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Ungheria, i sondaggi preoccupano Orbán. Fondazioni "prenditutto" per blindare il potere economico

Viktor Orban (ansa)
Un recente rilevamento assegna alla maggioranza il 37 per cento contro il 40 per cento di una pur eterogenea alleanza di opposizioni in vista delle elezioni del prossimo anno
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Gli ultimi sondaggi non sono favorevoli per la maggioranza sovranista eletta ungherese e le parlamentari si terranno l'anno prossimo. Allora Viktor Orbán, il suo gruppo e gli oligarchi a lui obbedienti si rafforzano in società ed economia acquisendo diverse proprietà - università, terreni immobiliari, aziende di ogni comparto - tramite le fondazioni da loro create e controllate per assicurarsi un sistema di potere economico in grado di resistere anche a un cambio di maggioranza.

I sondaggi

Un sondaggio pubblicato il 6 maggio scorso dal sito dell'autorevole settimanale economico "Hvg" (Héti Világgazdaság, indipendente dagli ultimi anni del comunismo sul viale del tramonto) ed …

Gli ultimi sondaggi non sono favorevoli per la maggioranza sovranista eletta ungherese e le parlamentari si terranno l'anno prossimo. Allora Viktor Orbán, il suo gruppo e gli oligarchi a lui obbedienti si rafforzano in società ed economia acquisendo diverse proprietà - università, terreni immobiliari, aziende di ogni comparto - tramite le fondazioni da loro create e controllate per assicurarsi un sistema di potere economico in grado di resistere anche a un cambio di maggioranza.

I sondaggi

Un sondaggio pubblicato il 6 maggio scorso dal sito dell'autorevole settimanale economico "Hvg" (Héti Világgazdaság, indipendente dagli ultimi anni del comunismo sul viale del tramonto) ed effettuato dall'istituto Publicis, assegna alla Fidesz del primo ministro Viktor Orbán e ai suoi alleati il 37 per cento dei consensi, contro il 40 per cento dell'eterogenea alleanza elettorale delle opposizioni.

Certo, gli indecisi sono ben il 22 per cento, ma il segnale non è favorevole all'attuale maggioranza. L'alleanza delle opposizioni comprende europeisti come Coalizione democratica, socialisti, verdi, Momentum e Parbeszed (movimenti della società civile) e col loro si è alleato Jobbik, l'ex partito di ultradestra antisemita trasformatosi in destra in doppiopetto.

Nei sondaggi, nella coalizione primi sarebbero i liberali di sinistra di Coalizione democratica (Dk) con l'11 per cento, secondi col 10 per cento quelli dell'ex ultradestra Jobbik trasformatasi in partito conservatore, terzi i Socialisti (Mszp, ex comunisti) con il 9 per cento, poi vengono con l'8 per cento i leader della società civile e giovanili di Momentum e ultimi i verdi di Lmp e il partito pro-dialogo Parbeszed.

Dato ancor più preoccupante per l'attuale maggioranza è che il candidato dell'opposizione preferito come futuro premier è il popolarissimo sindaco ecologista ed europeista di Budapest Gergely Karácsony, membro dell'Alleanza dei sindaci europeisti assieme agli omologhi di Varsavia, Praga e Bratislava, le altre capitali del gruppo Visegrád.

L'arma delle fondazioni

Sono istituzioni private di diritto pubblico alla cui guida sono oligarchi e altri fedelissimi del premier. Hanno già acquistato in massa la maggioranza dei media per domarli o chiuderli, ora il governo ha ceduto loro le 12 principali università versando oltretutto più di 3 miliardi di euro, inclusi fondi europei. Addio quindi all'indipendenza accademica.

Adesso, come scrive l'attendibile sito critico telex.hu le fondazioni si preparano ispirate dalla maggioranza eletta a dare l'assalto a diverse aziende e istituzioni in ogni comparto: proprietà immobiliari, residenze governative, aziende agricole, aziende del settore sanitario, i monopoli finora pubblici di tabacco e gioco d'azzardo.

I membri di ogni Curatorium già designati, sottolinea il sito Euractiv, sono in parte non trascurabile ministri e sottosegretari del governo attuale. Secondo la legge, adottata con maggioranza dei due terzi e solo cosí revocabile, le fondazioni non sono tenute a rimborsare i fondi statali che ricevono. Ogni nuovo governo avrebbe dunque le mani legate da queste istituzioni ibride potentissime nella vita pubblica.

Il libro-manifesto dedicato al premier

Su questo sfondo, è stato appena pubblicato (informa il sito indipendente e imparziale ungherese Dailynewshungary) un libro-manifesto che analizza in temi elogiativi il programma di Orbán, la sua operazione di regime change, il suo peso internazionale. Lo ha scritto il politologo filogovernativo Gábor Fodor, della Fondazione governativa di studi sull'Europa centrale e orientale.

Le grandi lodi del libro, intitolato Il sistema Orbán, sono state pronunciate da Tamasz Deutsch, che era il leader del gruppo Fidesz al Parlamento europeo quando la Fidesz era ancora nel Ppe, e dal responsabile della "riforma" che ha consegnato le università alle Fondazioni filogovernative, Istvan Stumpf.

Secondo Tamasz Deutsch in particolare, "questo volume fa e farà capire l'importanza internazionale del ruolo di Orbán anche a chi gli è ostile, sottolineando l´importanza dei cambiamenti da lui introdotti". Fodor, egli stesso consigliere del premier, ha sottolineato in pubblico che "Orbán ha avuto il coraggio di creare un suo modello politico". E la nota storica Maria Schmidt, ritenuta vicinissima al premier e dichiaratamente antisemita: "Il sistema Orbán difende i veri valori europei prima che sia troppo tardi".

Lo schieramento internazionale

Sentendosi dichiaramente orfano di Donald Trump, Orbán ha accelerato e intensificato negli ultimi mesi intese strategiche e rapporti con la Russia, da cui farà rinnovare i 4 reattori nucleari, e con la Cina. Unico paese di Visegrád che non ha espulso spie russe in solidarietà con la Cechia sotto attacco. I grandi appalti con aziende russe e cinesi vengono condivisi tra i big di Mosca e Pechino e i grandi oligarchi.

Secondo Orbán, "Russia e Cina non sono minacce". Intensificati anche i rapporti strategici con dittature e autocrazie postsovietiche dell'Asia centrale e rapporti con la "Comunità euroasiatica". Tutto duramente criticato dal Segretario di Stato Usa Anthony Blinken.