La Cina sbarca su Marte: lo scontro con gli Usa si sposta nello spazio
di Filippo Santelli , di Filippo SantelliIl significato della missione va ben oltre gli obiettivi scientifici. L'elogio di Xi Jinping: "Avete portato il nostro Paese alla frontiera dell'esplorazione interplanetaria"
C'è traffico su Marte. Tre mesi dopo l'atterraggio di Perseverance, missione americana della Nasa, sabato mattina è stata quella dell'Agenzia spaziale cinese, Tianwen, a planare con successo sulla superficie del Pianeta Rosso. Tra qualche giorno dal lander con bandiera della Repubblica Popolare, il mezzo di atterraggio, uscirà il rover Zhurong, un veicolo che inizierà ad esplorare il grande bacino di Utopia Planitia alla ricerca, tra le altre cose, di tracce di ghiaccio. Ma il significato di Tianwen, letteralmente "la domanda al cielo", va ben oltre gli obiettivi scientifici.
"Questa è un'altra pietra miliare nel progetto aerospaziale cinese", ha detto il presidente Xi Jinping, in un messaggio agli scienziati rilanciato con fanfara dei media di regime. "Voi avete portato il nostro Paese alla frontiera dell'esplorazione interplanetaria". Non è solo propaganda: aver conquistato per la prima volt…
"Questa è un'altra pietra miliare nel progetto aerospaziale cinese", ha detto il presidente Xi Jinping, in un messaggio agli scienziati rilanciato con fanfara dei media di regime. "Voi avete portato il nostro Paese alla frontiera dell'esplorazione interplanetaria". Non è solo propaganda: aver conquistato per la prima volt…
C'è traffico su Marte. Tre mesi dopo l'atterraggio di Perseverance, missione americana della Nasa, sabato mattina è stata quella dell'Agenzia spaziale cinese, Tianwen, a planare con successo sulla superficie del Pianeta Rosso. Tra qualche giorno dal lander con bandiera della Repubblica Popolare, il mezzo di atterraggio, uscirà il rover Zhurong, un veicolo che inizierà ad esplorare il grande bacino di Utopia Planitia alla ricerca, tra le altre cose, di tracce di ghiaccio. Ma il significato di Tianwen, letteralmente "la domanda al cielo", va ben oltre gli obiettivi scientifici.
"Questa è un'altra pietra miliare nel progetto aerospaziale cinese", ha detto il presidente Xi Jinping, in un messaggio agli scienziati rilanciato con fanfara dei media di regime. "Voi avete portato il nostro Paese alla frontiera dell'esplorazione interplanetaria". Non è solo propaganda: aver conquistato per la prima volta il suolo di Marte certifica che anche nello Spazio la Cina è la grande rivale degli Stati Uniti. E la loro sfida tra le stelle, proprio come quella sulla Terra, è destinata a diventare sempre più accesa.
Perché la velocità con cui il Dragone ha recuperato terreno alle frontiere tecnologiche è impressionante. Basti pensare che la sua precedente missione su Marte, dieci anni fa, fu un tragico flop, per colpa dell'avaria del razzo russo che la doveva lanciare. Questa volta l'Amministrazione nazionale dello Spazio, nutrita da risorse miliardarie, ha fatto tutto in casa.
Le difficoltà tecniche di un atterraggio sul Pianeta Rosso - dove tanti hanno fallito - erano una prova del nove: le manovre devono essere automatizzate, ci vogliono uno scudo termico contro il calore dei gas e un sistema di paracadute che rallenti la discesa. La discesa di Zhurong - antica divinità cinese del fuoco - è stata perfetta. Ma le differenze di mole e strumentazione con Perseverance mostrano pure che il gap con gli Stati Uniti non è chiuso, tutt'altro. Il mezzo Nasa pesa quattro volte di più, è alimentato con batterie nucleari, non con pannelli solari, ed è accompagnato da un mini elicotterino, Ingenuity, che già da giorni svolazza nell'aria rarefatta di Marte.
Eppure Xi Jinping ha tutta l'intenzione di proseguire la rimonta, basta vedere la fittissima agenda del piano spaziale cinese. A dicembre Pechino è riuscita a raccogliere dei frammenti di suolo lunare e riportarli sulla terra, il mese scorso ha mandato in orbita il nucleo di quella che sarà la sua prima vera stazione spaziale, che dovrebbe essere completata nel 2022.
La paura per il rientro fuori controllo dei detriti del razzo ha distolto l'attenzione della posta in gioco: ancora più che su Marte infatti, la vera partita stellare con gli Stati Uniti si gioca nello spazio prossimo, il cui presidio è strategico anche in ottica militare. Tra qualche anno la Stazione spaziale internazionale a cui partecipano gli Stati Uniti dovrebbe terminare il ciclo di vita, lasciando quella cinese da sola in orbita. A brevissimo, forse il mese prossimo, tre taikonauti - così si chiamano gli astronauti cinesi - dovrebbero partire per visitarla.
Nel frattempo Pechino prosegue i preparativi per un allunaggio, anche se su quel fronte la Nasa ha rilanciato con forza e miliardi per anticiparla: il suo progetto Artemide dovrebbe portare "il prossimo uomo e la prima donna" sul satellite entro il 2024. L'obiettivo di lungo termine: stabilire una presenza autosufficiente sulla superficie.
Sul suo carro spaziale Washington ha arruolato gli alleati, comprese l'Agenzia spaziale europea e quella italiana, che dopo un flirt con Pechino lungo Via della seta celeste è stata costretta a tagliare le collaborazioni. Perché se è vero che la scienza è uno dei (pochi) campi in cui la collaborazione tra superpotenze rivali può continuare, l'aerospazio è a tutti gli effetti un settore strategico.
Il rischio che tra le stelle, ancora prima che sulla terra, si formino due blocchi contrapposti è concreto. Gli Stati Uniti stanno cercando di isolare la Cina, che però è riuscita a marcare un punto: la Russia, oggi membro della Stazione internazionale, collaborerà con l'Agenzia del Dragone nel prossimo ciclo di esplorazioni. Lei che era la grande rivale dell'America nelle prime Guerre Stellari, in queste accetta un ruolo subordinato al fianco di Pechino. Gli equilibri di potenza in orbita riflettono quelli sulla Terra.
"Questa è un'altra pietra miliare nel progetto aerospaziale cinese", ha detto il presidente Xi Jinping, in un messaggio agli scienziati rilanciato con fanfara dei media di regime. "Voi avete portato il nostro Paese alla frontiera dell'esplorazione interplanetaria". Non è solo propaganda: aver conquistato per la prima volta il suolo di Marte certifica che anche nello Spazio la Cina è la grande rivale degli Stati Uniti. E la loro sfida tra le stelle, proprio come quella sulla Terra, è destinata a diventare sempre più accesa.
Perché la velocità con cui il Dragone ha recuperato terreno alle frontiere tecnologiche è impressionante. Basti pensare che la sua precedente missione su Marte, dieci anni fa, fu un tragico flop, per colpa dell'avaria del razzo russo che la doveva lanciare. Questa volta l'Amministrazione nazionale dello Spazio, nutrita da risorse miliardarie, ha fatto tutto in casa.
Le difficoltà tecniche di un atterraggio sul Pianeta Rosso - dove tanti hanno fallito - erano una prova del nove: le manovre devono essere automatizzate, ci vogliono uno scudo termico contro il calore dei gas e un sistema di paracadute che rallenti la discesa. La discesa di Zhurong - antica divinità cinese del fuoco - è stata perfetta. Ma le differenze di mole e strumentazione con Perseverance mostrano pure che il gap con gli Stati Uniti non è chiuso, tutt'altro. Il mezzo Nasa pesa quattro volte di più, è alimentato con batterie nucleari, non con pannelli solari, ed è accompagnato da un mini elicotterino, Ingenuity, che già da giorni svolazza nell'aria rarefatta di Marte.
Eppure Xi Jinping ha tutta l'intenzione di proseguire la rimonta, basta vedere la fittissima agenda del piano spaziale cinese. A dicembre Pechino è riuscita a raccogliere dei frammenti di suolo lunare e riportarli sulla terra, il mese scorso ha mandato in orbita il nucleo di quella che sarà la sua prima vera stazione spaziale, che dovrebbe essere completata nel 2022.
La paura per il rientro fuori controllo dei detriti del razzo ha distolto l'attenzione della posta in gioco: ancora più che su Marte infatti, la vera partita stellare con gli Stati Uniti si gioca nello spazio prossimo, il cui presidio è strategico anche in ottica militare. Tra qualche anno la Stazione spaziale internazionale a cui partecipano gli Stati Uniti dovrebbe terminare il ciclo di vita, lasciando quella cinese da sola in orbita. A brevissimo, forse il mese prossimo, tre taikonauti - così si chiamano gli astronauti cinesi - dovrebbero partire per visitarla.
Nel frattempo Pechino prosegue i preparativi per un allunaggio, anche se su quel fronte la Nasa ha rilanciato con forza e miliardi per anticiparla: il suo progetto Artemide dovrebbe portare "il prossimo uomo e la prima donna" sul satellite entro il 2024. L'obiettivo di lungo termine: stabilire una presenza autosufficiente sulla superficie.
Sul suo carro spaziale Washington ha arruolato gli alleati, comprese l'Agenzia spaziale europea e quella italiana, che dopo un flirt con Pechino lungo Via della seta celeste è stata costretta a tagliare le collaborazioni. Perché se è vero che la scienza è uno dei (pochi) campi in cui la collaborazione tra superpotenze rivali può continuare, l'aerospazio è a tutti gli effetti un settore strategico.
Il rischio che tra le stelle, ancora prima che sulla terra, si formino due blocchi contrapposti è concreto. Gli Stati Uniti stanno cercando di isolare la Cina, che però è riuscita a marcare un punto: la Russia, oggi membro della Stazione internazionale, collaborerà con l'Agenzia del Dragone nel prossimo ciclo di esplorazioni. Lei che era la grande rivale dell'America nelle prime Guerre Stellari, in queste accetta un ruolo subordinato al fianco di Pechino. Gli equilibri di potenza in orbita riflettono quelli sulla Terra.