrito hanno infiammato Gerusalemme proprio mentre Israele celebrava l'unificazione della città dopo la guerra dei Sei giorni. Ma Gerusalemme appare più divisa che mai. La schizofrenia è lampante nelle poche centinaia di metri che separano la porta di Damasco da quella di Giaffa in città vecchia: negli stessi momenti, al primo valico delle mura antiche che conduce al quartiere musulmano, erano in corso scontri tra polizia e palestinesi, scene di guerriglia urbana che hanno caratterizzato quasi tutto il mese del Ramadan; mentre alla porta che conduce al quartiere ebraico procedevano i festeggiamenti tra musica e balli per il "Giorno di Gerusalemme" - deviati in extremis rispetto al tradizionale percorso che passa proprio per la Porta di Damasco - che si sono improvvisamente interrotti al suono della sirena che non si sentiva a Gerusalemme da anni.
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Nel terzo polo di fuoco nella città, il quartiere di Sheikh Jarrah, dove alcune famiglie palestinesi potrebbero essere sfrattate a favore di famiglie ebraiche che rivendicano la proprietà dei terreni contesi, gli scontri ieri sono stati più di basso profilo, ma molto dell'attuale escalation ha a che fare con questo quartiere di Gerusalemme Est: una battaglia legale trentennale che nelle ultime due settimane è diventata la causa che è riuscita a unire Fatah e Hamas, nuovamente ai ferri corti dopo l'annullamento delle prime elezioni palestinesi in quindici anni che si sarebbero dovute tenere il 22 maggio.
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La Casa Bianca esprime seria preoccupazione per la degenerazione degli eventi. "Al Aqsa è una linea rossa" è il messaggio delle numerose condanne arrivate dai Paesi arabi, tra cui Egitto e Qatar. Linea rossa è lo stesso termine scelto da Netanyahu, riferendosi al lancio di missili verso Gerusalemme. "La risposta d'Israele sarà dura. E potrebbe durare a lungo".