Medio Oriente, scatta la tregua. Netanyahu: "Cambiate le regole del gioco". Scontri sulla spianata delle moschee
di Sharon Nizza , di Sharon NizzaTEL AVIV - Dopo 11 giorni dall'inizio del conflitto tra Israele e Hamas, alle 2:00 di notte locali (l'una in Italia) è entrato in vigore il cessate il fuoco raggiunto in tarda serata con la mediazione egiziana. Razzi sono stati lanciati verso Israele ancora alle 1:50, ma dallo scattare della tregua il silenzio regge, anche se in un contesto molto teso. Tanto che si sono verificati scontri tra manifestanti palestinesi e forze di polizia israeliane sulla Spianata delle Moschee al termine delle preghiere del venerdì: 15 i palestinesi feriti secondo l'agenzia Wafa. E in giornata sono previste manifestazioni alla porta di Damasco (uno degli accessi alla Città Vecchia) e nel rione di Sheikh Jarrah.
La tregua accordata, "reciproca e senza condizioni", è solo il primo passo. Una delegazione egiziana è arrivata oggi a Gaza e in Israele domenica per avviare le trattative su "disposizioni congiunte" - la parola "accor…
TEL AVIV - Dopo 11 giorni dall'inizio del conflitto tra Israele e Hamas, alle 2:00 di notte locali (l'una in Italia) è entrato in vigore il cessate il fuoco raggiunto in tarda serata con la mediazione egiziana. Razzi sono stati lanciati verso Israele ancora alle 1:50, ma dallo scattare della tregua il silenzio regge, anche se in un contesto molto teso. Tanto che si sono verificati scontri tra manifestanti palestinesi e forze di polizia israeliane sulla Spianata delle Moschee al termine delle preghiere del venerdì: 15 i palestinesi feriti secondo l'agenzia Wafa. E in giornata sono previste manifestazioni alla porta di Damasco (uno degli accessi alla Città Vecchia) e nel rione di Sheikh Jarrah.
La tregua accordata, "reciproca e senza condizioni", è solo il primo passo. Una delegazione egiziana è arrivata oggi a Gaza e in Israele domenica per avviare le trattative su "disposizioni congiunte" - la parola "accordo" sembra per ora un miraggio - per l'avvio della ricostruzione, apertura dei valichi, risanamento della Striscia di Gaza, garanzie a Israele per il contenimento dell'arsenale di Hamas e della Jihad Islamica.
Dopodiché resta da capire se sarà possibile quantomeno tornare alle intese che governavano i rapporti tra le parti fino al 10 maggio, con l'inizio delle ultime ostilità e che prevedevano, tra le altre cose, l'afflusso mensile di finanziamenti dal Qatar, concessioni di maggiori permessi di lavoro, ampliamento della zona di pesca e ultimamente l'inizio di colloqui sull'estensione del gasdotto israeliano dal giacimento Leviatano fino a Gaza.
Il sostegno del presidente Biden a Netanyahu
Il presidente Joe Biden è intervenuto dopo l'annuncio ufficiale della tregua raggiunta plaudendo a Benjamin Netanyahu "per la decisione di mettere la fine alle ostilità in corso in meno di 11 giorni". "Un'opportunità per fare progressi", l'ha definita. Biden ha confermato il sostegno all'alleato mediorientale, che si tradurrà anche nell'invio di nuove batterie del sistema antimissilistico Iron Dome, rivelatosi critico nella strategia difensiva d'Israele, intercettando il 90% dei quasi 4,500 razzi lanciati dalla Striscia di Gaza.
Biden ha anche ringraziato il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, sentito telefonicamente prima del suo intervento, "per il ruolo svolto nel raggiungimento del cessate il fuoco tra Israele e Hamas". E ha inoltre confermato l'impegno Usa a partecipare alla ricostruzione di Gaza attraverso le Nazioni Unite e "in piena partnership con l'Autorità Nazionale Palestinese e non Hamas, per non permettergli di rifornisce il proprio arsenale militare". Questo è uno dei punti critici che saranno al centro dei colloqui nelle prossime settimane sul futuro della Striscia di Gaza.
La missione di Blinken in Medio Oriente
Il Segretario di Stato Antony Blinken ha preannunciato all'omologo israeliano Gaby Ashkenazy la prima visita ufficiale dall'insediamento dell'amministrazione Biden, in cui si recherà a Gerusalemme come a Ramallah. A breve anche il vacuum lasciato dall'ambasciatore Usa in Israele dell'amministrazione Trump verrà colmato con l'invio di un nuovo diplomatico, a quanto pare Thomas Nides, già vicesegretario di Stato nell'era Obama.
Tutti segnali che indicano che la nuova crisi appena conclusasi costringe la diplomazia americana a intervenire nell'annoso dossier israelo-palestinese, nonostante non fosse la priorità dell'attuale inquilino della Casa Bianca. Resta da vedere quanto peso vorrà investire su questo fronte, mentre i colloqui con l'Iran per il rinnovo dell'accordo sul nucleare sono in fase avanzata.
Nella Striscia di Gaza oltre 240 morti
Nella notte a Gaza migliaia di persone sono scese in piazza per festeggiare la vittoria rivendicata da Hamas, mentre l'Autorità nazionale palestinese intende presentare denuncia contro Israele alla Corte penale internazionale (Cpi) per crimini di guerra compiuti a Gaza. In un discorso tv pronunciato subito dopo la tregua, il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, ha parlato di "duro colpo che lascerà i suoi dolorosi effetti su Israele e sul suo futuro".
Gli incessanti bombardamenti dell'aviazione israeliana hanno causato lo sfollamento di oltre 60.000 palestinesi. Il bilancio è di 243 morti, tra cui 66 minorenni e 39 donne, e 1.910 feriti, secondo i dati del ministero della Salute palestinese. Le squadre di soccorso hanno estratto dalle macerie i corpi di almeno nove vittime dei raid aerei e ritrovato una decina di sopravvissuti nei tunnel sotterranei bombardati. Per l'Idf, almeno 160 tra le vittime sarebbero operativi di Hamas e della Jihad Islamica. In Israele il conflitto ha causato 12 morti, tra cui due minorenni.
Netanyahu: "Cambiate le regole del gioco"
Israele ha giustificato il cessate il fuoco con il "ripristino della deterrenza" secondo le raccomandazioni dell'esercito. È opinione comune che l'operazione abbia ottenuto in 11 giorni risultati molto simili a quelli dei 51 giorni dell'Operazione Margine Protettivo del 2014, che hanno portato a 7 anni di relativa calma.
"Il nostro obiettivo era riportare calma e sicurezza i cittadini di Israele e questo abbiamo fatto. Abbiamo inferto ad Hamas un danno massimo", ha detto parlando del conflitto appena concluso. "Con 11 giorni di guerra, sono state cambiate le regole del gioco e lo sono anche per il futuro. Se Hamas pensa che accetteremo lancio sporadico di razzi, si sbaglia. Ciò che è valso per il passato non varrà per il futuro", ha aggiunto ringraziando Biden per "l'appoggio dato al diritto di difendersi di Israele".
La contesa su Sheikh Jarrah
Fino alla stipula di nuove intese però, la situazione rimane tesa e le micce che potrebbero riaprire gli scontri innumerevoli. Il primo banco di prova potrebbe essere l'udienza della Corte Suprema, che dovrebbe svolgersi tra due settimane, sullo sfratto di quattro famiglie palestinesi nelle case contese del quartiere di Gerusalemme Est Sheikh Jarrah. L'udienza in merito era prevista proprio per il 10 maggio ed era stata posticipata in extremis dopo giorni di scontri violenti a Gerusalemme tra polizia e manifestanti palestinesi. Secondo Amos Yadlin, già a capo dell'intelligence militare, quello potrebbe essere il momento in cui si testerà sul campo la deterrenza raggiunta, qualora la Corte confermasse i precedenti gradi di giudizio e convalidasse lo sfratto.
La crisi di governo in Israele
Si riapre ora anche la partita politica in Israele. Mancano pochi giorni allo scadere del mandato di Yair Lapid per formare un governo alternativo a quello di Netanyahu. La crisi di sicurezza ha giocato a favore del premier in carica ininterrottamente dal 2009 facendo decadere le possibilità di un governo del "tutto tranne Bibi" e riportando sul tavolo diverse possibilità di premiership a rotazione tra Netanyahu e alleati di destra. Tuttavia, ora sono gli stessi alleati della destra estremista di "Sionismo Religioso" (6 seggi) a mettere in discussione alleanze, accusando Netanyahu di essersi piegato alla pressione internazionale e non aver portato a fondo l'obiettivo di "distruggere Hamas". Inoltre, c'è grande pressione perché una qualsiasi intesa mediata dagli egiziani includa la liberazione degli ostaggi (2 corpi di soldati e 2 civili israeliani entrati per errore nella Striscia e detenuti da anni). Hamas non intende invece ancorare questa questione in una tregua, bensì affrontarla unicamente come merce di scambio per il rilascio di prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. E, mentre la fragile tregua regge, in mancanza di una visione politico-diplomatica a lungo termine, tutti già si interrogano su quando si arriverà al prossimo round.