Germania, la politica estera domina il primo duello tv per il dopo-Merkel
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - “Non capisco come si possa dire, da cancelliere, che non si rispettano più gli impegni presi al livello internazionale”. E' stato Armin Laschet, candidato della Cdu/Csu, a sferrare il primo attacco contro Annalena Baerbock, la leader dei Verdi che ha già dichiarato pubblicamente che l'obiettivo del 2% del Pil per la Difesa, concordato in sede Nato, non debba più essere rispettato. Nella prima sfida televisiva tra i tre principali candidati alla cancelleria, il più pacato è sembrato il socialdemocratico Olaf Scholz. Che ha rinnovato l'impegno, “pezzo dopo pezzo”, ad arrivare a quel target comune, concordato al vertice del Galles.
BERLINO - “Non capisco come si possa dire, da cancelliere, che non si rispettano più gli impegni presi al livello internazionale”. E' stato Armin Laschet, candidato della Cdu/Csu, a sferrare il primo attacco contro Annalena Baerbock, la leader dei Verdi che ha già dichiarato pubblicamente che l'obiettivo del 2% del Pil per la Difesa, concordato in sede Nato, non debba più essere rispettato. Nella prima sfida televisiva tra i tre principali candidati alla cancelleria, il più pacato è sembrato il socialdemocratico Olaf Scholz. Che ha rinnovato l'impegno, “pezzo dopo pezzo”, ad arrivare a quel target comune, concordato al vertice del Galles.
Nei sondaggi i Verdi svettano da settimane sulla Cdu/Csu, ma la Spd è crollata al 12%, eppure il più ansioso di recuperare il terreno perso rispetto alla leader ambientalista è sembrato, in un'ora e qualche minuto di dibattito, decisamente Laschet. Sul fronte caldo dell'immigrazione, è stata Baerbock a dire a chiare lettere che l'Europa “ha una responsabilità per le morti nel Mediterraneo” e si è espressa a favore dell'idea che Frontex si faccia carico dei salvataggi in mare, ma ha avvertito che “deve agire sulla base del rispetto dei diritti umani”.
Nel cosiddetto “triell”, nel duello a tre, trasmesso all'ora di pranzo dal Wdr, Laschet e Baerbock si sono scontrati anche su altri temi cruciali di politica estera: Nordstream 2, il ritiro delle armi atomiche dalla Germania e Israele. Mentre sulla necessità di abolire il meccanismo europeo del voto all'unanimità, i tre sfidanti hanno espresso l'opinione, come ha riassunto Scholz, “che dobbiamo poter parlare con una sola voce in Europa”, adottando il principio del voto a maggioranza “non solo nella politica estera e della difesa, ma anche in quella delle finanze”.
Laschet è andato anche più in là, sostenendo che una modifica dei Trattati – sulla quale la Germania ha sempre nicchiato - “sia importante”, anche se si tratterebbe di un processo “faticoso”. Ma, ha concluso il governatore del Nordreno-Westfalia, “se convinciamo i cittadini, possiamo anche vincere i referendum”. L'ultimo tentativo di riscrivere i Trattati europei si è quasi arenato nel 2005 per l'esito negativo delle consultazioni popolari in Olanda e Francia.
Sul tema che sta tenendo banco in questi giorni, ossia sulla decisione degli Stati Uniti di sospendere le sanzioni su Nordstream 2 per tendere una mano alla Germania, è stata Baerbock a sferrare l'offensiva contro i due rivali, che hanno entrambi espresso la necessità di completare la pipeline che collegherà direttamente Germania e Russia. Rispondendo al vicecancelliere Scholz, che aveva ricordato come i diritti di transito dell'Ucraina siano stati garantiti e ha rivelato che il governo tedesco avrebbe spiegato agli americani “che hanno un'idea falsa sul fatto che siamo dipendenti dal gas russo”, Baerbock ha definito l'accordo con l'Ucraina, di fatto, carta straccia. “Nello stesso istante della firma, esponenti del governo russo hanno dichiarato che non si atterranno a quell'accordo”.
La leader degli ambientalisti tedeschi ha anche ricordato le preoccupazioni degli altri partner europei dell'Est come la Polonia o i Paesi baltici, che sono preoccupati perché il gasdotto li bypasserà, indebolendoli. E Baerbock ha anche ricordato che “in Europa tutti sono contro la Germania” sullo spinoso nodo di Nordstream 2. Ma Laschet l'ha interrotta: “Non è vero”.
Un altro tema che fa discutere, lanciato dai Verdi, è quello del ritiro delle armi nucleari dalla Germania, e anche qui Baerbock non si è mossa di un millimetro dal programma elettorale. Se “gli Usa e la Russia vogliono parlare di disarmo”, l'Europa non dovrebbe aspettare una loro decisione “ma prendere l'iniziativa”, previa “discussione con i Paesi baltici e dell'Est Europa”, per rimuovere le testate atomiche ancora dislocate in Germania.
Interrogati sul conflitto tra Israele e i palestinesi, Laschet ha sottolineato che “l'Europa deve partecipare al processo di pace” e ha detto che “l'organizzazione terroristica Hamas non può essere un interlocutore”. Quando la giornalista lo ha incalzato, ricordandogli le parole di Angela Merkel sulla necessità di un intervento indiretto anche su Hamas, Laschet ha sottolineato che è importante che avvenga attraverso terzi Stati, mai direttamente, da parte di Berlino. Su questo, Baerbock, esperta per formazione di politica internazionale, è stata più esplicita: “Serve una intensa diplomazia del telefono”, ha precisato, sottolineando l'importanza che “si agisca anche su Hamas” attraverso paesi arabi.