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(afp)

Israele: "Non c'è una data termine per le operazioni militari"

Non si ferma l'escalation. Alla valutazione i piani per l'ingresso a Gaza, cresce il dispiegamento al confine con la Striscia. I vertici della Difesa pensano a intensificare gli attacchi per assestare un duro colpo ad Hamas e potersi poi concentrare sul fronte interno incandescente per gli scontri tra arabi e ebrei
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GERUSALEMME. Non si frena l’escalation militare tra Israele e Hamas: in due giorni di operazioni, sono oltre 600 gli obiettivi militari colpiti da Israele nella Striscia di Gaza, mentre più di 1.300 missili sono stati lanciati verso le città israeliane. “Tutte le opzioni sono sul tavolo” dice il ministro della Difesa Benny Gantz. “Israele non è pronto per un cessate il fuoco, non c’è una data termine per l’operazione”, ha aggiunto durante un tour ad Ashkelon, una delle città più colpite dagli attacchi missilistici, 20 chilometri a nord della Striscia di Gaza. 


Gantz ha esteso di due settimane…

GERUSALEMME. Non si frena l’escalation militare tra Israele e Hamas: in due giorni di operazioni, sono oltre 600 gli obiettivi militari colpiti da Israele nella Striscia di Gaza, mentre più di 1.300 missili sono stati lanciati verso le città israeliane. “Tutte le opzioni sono sul tavolo” dice il ministro della Difesa Benny Gantz. “Israele non è pronto per un cessate il fuoco, non c’è una data termine per l’operazione”, ha aggiunto durante un tour ad Ashkelon, una delle città più colpite dagli attacchi missilistici, 20 chilometri a nord della Striscia di Gaza. 


Gantz ha esteso di due settimane lo stato di emergenza nel sud del Paese, segnale che gli scontri potrebbero ulteriormente degenerare. Il portavoce militare ha annunciato che l’esercito sta valutando piani per un possibile ingresso via terra a Gaza. “Stiamo preparando varie opzioni da sottoporre al capo di Stato maggiore, che verranno valutate dal gabinetto di sicurezza”, ha affermato il colonnello Jonathan Conricus, il portavoce dell’esercito, in un briefing con i giornalisti. Conricus conferma anche il dispiegamento al confine con la Striscia di Gaza di tre brigate di manovra, due di fanteria e una di corazzati.


Allo stesso tempo, il corrispondente militare di Haaretz, Yaniv Kubovitch, riporta che tra i vertici militari è in discussione l’opzione di concludere quanto prima l’attuale escalation, a causa della degenerazione delle violenze nel fronte domestico che si sta registrando in questi giorni. Per questo, la tendenza sarebbe di intensificare la potenza degli attacchi israeliani nel breve raggio per infliggere un duro colpo alla spina dorsale operativa di Hamas e ristabilire la deterrenza. L’obiettivo d’Israele è allontanare quanto più possibile un prossimo round “a bassa intensità”, come quelli che hanno caratterizzato il confronto tra le parti negli ultimi 7 anni, dopo l’ultima guerra del 2014.


Nel round attuale, l’aviazione israeliana ha bombardato con attacchi senza precedenti diversi palazzi residenziali che ospitavano infrastrutture logistiche e di intelligence di Hamas. L’esercito ha allertato i residenti palestinesi affinché evacuassero l’area prima degli attacchi. Tra gli obiettivi colpiti, secondo quanto riferito dal portavoce dell’esercito, anche un tunnel di Hamas locato sotto una scuola, la Banca Islamica Centrale, arteria economica di Hamas, e oltre 30 operativi delle varie organizzazioni militari. Tra questi, almeno 10 figure chiave di Hamas come Bassem Issa, il comandante della Brigata di Gaza City, Jomaa Tahla, capo dell’unità cyber, Jamal Zabeda, Capo dell’unità di ricerca e Nazzem Hatib, Capo dell’unità di ingegneria. 

Come da Israele, anche da Gaza arrivano messaggi contrastanti rispetto alla possibilità di raggiungere una tregua. Ieri un portavoce della Jihad Islamica ha dichiarato che “l’organizzazione è pronta a continuare nella campagna contro Israele fino a quando necessario”, mentre Hamas avrebbe espresso alla Russia l’intenzione di arrivare a un cessate il fuoco ponendo come condizione la “cessazione da parte di Israele di qualsiasi azione ad Al Aqsa”, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri russo. Per l’esperto di affari militati Oded Granot, “Hamas e la Jihad Islamica avrebbero firmato ieri un cessate il fuoco”, in tempo per le celebrazioni di Eid el Fitr, la festa che conclude il Ramadan, avendo ottenuto finora diverse vittorie tattiche non indifferenti. In primis, dice Granot, con il lancio di missili verso Gerusalemme lunedì, il momento che ha dato il via all’operazione “Difensori delle mura” nel gergo israeliano e “Spada di Gerusalemme” in quello di Hamas. Poi, colpendo con un missile anticarro una jeep militare, causando un morto, e con i numerosi attacchi di centinaia di missili in pochi minuti che hanno paralizzato il cuore del Paese come mai accaduto in passato, con le scuole chiuse da tre giorni in un raggio fino a 120 km dalla Striscia di Gaza. 

Anche questa notte le sirene sono risuonate incessantemente in tutto il Paese, compresa nell’area metropolitana di Tel Aviv dove un missile ha centrato un’abitazione nella città di Petach Tikva, a 100 km dalla Striscia di Gaza. Secondo fonti militari, il sistema antimissilistico Iron Dome ha registrato un livello di intercettazione dell’85-90% dei lanci, mentre un terzo dei razzi non ha superato il confine, esplodendo all’interno della Striscia.