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Quel battesimo rovesciato nella foto del neonato salvato a Ceuta

La foto è stata twittata dalla Guardia Civil a Ceuta  
Nascere dall'acqua che non dà la vita ma minaccia di rubarla. In una specie di sbarco in Normandia di migranti disperati. Perché lo scatto del bambino e del sommozzatore della Guardia Civil spagnola è così potente. E ci ricorda il piccolo Alan Kurdi
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Eccolo, proiettile di una guerra di cui non sa nulla, arma di un conflitto politico internazionale che gioca con la sua vita. Eccolo, ha addosso un pagliaccetto a righe, due guantini rosa, un berretto celeste, vestito così dovrebbe essere in una culla calda, non fra le onde gelide del Mediterraneo. Anche l'uomo che cerca di toglierlo da lì non è in costume da bagno, ha la divisa della Guardia Civil, si è buttato in acqua vestito quando ha visto che quella madre non ce la faceva più a nuotare con il figlio di forse un paio di mesi sulle spalle.

Il volto di Juan Francisco

Ma lui, l'agente, almeno sa nuotare. Anche bene. Si chiama Juan Francisco, è un sommozzatore del Grupo Especial de Actividades Subacuáticas de la Guardia Civil spagnola. Del bimbo non sappiamo nulla, se non che, pare, sta bene, ma in quel momento "era freddo, gelato, non si muoveva... è stato un momento traumatico" (dirà dopo il sommozza…

Eccolo, proiettile di una guerra di cui non sa nulla, arma di un conflitto politico internazionale che gioca con la sua vita. Eccolo, ha addosso un pagliaccetto a righe, due guantini rosa, un berretto celeste, vestito così dovrebbe essere in una culla calda, non fra le onde gelide del Mediterraneo. Anche l'uomo che cerca di toglierlo da lì non è in costume da bagno, ha la divisa della Guardia Civil, si è buttato in acqua vestito quando ha visto che quella madre non ce la faceva più a nuotare con il figlio di forse un paio di mesi sulle spalle.

Il volto di Juan Francisco

Ma lui, l'agente, almeno sa nuotare. Anche bene. Si chiama Juan Francisco, è un sommozzatore del Grupo Especial de Actividades Subacuáticas de la Guardia Civil spagnola. Del bimbo non sappiamo nulla, se non che, pare, sta bene, ma in quel momento "era freddo, gelato, non si muoveva... è stato un momento traumatico" (dirà dopo il sommozzatore).


La foto deve averla fatta un suo collega, forse quel Braulio che con lui scrutava le onde, sulla riva di Ceuta, per avvistare le persone in difficoltà in quell'impensabile, incredibile sbarco di Normandia dei disperati, povera gente a nuoto, aggrappata per galleggiare a salvagenti da bambini, canotti da ombrellone, bottiglioni vuoti. È un'immagine a suo modo potente, nonostante o forse proprio per la sua impossibile premeditazione, vediamo solo mare, onde, schizzi d'acqua salmastra, che circonda due corpi, li sovrasta, spinge verso il bordo sinistro dell'inquadratura, non c'è orizzonte, non c'è apparente movimento né direzione, il salvagente, unica cosa dai colori caldi assieme ai guanti del soccorritore, circonda il bambino come un'aureola che ne inquadra la fragilità, più che salvarlo.


Non c'è espressione di emozione sul volto del salvatore (un pittore ce l'avrebbe messa), il dramma dell'attimo è affidato ad altre risonanze: le due mani che sollevano il piccolo corpo inerte, nel gesto che la nostra cultura identifica come una ostensione, un rito sacro. Questa fotografia è l'icona di un battesimo rovesciato. Nascere dall'acqua che non dà la vita ma minaccia di rubarla.

Il precedente di Bodrum

Non può che tornare alla mente la fotografia del corpo spiaggiato del piccolo Alan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, nel 2015: c'era un uomo in divisa anche lì, e sollevava quel corpicino leggero: ma era troppo tardi. Si disse che quella fotografia avrebbe cambiato la politica dell'Europa sui rifugiati. Non fu vero. Non accadrà neppure questa volta. Ma questa fotografia la dobbiamo vedere lo stesso. E capire cosa dice.


A Bodrum c'era una fotografa di agenzia, Nilüfer Demir. Questa volta invece la fotografia è apparsa assieme ad altre in un tweet del profilo ufficiale della Guardia Civil. E questo bisogna saperlo, perché le fotografie non sono pezzetti di realtà che girano per conto loro nello spazio dell'informazione, sono affermazioni sulla realtà che qualcuno decide di produrre e diffondere. La Guardia Civil, in questa crisi di Ceuta, deve cercare di fare la cosa migliore nella condizione peggiore, tra la legge e l'umanità, il respingimento e la salvezza, la fermezza legalitaria e lo sconvolgimento morale.


All'asciutto, politici di destra applaudono le manganellate ai migranti, l'opinione pubblica si commuove al pensiero dei troppi bambini buttati in questa avventura architettata cinicamente. Ma chi è lì deve scegliere cosa fare. Il testo del tweet dice solo: "Guardie civili del Geas e della Ars salvano la vita di decine di minori diretti a Ceuta via mare assieme alle loro famiglie". È quasi una didascalia da agenzia stampa, ma pare di leggere in controluce un altro testo: prima la vita dei bambini, non siamo mostri in divisa. I mostri sono altri.