✕
L'equipaggio del peschereccio colpito dalla guardia costiera libica accolto a Mazara del Vallo, 8 maggio 2021. (ansa)

Spari ai nostri pescherecci: messaggi turchi da Bengasi

Ascolta l'audio

Dietro la dura reazione di Tripoli la presenza sempre più forte di Erdogan
2 minuti di lettura
"È come in quel gioco della Settimana Enigmistica: il foglio sembra bianco, ma se unisci i puntini compare il disegno. In Libia ti viene fuori la faccia di Erdogan". Un alto responsabile della Difesa italiana spiega la sua idea su quello che sta accadendo in Libia oggi. "Non credo proprio che i turchi abbiano dato direttamente ordine di inseguire i pescherecci italiani. Ma l'elenco di tutti quei 'puntinì ci racconta che in quello che accade oggi in Tripolitania c'è un ruolo della Turchia, che va compreso e analizzato, senza ritardo. Perché sta crescendo un clima ostile all'Italia e all'Europa".

L'attacco e la fuga

L'ombra lunga della Turchia di Erdogan si proietta misteriosa sulla Tripolitania tanto da interferire con la pesca delle barche di Mazara del Vallo? Oggi a Roma arriva il sindaco Salvatore Quinci. Da Mazara erano partiti i pescherecci che 10 giorni fa sono dovuti fuggire dalle acque di Bengasi, inseg…
"È come in quel gioco della Settimana Enigmistica: il foglio sembra bianco, ma se unisci i puntini compare il disegno. In Libia ti viene fuori la faccia di Erdogan". Un alto responsabile della Difesa italiana spiega la sua idea su quello che sta accadendo in Libia oggi. "Non credo proprio che i turchi abbiano dato direttamente ordine di inseguire i pescherecci italiani. Ma l'elenco di tutti quei 'puntinì ci racconta che in quello che accade oggi in Tripolitania c'è un ruolo della Turchia, che va compreso e analizzato, senza ritardo. Perché sta crescendo un clima ostile all'Italia e all'Europa".

L'attacco e la fuga

L'ombra lunga della Turchia di Erdogan si proietta misteriosa sulla Tripolitania tanto da interferire con la pesca delle barche di Mazara del Vallo? Oggi a Roma arriva il sindaco Salvatore Quinci. Da Mazara erano partiti i pescherecci che 10 giorni fa sono dovuti fuggire dalle acque di Bengasi, inseguiti da una motovedetta del generale Haftar. Le stesse barche che si sono spostate verso Khoms e che il 6 maggio sono state mitragliate da una vedetta del governo di Tripoli. Un governo appoggiato dall'Italia ma soprattutto dalla Turchia. Il sindaco Quinci poterà al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a quello della Difesa Guerini, alla Commissione Esteri della Camera il racconto dei suoi concittadini pescatori. E il racconto è questo: "I libici non erano arrivati per 'avvertirè i nostri pescatori: sono arrivati direttamente con l'intenzione di sparare addosso".

Intenzione o meno, il comportamento è stato aggressivo. In ambienti militari ma anche tra alcuni diplomatici italiani è scattato un segnale d'allarme: se un governo debole come quello del premier Abdelhamid Dbeibah ha la volontà di lanciare un avvertimento così violento a un gruppo di barche da pesca italiane da qualche parte deve esserci il soffio malevolo di chi vuole respingere l'Italia e l'Europa dalla Libia. All'inizio di aprile i ministri della Difesa della Ue hanno affrontato proprio il tema della presenza miliare turca in Tripolitania.

La Turchia

La Turchia ha già addestrato centinaia di soldati, ad Ankara e nelle loro stesse basi libiche. Ha avviato la ristrutturazione di una grossa base aerea ad Al Watyiha, verso la Tunisia. Un aeroporto dove farà scendere i suoi caccia F-16.
Ma soprattutto ha iniziato ad occuparsi dell'addestramento della guardia costiera e della Marina di Tripoli e Misurata. "È come se avessero in mano le chiavi per aprire o chiudere il flusso di migranti verso l'Italia", dice un ammiraglio che segue il dossier.
Omar Tarhuni, ambasciatore di Libia a Roma, smentisce questa volontà libica di agire per conto della Turchia o anche solo di alzare il livello dello scontro con l'Italia.
"Non c'è nulla di tutto questo: c'è che il capo della guardia costiera libica ha dato un ordine chiaro, difendere le nostre coste dall'ingresso di barche non autorizzate. E quelle acque sono Zona di protezione della pesca". In un lungo comunicato la Guardia costiera libica ha riferito che la sua motovedetta "Ubari" avrebbe sparato solo raffiche di avvertimento. E rivendica con durezza il suo diritto/dovere di inseguire i pescherecci "illegali".

Tarhuni smentisce l'intenzione di Tripoli di alzare il livello dello scontro: "È stato solo un incidente. E vedrete che nei prossimi giorni i governi di Italia e Libia porteranno avanti il lavoro che è stato avviato dal presidente Draghi nella sua visita a Tripoli, ci saranno nuovi accordi", dice l'ambasciatore. "Una cosa è sicura", commenta un alto grado dello Stato maggiore Marina: "Da questo momento in poi è chiaro che non si potrà tornare a pescare così liberamente al largo della Libia. A meno di non chiedere a noi militari di avvicinarsi a qualcosa che assomigli a una vera guerra per il pesce".