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India, il "fungo nero" che divora i malati di Covid

Un'aula scolastica trasformata in reparto Covid alla periferia di Mumbai (reuters)
Novemila casi accertati, 250 i morti per la murcomicosi, infezione causata da diversi organismi fungini che ha un tasso di mortalità oscillante tra il 50 e l’80 per cento. Si tratta di una malattia che già esisteva ma ora si è diffusa per il gran numero di persone con le difese immunitarie basse a causa del coronavirus
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CHENNAI. Sangue dal naso, occhio gonfio, palpebra pendula, vista appannata. E poi qualche chiazza scura attorno al naso, indice di necrosi. Si presenta così la pandemia da fungo nero che sta approfittando delle difese immunitarie abbassate nei pazienti di Covid-19, allarmando un’India già alle prese con il dilagare del coronavirus. Purtroppo, spesso i pazienti vengono ricoverati quand’è ormai tardi, la vista è già annebbiata, le iniezioni dell’antimicotico amfotericina B non bastano e l’unico intervento rimasto è quello della rimozione dell’occhio e in alcuni casi, più rari, anche dell’osso mandibolare, unico modo per impedire al fungo di raggiungere il cervello.

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CHENNAI. Sangue dal naso, occhio gonfio, palpebra pendula, vista appannata. E poi qualche chiazza scura attorno al naso, indice di necrosi. Si presenta così la pandemia da fungo nero che sta approfittando delle difese immunitarie abbassate nei pazienti di Covid-19, allarmando un’India già alle prese con il dilagare del coronavirus. Purtroppo, spesso i pazienti vengono ricoverati quand’è ormai tardi, la vista è già annebbiata, le iniezioni dell’antimicotico amfotericina B non bastano e l’unico intervento rimasto è quello della rimozione dell’occhio e in alcuni casi, più rari, anche dell’osso mandibolare, unico modo per impedire al fungo di raggiungere il cervello.

Sono più di nove mila i casi registrati ufficialmente in India e almeno 250 i morti della murcomicosi, infezione causata da diversi organismi fungini che ha un tasso di mortalità oscillante tra il 50 e l’80 per cento, a seconda del tipo di fungo. Il ministero della Salute ha inviato una lettera a tutti gli Stati con linee guida per prognosi e cura secondo il Consiglio indiano per la ricerca medica di questa malattia definita come “seria ma rara” dal Centro per il controllo delle malattie americano. Rara forse nel resto del mondo, ma 70 volte più diffusa in India, secondo la rivista Microorganisms. Il fungo nero è ora pandemia conclamata in sette Stati (Tamil Nadu, Odisha, Gujarat, Rajasthan, Telangana, Assam, Maharashtra) ed è “malattia notificabile” nel resto del Paese.

Per non creare allarmi è bene chiarire che non si tratta assolutamente di una nuova forma di Covid-19, ma di una malattia già esistente e nota alla scienza, di cui normalmente si registra qualche decina di casi all’anno, che però sta approfittando della somma di diversi fattori che ne rendono possibile lo sviluppo in India in queste settimane. Gli elementi che causano quello che un medico ha definito come “un incubo all’interno della pandemia” sono l’umidità, il diabete e gli steroidi. Almeno 10% della popolazione indiana ha il diabete, quasi 77 milioni di persone. Si tratta di giovani e di persone di mezz’età la cui dieta in questi decenni di crescente benessere si è arricchita di zuccheri. Ma gli alti livelli di glucosio nel corpo sono esattamente il nutrimento che questo fungo, presente nella terra, le piante, il letame, la frutta e le verdure marcie e persino nel pane raffermo, sta cercando. A questo va aggiunto l’aumento di zuccheri nel sangue dovuto alle cure a base di steroidi per ridurre le infiammazioni polmonari nei pazienti di Covid-19. “Se ne sta facendo un uso irrazionale,” avverte il dottor Randeep Guleria. Gli steroidi, infatti, sembrano arginare i danni innescati da un sistema immunitario entrato in iperattività per difendersi dal coronavirus. Ma è una cura che riduce l’immunità e al contempo aumenta il livello di zuccheri nel sangue. Questa diminuzione delle difese sommata all’aumento del glucosio apre le porte a queste infezioni, aiutate anche, nel caso di pazienti intubati nei reparti a ossigeno, dagli umidificatori che a volte incrementano l’umidità necessaria per le infezioni, facilitando l’attecchimento delle spore di funghi alle mucose. 

 

Gran parte dei pazienti sono persone di mezz’età che si stanno riprendendo dal Covid, ma le cui difese sono ancora deboli. Se poi sono diabetici, il rischio che si infettino aumenta. La vittima più giovane per ora è un ventisettenne, cui è stato rimosso un occhio per salvargli la vita. “Questa infezione invade i vasi sanguigni, compromette la circolazione dell’organo distale, producendo necrosi del tessuto che diventa nero, da cui viene il nome fungo nero,” spiega il dottoro Hemant Thacker dell’ospedale Breach Candy di Mumbai. “Nei casi più severi arriva al cervello causando cecità e scavando delle cavità nel viso".

 

Ad aggravare la situazione, è emerso ora un nuovo caso di infezione micotica che sta facendo preoccupare le autorità sanitarie in India. A Ghaziabad, nell’Uttar Pradesh, si è registrato un primo ricovero da fungo giallo, ben più letale del fungo nero. I sintomi sono letargia, inappetenza, perdita di peso, pus, rallentamento nella guarigione delle ferite, malnutrizione, collasso degli organi. Il fungo giallo, causato in contesti di cattiva igiene, tra cibi avariati e materiale fecale, è più insidioso di quello nero perché inizia internamente e non si manifesta fino a quando è troppo tardi. E anche in questo caso, le vittime più vulnerabili sono i pazienti di Covid con il sistema immunitario indebolito che in questi giorni abbondano in India.