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Nucleare iraniano, a Vienna l'accordo sembra più vicino

Enrique Mora, inviato Ue che coordina i colloqui (afp)
L'inviato dell'Unione europea, Mora, coordina i colloqui: "Abbastanza sicuro che ci sarà un compromesso finale"
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Segnali di ottimismo da Vienna sui negoziati sul nucleare con l'Iran. Mercoledì l'inviato dell'Unione europea, Enrique Mora, che coordina i colloqui, si è detto "abbastanza sicuro che ci sarà un accordo finale". "Siamo sulla buona strada, avremo un accordo", ha spiegato. I colloqui sono ripresi il 7 maggio: le delegazioni di Iran, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, i firmatari dell'intesa del 2015, il Jcpoa, si vedono nel seminterrato del Grand Hotel di Vienna, in un hotel dall'altra parte della strada c'è la delegazione americana. Gli europei fanno da mediatori perché l'Iran si è rifiutato di tenere colloqui diretti con gli Stati Uniti visto che è stato l'ex presidente Donald Trump ad abbandonare l'accordo nel 2018 e perciò Washington non è più formalmente parte dell'intesa.  

 

Segnali di ottimismo da Vienna sui negoziati sul nucleare con l'Iran. Mercoledì l'inviato dell'Unione europea, Enrique Mora, che coordina i colloqui, si è detto "abbastanza sicuro che ci sarà un accordo finale". "Siamo sulla buona strada, avremo un accordo", ha spiegato. I colloqui sono ripresi il 7 maggio: le delegazioni di Iran, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, i firmatari dell'intesa del 2015, il Jcpoa, si vedono nel seminterrato del Grand Hotel di Vienna, in un hotel dall'altra parte della strada c'è la delegazione americana. Gli europei fanno da mediatori perché l'Iran si è rifiutato di tenere colloqui diretti con gli Stati Uniti visto che è stato l'ex presidente Donald Trump ad abbandonare l'accordo nel 2018 e perciò Washington non è più formalmente parte dell'intesa.  

 

Che il clima nella capitale austriaca sia positivo l'ha lasciato intendere anche l'inviato della Russia, Mikhail Ulyanov, secondo il quale ci sono stati buoni progressi e un accordo è "a portata di mano". Ora le delegazioni toneranno nelle rispettive capitali per riferire sugli sviluppi del negoziato con le rispettive leadership politiche. Restano ancora questioni importanti sul tavolo non risolte, ma il capo delegazione dell'Iran, il vice ministro degli Esteri Abbas Araqchi, ha detto alla tv di stato iraniana che ci sono stati "buoni" progressi. 

L'obiettivo dei negoziatori europei è arrivare al più presto ad un accordo perché il il 21 maggio scade l'intesa di compromesso trovata tra Teheran e l'agenzia per l'energia atomica nucleare sulle ispezioni nei siti nucleari iraniani. C'è anche un'altra data che spiega l'urgenza dei mediatori di Vienna: il 18 giugno quando in Iran ci saranno le elezioni presidenziali e a spuntarla potrebbe essere uno dei candidati conservatori meno inclini a fare concessioni agli americani sul dossier nucleare. 

 

A Tehran il governo uscente del moderato Hassan Rouhani prova a chiudere la partita per lasciare in eredità alla sua parte politica un capitale da utilizzare durante la campagna elettorale: questo spiega anche la recente visita del ministro degli Esteri  Javad Zarif in Europa per cercare di accelerare il processo di Vienna. Mercoledì, rispondendo alle critiche dei conservatori, Rouhani ha blindato il negoziato ribadendo che le decisioni sul programma nucleare iraniano sono state prese e approvate dal leader supremo Ali Khamenei. Le critiche a Rouhani venivano dall'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad e dall'ex alto funzionario della sicurezza Saeed Jalili, negoziatore nel 2015, che sono entrambi sostenitori del programma nucleare iraniano e candidati alle prossime elezioni.

"Prometto al popolo iraniano che i colloqui di Vienna si concluderanno con la vittoria della nazione iraniana, e sono stati compiuti passi molto grandi in questo senso", ha detto il presidente iraniano.