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Polveriera Libano, un Paese al collasso e per Israele il rischio di un terzo fronte

Manifestazione pro-Palestina a Beirut (ansa)
Per due volte in una settimana dal Sud sono partiti lanci di razzi contro lo Stato ebraico. A vigilare sulla situazione, 10mila soldati internazionali fra cui mille italiani. Da otto mesi manca un governo: la missione a Beirut della vice ministra degli Esteri Sereni
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Mentre l'aviazione israeliana continua a bombardare Gaza e Hamas prosegue a lanciare missili su Israele, mentre nelle città dove arabi-israeliani e ebrei vivono fianco a fianco si continua a respirare tensione, c'è un terzo fronte che preoccupa chi segue da vicino la crisi di questi giorni: quello libanese.

Dal Paese dei cedri - patria di Hezbollah, la milizia sciita che è fra i principali nemici dello Stato ebraico - nei giorni scorsi sono partiti per due volte lanci di missili contro Israele: e per due volte le Forze armate israeliane hanno risposto. In entrambe le occasioni gli scontri si sono fermati, ma la preoccupazione resta alta e per diversi motivi.

Il più ovvio è che in mezzo ai due rivali fanno da cuscinetto 10.500 soldati internazionali provenienti da 45 Paesi, la missione Unifil delle Nazioni Unite al momento sotto il comando del generale italiano Stefano Del Col. Sotto di lui servono - fra gli altri - anche 1076 soldati italia…

Mentre l'aviazione israeliana continua a bombardare Gaza e Hamas prosegue a lanciare missili su Israele, mentre nelle città dove arabi-israeliani e ebrei vivono fianco a fianco si continua a respirare tensione, c'è un terzo fronte che preoccupa chi segue da vicino la crisi di questi giorni: quello libanese.

Dal Paese dei cedri - patria di Hezbollah, la milizia sciita che è fra i principali nemici dello Stato ebraico - nei giorni scorsi sono partiti per due volte lanci di missili contro Israele: e per due volte le Forze armate israeliane hanno risposto. In entrambe le occasioni gli scontri si sono fermati, ma la preoccupazione resta alta e per diversi motivi.

Il più ovvio è che in mezzo ai due rivali fanno da cuscinetto 10.500 soldati internazionali provenienti da 45 Paesi, la missione Unifil delle Nazioni Unite al momento sotto il comando del generale italiano Stefano Del Col. Sotto di lui servono - fra gli altri - anche 1076 soldati italiani. Del Col in queste ore è in costante contatto con le due parti per prevenire un'escalation di violenza.

Libano, un Paese senza governo

Ma non c'è solo il Sud del Libano a preoccupare: tutto il Paese vive da mesi una crisi costante, iniziata nel 2019 quando le proteste di piazza hanno cacciato il governo guidato da Saad Hariri, esacerbata dalla paralisi economica provocata dal Covid e detonata il 4 agosto scorso quando l'esplosione di un deposito di materiali esplosivi al porto di Beirut ha distrutto il cuore della capitale e ucciso 200 persone.

Da allora il Paese è senza governo, con un premier dimissionario, Hassan Diab, a svolgere le funzioni più urgenti, uno incaricato - lo stesso Hariri - che non riesce a formare un esecutivo e il presidente della repubblica, Michel Aoun che della crisi più che arbitro è giocatore attivo con la sua costante rivalità con Hariri.

Il ruolo della Ue

In questo quadro svolge un ruolo di primo piano la Francia, Paese che con il Libano ha antichi legami, e che da mesi spinge per la formazione di un governo al fine di negoziare con il Fondo monetario internazionale un prestito per risollevare il Paese dal baratro economico in cui si trova.

Ma tutta l'Unione europea è coinvolta nello sforzo. In questo quadro si è svolta nei giorni scorsi la missione della vice ministra degli Esteri e della Cooperazione internazionale Marina Sereni, che ha incontrato Aoun, il patriarca maronita Bechara Boutros al-Ra e ha visitato alcuni dei tanti progetti che la cooperazione italiana sta portando avanti nel Paese a sostegno delle vittime dell'esplosione di agosto, ma anche dei settori più deboli della popolazione. "Il Libano è un attore fondamentale per la stabilità e la pace in Medio Oriente", spiega Sereni di ritorno dal viaggio.

Dalla visita non sono emerse novità riguardo alla formazione del governo: le due parti - quella rappresentata da Hariri, sunnita, che ha l'appoggio dei Paesi del Golfo e quella rappresentata da Aoun, cristiano, alleato di Hezbollah - restano distanti.

In mezzo un popolo piegato dalla crisi economica - la lira libanese ha perso l'80% del suo valore in pochi mesi - e da quella sanitaria. E che sperava nelle tre elezioni in programma per il 2022 - comunali, parlamentari e presidenziale - per imprimere una svolta.

"È essenziale che le elezioni siano confermate - spiega Sereni - e che la società civile che prova a portare cambiamento e che sta iniziando a organizzarsi per la sfida elettorale sia supportata, in modo da garantire la continuità del processo democratico". "Ai rappresentanti che ho incontrato ho garantito il sostegno dell'Italia", conclude la vice ministra.