Brasile, incriminato per reati ambientali il ministro dell'Ambiente. Le Ong denunciano il piano di Bolsonaro per disboscare sempre più foresta degli indigeni
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoDue notizie scorrono parallele in queste ore in Brasile. Riguardano entrambe l’Amazzonia. Uno scossone politico-giudiziario che infligge l’ennesimo colpo al governo Bolsonaro e una denuncia sul tentativo del presidente di accontentare la potente lobby dell’agrobusiness al Congresso facendo scadere i vincoli che vietano il disboscamento della foresta pluviale nelle terre assegnate alle tribù indigene.
L’impronta verde dell’azione politica del presidente Joe Biden si riflette sul paese che più di altri ostacola le iniziative a difesa dell’ambiente. Nonostante l’apertura di Jair Bolsonaro all’ultimo vertice sul clima, con la proposta di ridurre del 40 per cento il taglio degli alberi in cambio di 1 miliardo di dollari l’an…
Due notizie scorrono parallele in queste ore in Brasile. Riguardano entrambe l’Amazzonia. Uno scossone politico-giudiziario che infligge l’ennesimo colpo al governo Bolsonaro e una denuncia sul tentativo del presidente di accontentare la potente lobby dell’agrobusiness al Congresso facendo scadere i vincoli che vietano il disboscamento della foresta pluviale nelle terre assegnate alle tribù indigene.
L’impronta verde dell’azione politica del presidente Joe Biden si riflette sul paese che più di altri ostacola le iniziative a difesa dell’ambiente. Nonostante l’apertura di Jair Bolsonaro all’ultimo vertice sul clima, con la proposta di ridurre del 40 per cento il taglio degli alberi in cambio di 1 miliardo di dollari l’anno per dieci anni, il suo governo continua a fare quello che ha sempre fatto. Il ministro dell’Ambiente Ricardo Salles è finito al centro di una bufera ed è stato incriminato per reati legati all’ambiente. E’ la prima volta che accade nella storia del Brasile. Sono stati proprio gli Usa a fornire le prove di uno suo diretto coinvolgimento in una serie di operazioni illegali che hanno consentito il rilascio di “certificati giuridicamente nulli” a industrie nazionali e internazionali del legno per depredare vaste zone di foresta immacolata ed esportare legname in diversi paesi.
Chiamato “Operazione Akuanduba”, piccolo flauto, in onore dello spirito che difende la natura secondo la mitologia delle tribù indigene degli Aras, il blitz della Polizia Federale ha portato a 35 ordini di perquisizione, al sequestro di una montagna di documenti, all’incriminazione del presidente dell’Ibama, l’Istituto che controlla l’Amazzonia, Eduardo Bim, e di altri dieci dirigenti del ministero dell’Ambiente che sono stati rimossi, a controlli accurati in casa e nell’ufficio dello stesso Salles. L’inchiesta ipotizza i reati di corruzione, illecito e facilitazione del contrabbando attraverso l’esportazione illegale di legno. I provvedimenti sono stati firmati dal consigliere del Tribunale Superiore Federale Alexandre de Moraes.
Nella sua ordinanza, ripresa da tutta la stampa brasiliana e da El Pais, de Moraes scrive che “quello applicato è un grave schema criminale di carattere transnazionale. Non solo ha sponsorizzato l’interesse privato dei taglialegna ed esportatori a scapito dell’interesse pubblico, ma ha creato seri ostacoli alle ispezioni del governo con danni innegabili per l’intera comunità”. L’inchiesta è scattata dopo il sequestro negli Usa, a fine 2020, di partite di legno illegale esportato dal Pará dalle società Ebata Produtos Florestais Ltda e Tradelink Madeiras Ltda. E’ intervenuta l’Associazione brasiliana delle società di concessione forestale (Confloresta) e ha chiesto chiarimenti. Si è rivolta all’Associazione delle industrie esportatrici di legno del Pará (Aimex) che a sua volta ha contattato Walter Mendes Magalhãnes, sovrintendente di Ibama nel Pará e Rafaele Freire de Macedo, direttore dell’uso sostenibile di Biodiversità e Foreste dello stesso istituto. Entrambi erano stati nominati dal ministro Salles. Li aveva piazzati al vertice dell’Ibama come uomini di fiducia e come tali venivano sollecitati a “risolvere la situazione”. Gli Usa premevano, sentivano puzza di truffa. I due hanno fatto finta di niente, ma ad un attento esame si è scoperto che avevano rilasciato dei certificati che non avevano alcun valore. Ci sono decreti precisi che costringono tutti ad agire alla luce del sole. La coppia si era limitata a una lettera che non aveva sostegno giuridico. “Una lettera inutile”, l’ha definita il consigliere de Moraes. “Quello che abbiamo visto in pratica è stata l’elaborazione di un parere da parte di servitori fidati del ministro in totale disaccordo con la legalità”, aggiunge il consigliere.
Le “lettere” presentate dalle due società del legno non hanno convinto le autorità Usa che hanno denunciato il tutto al Brasile. Il dossier è finito al Tribunale che ha disposto le perquisizioni. I conti di Salles sono stati passati al setaccio e poi congelati perché sono emerse chiare incongruenze tra entrate e uscite. Sospeso anche il decreto varato dall’Ibama nel 2020 che autorizzava l’esportazione di prodotti forestali senza la dovuta licenza. Il ministro dell’Ambiente è corso dalla Polizia Federale ha chiesto informazioni, si è dichiarato estraneo alla vicenda. Lo ha ribadito anche a Bolsonaro che nel frattempo si era allarmato e lo aveva convocato. “Si chiarità tutto e presto, presidente”, ha detto Salles. “E’ un’esagerazione”.
Bolsonaro ha dovuto, probabilmente, anche modificare l’altro piano che aveva in mente: non rinnovare le ordinanze che vietano il disboscamento nelle aree protette degli indigeni. Sono sette e riguardano altrettanti territori assegnati alle tribù. “Tre di queste scadono tra settembre e dicembre prossimi”, ricorda Survival International, l’ong che ha scoperto il piano portato avanti nel massimo segreto grazie all’appoggio del blocco dell’agribusiness al Congresso. La ong ha denunciato la manovra con un video che ha postato sulla rete diventato subito virale. “Il piano potrebbe causare l’estinzione di diversi popoli incontaminati”, spiega in un documento Survival. “I loro territori non sono demarcati e protetti ufficialmente. Si rischia la distruzione di circa 1 milione di ettari di verde”. I più minacciati sono gli ultimi dei Piripkura, già decimati nel corso di numerosi massacri. Sono rimasti in tre. Nelle loro terre sono stati abbattuti 962 ettari di foresta. Mille campi da calcio.