Gaza, la testimonianza di Medici senza Frontiere: "La gente è terrorizzata"
di Francesca Caferri , di Francesca CaferriCome sta, dottore? Di fronte a questa domanda Gino Roberto Manciati, uno dei dottori internazionali del team di Medici Senza Frontiere a Gaza, scoppia a ridere: "Sto. E quindi va bene così". Le ultime 48 ore il responsabile medico di Msf nella Striscia le ha passate chiuso in casa con i suoi colleghi, su ordine delle autorità locali: agli operatori internazionali è stato proibito uscire perché era impossibile garantirne la protezione. "La cosa più dura - dice - è non poter aiutare come vorremmo".
Qual è la situazione intorno a lei?
"Difficile. Ci è stato ordinato di non uscire e così abbiamo passato le ultime ore in collegamento costante con il nostro staff locale. Insieme a loro abbiamo valutato via video decine di feriti, fatto triage per capire chi andava sottoposto a cosa, aiutato in ogni modo possibile. L'ospedale di Shifa, che è qui vicino al luogo da dove le parlo, ha ricevuto 1…
Come sta, dottore? Di fronte a questa domanda Gino Roberto Manciati, uno dei dottori internazionali del team di Medici Senza Frontiere a Gaza, scoppia a ridere: "Sto. E quindi va bene così". Le ultime 48 ore il responsabile medico di Msf nella Striscia le ha passate chiuso in casa con i suoi colleghi, su ordine delle autorità locali: agli operatori internazionali è stato proibito uscire perché era impossibile garantirne la protezione. "La cosa più dura - dice - è non poter aiutare come vorremmo".
Qual è la situazione intorno a lei?
"Difficile. Ci è stato ordinato di non uscire e così abbiamo passato le ultime ore in collegamento costante con il nostro staff locale. Insieme a loro abbiamo valutato via video decine di feriti, fatto triage per capire chi andava sottoposto a cosa, aiutato in ogni modo possibile. L'ospedale di Shifa, che è qui vicino al luogo da dove le parlo, ha ricevuto 120 feriti nella notte: pochi meno nei giorni precedenti. Casi gravi, amputazioni, traumi alla testa e al torace dovuti a schiacciamento. E' difficile, ecco".
Cosa ha capito senza uscire di casa?
"Che quella fra giovedì e venerdì è stata la notte peggiore da quando è iniziata l'offensiva. Le bombe non si sono fermate mai. Hanno colpito obiettivi inattesi, come due banche qui vicino, accusate di aiutare Hamas. E si sono intensificate nelle prime ore del mattino, cogliendo la gente nel mezzo della notte, unendo la paura che fa il buio a quella dei bombardamenti. La gente era terrorizzata".
Ha pensato di andare via?
"No. Siamo 11 internazionali qui: sono andati via solo il responsabile finanziario e un'altra persona dello staff organizzativo. Gli altri sono con me: siamo due italiani, poi belgi, francesi, canadesi, uno spagnolo e una colombiana. Medici e infermieri sono tutti rimasti al loro posto".
Israele dice che Hamas nasconde arsenali e basi per i missili fra i civili: scuole, ospedali, palazzi. Lei ha visto qualcosa di tutto questo?
"Noi siamo qui per aiutare: tutti. Come siamo dall'altra parte per aiutare, a Gerusalemme. Il nostro lavoro si svolge in ospedale: del resto, vediamo molto poco. Di certo non guardiamo a ebrei e palestinesi: aiutiamo tutti. E oggi siamo frustrati perché c'è molto bisogno e noi possiamo fare poco. Con i miliziani non abbiamo rapporti: li vediamo solo quando sono feriti".
Lo staff locale cosa le dice?
"Sono sotto pressione. Non per le bombe, perché ti dicono che le hanno già viste: ma perché sono soli, senza di noi a sostenerli. Sono bravissimi, stanno facendo un grande lavoro. Ma hanno paura di sbagliare e nel nostro lavoro certi errori si pagano molto cari"
C'è qualcosa che vorrebbe dire a chi guarda questa crisi da lontano?
"Medici senza Frontiere è qui per aiutare. E quando aiutiamo ci piace vedere che le cose vanno meglio, che contribuiamo a fare la differenza. Invece qui sappiamo che quando questo sarà finito ci sarà da ricominciare: in questi giorni vediamo le cose andare peggio, non meglio. Un grande dolore".