Duello Cina-America nelle isole contese: "Respinta la nave Usa"
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoPer Pechino è stato come incassare un doppio colpo. Una nave da guerra americana che in 48 ore attraversa lo Stretto di Taiwan e subito dopo si infila nell’arcipelago delle Paracelso: i due capisaldi delle rivendicazioni cinesi sul controllo delle rotte chiave dell’Asia. Al primo passaggio hanno reagito verbalmente; al secondo avrebbero fatto intervenire aerei e fregate fino ad “obbligare” il caccia Usa ad allontanarsi, in una sfida militare senza precedenti. La spedizione dell’Uss Curtis Wilbur rischia così di segnare un nuovo picco nella tensione tra i due Paesi, allarmando l’intera regione. Perché segna la volontà della Casa Bianca di affrontare senza remore le pretese della Repubblica popolare.
Per Pechino è stato come incassare un doppio colpo. Una nave da guerra americana che in 48 ore attraversa lo Stretto di Taiwan e subito dopo si infila nell’arcipelago delle Paracelso: i due capisaldi delle rivendicazioni cinesi sul controllo delle rotte chiave dell’Asia. Al primo passaggio hanno reagito verbalmente; al secondo avrebbero fatto intervenire aerei e fregate fino ad “obbligare” il caccia Usa ad allontanarsi, in una sfida militare senza precedenti. La spedizione dell’Uss Curtis Wilbur rischia così di segnare un nuovo picco nella tensione tra i due Paesi, allarmando l’intera regione. Perché segna la volontà della Casa Bianca di affrontare senza remore le pretese della Repubblica popolare.
Lo dimostra la cronologia dei fatti. Martedì il caccia è entrato nelle acque che separano la Cina da Taiwan. Il Wilbur è una macchina da battaglia potente, con a bordo 90 missili cruise, ribattezzato il “Martello d’acciaio dell’America”. E la reazione di Pechino è stata immediata: «L’iniziativa ha mandato un segnale sbagliato alla “Taiwan indipendente” e messo in pericolo la pace». Poche ore dopo però si è fatto sentire il presidente Joe Biden in persona.
Davanti ai cadetti della Guardia Costiera, mercoledì ha ribadito con parole durissime la linea della sua amministrazione: «Gli antichi principi marittimi come la libertà di navigazione sono la base dell’economia e della sicurezza globale. Quando le nazioni tentano di beffarsi del sistema e ribaltare le regole, destabilizzano tutto». E quindi Biden ha reso esplicito il discorso, accusando la Cina, ma anche la Russia, di «azioni dirompenti contro le leggi internazionali. E’ di vitale interesse per la nostra politica estera garantire che le rotte del commercio globale non vengano ostacolate. E ciò non avverrà senza vederci assumere un ruolo attivo nel ripristinare le regole e modellarle sui valori delle democrazia, non su quelle degli autocrati».
Mentre il presidente completava la cerimonia, il caccia Wilbur ha cominciato la sua missione. È penetrato nelle Paracelso, un dedalo di atolli che i cinesi hanno trasformato in fortezze, costruendo piste, porti e basi missilistiche presidiate da truppe scelte. Anche Vietnam e Taiwan le rivendicano, ma Pechino ne ha fatto il trampolino di lancio per allargare la sua area d’azione all’intero Mar Cinese meridionale. Secondo il portavoce dell’Armata Popolare, aerei da combattimento e fregate sarebbero intervenute per bloccare il caccia americano e obbligarlo ad allontanarsi: «Lo abbiamo mandato via». Già in passato intercettori J-11 e quadrimotori da ricognizione erano decollati dalle isole per ostacolare le manovre della flotta Usa, tenendosi però a grande distanza. Le dichiarazioni di ieri invece hanno fatto ipotizzare un confronto ravvicinato, con sorvoli dei jet sull’unità statunitense e navi che ne sbarravano la rotta. Una ricostruzione smentita dal comando dell’Us Navy: «Tutto falso. È stata completata un’operazione per imporre il rispetto della libertà di navigazione, rimanendo in acque internazionali». Non finirà qui. In quel tratto di mare passa il 45% del traffico mondiale di merci. Indispensabile per la crescita della Cina ma anche – come ha sottolineato Biden – «vitale per l’economia globale».