Israele si prepara alla tregua, ma ancora spera nel "colpo": eliminare Deif, il capo di Hamas divenuto leggenda
dal nostro inviato Vincenzo Nigro , dal nostro inviato Vincenzo NigroTEL AVIV. Ancora poche ore di bombardamenti e Israele deciderà di cessare-il-fuoco. Le pressioni politiche internazionali e i risultati militari stanno orientando il primo ministro Benjamin Netanyahu ad accettare una tregua con Hamas. Potrebbe scattare venerdì sera. Se continuasse a bombardare, da un momento all’altro Israele passerebbe politicamente dalla parte del torto. E Netanyahu non vuole che le pressioni della comunità internazionale diventino una contestazione generalizzata.
L’avvertimento finale glielo ha dato Joe Biden: il presidente americano nell’ultima telefonata gli ha detto praticamente che gli attacchi aerei a Gaza dovevano cessare entro mercoledì notte. Bibi indirettamente gli ha risposto “noi non stiamo col cronometro in mano Abbiamo due strade o l'occupazione di Gaza oppure creare un deterrente, ed è quello che stiamo facendo adesso”.
Ma quale era il “deterrente”, il colpo grosso che …
TEL AVIV. Ancora poche ore di bombardamenti e Israele deciderà di cessare-il-fuoco. Le pressioni politiche internazionali e i risultati militari stanno orientando il primo ministro Benjamin Netanyahu ad accettare una tregua con Hamas. Potrebbe scattare venerdì sera. Se continuasse a bombardare, da un momento all’altro Israele passerebbe politicamente dalla parte del torto. E Netanyahu non vuole che le pressioni della comunità internazionale diventino una contestazione generalizzata.
L’avvertimento finale glielo ha dato Joe Biden: il presidente americano nell’ultima telefonata gli ha detto praticamente che gli attacchi aerei a Gaza dovevano cessare entro mercoledì notte. Bibi indirettamente gli ha risposto “noi non stiamo col cronometro in mano Abbiamo due strade o l'occupazione di Gaza oppure creare un deterrente, ed è quello che stiamo facendo adesso”.
Ma quale era il “deterrente”, il colpo grosso che Netanyahu e le IDF cercavano? Innanzitutto, l’eliminazione del misterioso Mohammed Deif, l'imprendibile capo militare di Hamas, un uomo che anche in questi giorni è sfuggito due volte ai razzi di Israele. Anche questa mattina l’esercito ha confermato ai giornali israeliani che “per due volte abbiamo cercato di colpire Mohammed Deif”, il capo dell’ala militare di Hamas.
Deif era già sopravvissuto per miracolo ad un primo attentato nel 2001. Poi ancora nel 2002, nel 2003, nel 2006 e nel 2014. L’uomo è stato ferito alla testa, ha perso un occhio, probabilmente è costretto su una sedia a rotelle, ma rimane un esempio per la resistenza palestinese. Una fonte a Gaza raccontava all’Ansa che “Deif ha creato attorno a sé un'aura di immortalità. È citato nelle canzoni popolari, c’è chi crede che operi sotto la benedizione di Allah”.
Nei dossier dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano è schedato con il nome di Mohammed Diab al-Masri, carta di identità 967241274. In un file vecchio di oltre 20 anni gli vengono imputati diversi attentati, fra cui il rapimento del caporale Nachshon Wachsman (1994) in cui Hamas impartì una sconfitta molto dolorosa al premier Yitzhak Rabin.
Deif è un soprannome: da giovane era infatti un attore ed interpretava diversi ruoli. Fra questi, appunto, “Deif”, l'ospite. Da 20 anni Deif non compare in pubblico. Le sue ultime immagini televisive sono del 2005, quando si fece intervistare da Al-Jazeera. Nessuno può dire di conoscerne la fisionomia attuale, fatta eccezione per il leader di Hamas a Gaza Yahia Sinwar e per il portavoce dell'ala militare Abu Obeida.
Ecco perché Netanyahu avrebbe voluto colpire quest’uomo per dare un segnale evidente, una “fotografia” come la chiamano in Israele, della vittoria in questa battaglia di maggio.
Nella notte tra martedì e mercoledì, dopo alcune ore di tregua di fatto dalle due parti, Hamad ha ripreso il lancio di pochi missili, e Israele ha ripreso alcuni bombardamenti. L’aviazione israeliana ha continuato a tenere nel mirino quella che hanno chiamato “la metro di Hamas”, ovvero il complesso di cunicoli e gallerie lunghi chilometri in cui il movimento faceva muovere liberamente sotto i palazzi di Gaza le armi e i suoi soldati. Gli ultimi tunnel ad esser stati bombardati sono quelli nel sud di Gaza.
Il direttore delle operazioni israeliane, il generale Aharon Haliva, ha detto la scorsa notte in tv che l'IDF ha realizzato in 50 ore in questa operazione “Guardiani delle mura” quello che ha messo a segno in 50 giorni di “Operazione margine di protezione” del 2014. Haliva ha detto: “Abbiamo trascorso molti anni a prepararci per questa campagna. Abbiamo raccolto informazioni in modo molto meticoloso, abbiamo investito una grande quantità di risorse per essere pronti e penso che i risultati militari della scorsa settimana siano molto significativi”. “Come verrà tradotto tutto questo sul terreno? Lo valuteremo nei prossimi mesi ma la mia idea è che la realtà della sicurezza dello Stato di Israele nei confronti di Hamas, nei confronti della Striscia di Gaza, sarà qualcosa di completamente diverso”.
È probabile. C’è però un fronte relativamente tranquillo che dovrebbe preoccupare moltissimo Israele. È quello con il Libano. Negli ultimi giorni per 3 volte sono stati lanciati razzi dal confine libanese verso Israele. Ieri di 4 ordigni due sono finiti in mare, uno in una landa desolata e il quarto nel campo sportivo del villaggio israeliano di Shafaram.
Il generale italiano Stefano Del Col, il comandante della forza di pace dell’Onu ai confini fra Libano e Israele, per ore è rimasto nel suo bunker, in contatto con le Forze armate libanesi (che parlano con i capi militari di Hezbollah) e con le Israeli Defence Forces. Dopo i razzi di ieri gli israeliani hanno sparato dei colpi di cannone a casaccio, senza colpire nulla di decisivo.
L’Unifil teme un incidente più grave, che le fazioni palestinesi che hanno lanciato razzi dal Libano con la tolleranza di Hezbollah possano provarci ancora. Del Col teme che un incidente possa far saltare tutto. E aprire per Israele ancora una volta il “fronte Nord”. Per Israele sarebbe un incubo: perché se Hamas ha avuto difficoltà a far arrivare nella striscia di Gaza centinaia di missili negli anni, queste difficoltà in Libano sono molto minori. Hezbollah è una organizzazione molto più potente e strutturata. Ha a disposizione il territorio di un paese, il Libano, che ha confini aperti, che ha una frontiera con la Siria in cui Hezbollah è presente massicciamente. Questa battaglia di Gaza verrà studiata dagli strateghi dell’esercito di Israele. Ma di sicuro anche in Libano c’è chi si prepara a fare i suoi ragionamenti per il futuro.