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Mahmoud Ahmadinejad dopo aver registrato la sua candidatura (afp)

Iran: Ahmadinejad ci riprova, si candida presidente. Zarif invece rinuncia

A Teheran di voterà il 18 giugno: mai come questa volta tanti candidati fra generali in servizio, ex capi dei pasdaran e ufficiali passati alla politica. Manca ancora il vero asso dei conservatori e un rappresentante dei riformisti. Il Consiglio dei Guardiani valuterà le candidature e di sicuro non le approverà tutte
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ERA il presidente prediletto della guida suprema iraniana. Ma alla fine del suo mandato finì per entrare in rotta di collisione direttamente con Ali Khamenei e con i suoi consiglieri, con tutti quelli che pensavano di poterlo manovrare liberamente. Adesso Mahmoud Ahmadinejad ci riprova. Il leader populista iraniano che è stato presidente (capo del governo in Iran) per 4 anni ha presentato la sua candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno il 18 giugno. Non è detto che supererà l’esame del Consiglio dei Guardiani, l’istituzione non elettiva che in Iran seleziona le candidature. Da ieri sono aperte le iscrizioni, e i Guardiani di sicuro faranno strage di candidati non considerati compatibili rispetto ai fondamentali della Repubblica islamica.

ERA il presidente prediletto della guida suprema iraniana. Ma alla fine del suo mandato finì per entrare in rotta di collisione direttamente con Ali Khamenei e con i suoi consiglieri, con tutti quelli che pensavano di poterlo manovrare liberamente. Adesso Mahmoud Ahmadinejad ci riprova. Il leader populista iraniano che è stato presidente (capo del governo in Iran) per 4 anni ha presentato la sua candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno il 18 giugno. Non è detto che supererà l’esame del Consiglio dei Guardiani, l’istituzione non elettiva che in Iran seleziona le candidature. Da ieri sono aperte le iscrizioni, e i Guardiani di sicuro faranno strage di candidati non considerati compatibili rispetto ai fondamentali della Repubblica islamica.

La vera novità di quest’anno sarà però la massiccia presenza di generali delle forze armate e del corpo dei Pasdaran fra chi proverà a chiedere il voto per diventare presidente. Ad oggi i candidati militari sono già quattro. Il più noto è il generale Hossein Dehqan, ex ministro della Difesa nel primo governo Rouhani (2013-2017) e attuale consigliere dell'ayatollah Khamenei. Dehqan ha annunciato ai giornalisti che se diventerà presidente, il suo governo sarà pronto a fare commerci “con tutti i paesi del mondo tranne Israele”. Dichiarazione in cui bisogna capire se quel “tutti i paesi del mondo” include anche il “grande satana” America”, sino ad oggi affiancato al “nemico sionista”.

Un altro militare è il generale di brigata Said Mohammad, ex capo delle “guardie della rivoluzione islamica”, consigliere dell’attuale comandante. Mohammad come slogan ha scelto “i vicini prima di tutto”, e anche lui vuole aprire al commercio con tutti. Evidentemente è un tema che è molto sentito dagli elettori del bazar e in generale alla popolazione che vuole liberalizzare le dinamiche dell’economia. Interessante la sua dichiarazione a favore di un “equilibrio” nelle relazioni del suo paese con l'Est e l'Ovest.

Un altro militare che vorrebbe correre è l’ammiraglio Rostam Ghassemi, ex ministro del Petrolio e viceresponsabile per le questioni economiche del capo della “Forza Qods”, che è il reparto d’élite dei pasdaran incaricato delle operazioni all’estero, l'unità che era guidata da Qassem Soleimani.

Ancora un generale che già aveva fatto politica è l’ufficiale dell’esercito regolare Mohammad Hassan Nami, ex ministro delle Telecomunicazioni. C’è tempo per presentare le candidature fino al 15 maggio. Dopo quel termina il Consiglio dei Guardiani (designato da Khamenei) avrà il potere di eliminare chi non viene ritenuto adatto alla campagna elettorale e soprattutto all’eventualità di poter diventare presidente. La verità è che al momento, nonostante l’affollamento di militari, mancano sia una candidatura di peso del campo conservatore che del campo riformista. Il più accreditato fra i conservatori è il capo del sistema giudiziario, Ibrahim Raissi. Un altro candidato conservatore che era un ex ufficiale dei pasdaran è il presidente del Parlamento Mohammed Qalibaf.

La registrazione dei candidati andrà avanti fino al 15 maggio e poi i Guardiani avranno tempo fino al 27 maggio per trasmettere l’elenco dei nomi approvati al Ministero dell’Interno.

Proprio oggi uno dei possibili candidati dei riformisti ha però sciolto, in negativo, la sua riserva. Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha annunciato che non si presenterà ale elezioni: con un messaggio su Instagram, Zarif ha spiegato che non intende presentarsi nonostante le pressioni del campo riformista, che lo considera un campione del dialogo e gli attribuisce un ruolo cruciale nel negoziato dell'accordo nucleare del 2015, che in questi giorni le parti stanno cercando di rilanciare a Vienna. Zarif scrive che "considerando le difficili e stressanti circostanze dentro e fuori il Paese, ho deciso di non candidarmi, perché non sarebbe opportuno e benefico per il Paese. Il costo di ciò che ho affrontato negli ultimi otto anni" come ministro degli Esteri, "e soprattutto nell'ultimo mese è stata la distruzione dell'unità nazionale e dell'autostima, oltre che della fiducia e della speranza del popolo".

Zarif fa riferimento all’audio “pirata” reso noto il mese scorso in cui criticava i militari in Iran e in particolare e il generale dei Pasdaran Qassem Soleimani, diventato definitivamente un simbolo nazionale dopo l'uccisione in un raid americano a Bagdad nel gennaio 2020.