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Anno 1958: il mondo sfiorò il conflitto nucleare per Taiwan

La rivelazione trapela dagli archivi storici americani. Il Pentagono valuta lo scenario di un attacco atomico contro Pechino dopo l'offensiva voluta da Mao Zedong contro Taipei. Ma alla fine il presidente Eisenhower non dà l'autorizzazione
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NEW YORK – Morire per Taiwan? Il dilemma si è già posto una volta, 63 anni fa. Trapelano dagli archivi storici americani (ancora in parte coperti dal segreto di Stato) i dettagli di un conflitto nucleare sfiorato. Anno 1958, il leader della Repubblica Popolare cinese Mao Zedong tenta di riconquistare Taiwan lanciando una poderosa offensiva, cominciata con un bombardamento dell'isola dalle batterie costiere. Gli americani erano decisi a difendere l'alleato storico, il nazionalista Chiang Kai-shek che si era rifugiato a Taiwan dopo la sconfitta nella guerra civile, ma temevano di non riuscirci con l'uso di armi convenzionali.

Fu dibattuto a lungo lo scenario di un attacco nucleare contro Pechino, che all'epoca non aveva l'atomica però godeva della protezione sovietica. Fu un caso in cui il mondo arrivò, senza saperlo, ad un passo dalla terza guerra mondiale. Autore delle rivelazioni è Daniel Ellsberg, lo stesso che pubblic&og…

NEW YORK – Morire per Taiwan? Il dilemma si è già posto una volta, 63 anni fa. Trapelano dagli archivi storici americani (ancora in parte coperti dal segreto di Stato) i dettagli di un conflitto nucleare sfiorato. Anno 1958, il leader della Repubblica Popolare cinese Mao Zedong tenta di riconquistare Taiwan lanciando una poderosa offensiva, cominciata con un bombardamento dell'isola dalle batterie costiere. Gli americani erano decisi a difendere l'alleato storico, il nazionalista Chiang Kai-shek che si era rifugiato a Taiwan dopo la sconfitta nella guerra civile, ma temevano di non riuscirci con l'uso di armi convenzionali.

Fu dibattuto a lungo lo scenario di un attacco nucleare contro Pechino, che all'epoca non aveva l'atomica però godeva della protezione sovietica. Fu un caso in cui il mondo arrivò, senza saperlo, ad un passo dalla terza guerra mondiale. Autore delle rivelazioni è Daniel Ellsberg, lo stesso che pubblicò i Pentagon Papers 50 anni fa, le rivelazioni sulla guerra del Vietnam ricordate ancora di recente nel film “The Post”. E il tema è reso attuale dalla nuova rilevanza di Taiwan.

Oggi il Pentagono è ancora meno convinto di allora, di poter difendere l’unica “liberaldemocrazia cinese” da un attacco della superpotenza comunista. Il valore strategico di Taiwan è accresciuto dal suo successo nelle riforme politiche, dal trionfo nel contenimento del Covid (di fatto Taipei “avvistò” la pandemia nel dicembre 2019 quando ancora Pechino taceva), infine dal suo ruolo nelle tecnologie avanzate dove domina la produzione mondiale di semiconduttori.

Nessuno di questi ingredienti esisteva nel 1958. All’epoca Chiang Kai-shek guidava un regime autoritario di destra. E l’economia di Taiwan era ancora molto arretrata, da paese in via di sviluppo. C’era però l’importanza strategica e geopolitica. Gli americani avevano appoggiato la destra nazionalista contro i comunisti durante la guerra civile del 1945-49. Dopo la sconfitta, la ritirata sull’isola aveva assicurato a Chiang e al protettore americano un avamposto strategico per il controllo di rotte navali essenziali, che collegano il petrolio del Medio Oriente, l’Oceano Indiano, e altri alleati americani come la Corea del Sud e il Giappone.

La Cina era un Paese poverissimo ma capace di inchiodare l’America a un risicato pareggio nella guerra di Corea (1950-53). Proprio nel conflitto coreano, del resto, c’era stato un primo progetto di usare la bomba atomica contro la Cina: lo sostenne il generale Douglas MacArthur, che anche per questo venne licenziato dal suo capo, il presidente democratico Harry Truman. Questo è lo scenario di fondo su cui si svolge la drammatica escalation del 1958. Anche in questo caso, come nella guerra di Corea scoppiata otto anni prima, Pechino non esita ad aggredire per primo.

Preceduta dal bombardamento massiccio di alcuni isolotti taiwanesi, la guerra vera e propria dura quattro settimane e due giorni, dal 23 agosto al 22 settembre. Mao si prefigge esplicitamente l’obiettivo dell’invasione e annessione di quella che considera una “provincia ribelle” da riportare sotto il suo controllo. Presidente degli Stati Uniti è il repubblicano Dwight Eisenhower, lui stesso un ex militare (fu il capo delle forze alleate nella seconda guerra mondiale). Gli Stati Uniti mobilitano la Settima Flotta, pronti a entrare in un conflitto diretto con la Cina per la seconda volta in un decennio.

Il Pentagono è pessimista, ritiene che le sole forze convenzionali non basteranno, e chiede al presidente l’autorizzazione per l’uso dell’arma nucleare, pur considerando possibile che questo scateni l’ingresso dell’Unione Sovietica nel conflitto. Alla fine Eisenhower nega l’opzione atomica, proprio come aveva fatto il suo predecessore Truman in Corea. E l’allarme del Pentagono si rivela infondato. Taiwan riesce a difendersi da sola, grazie agli armamenti molto più sofisticati ricevuti dall’America.

L’importanza di questa rivelazione si spiega con il contesto di oggi, profondamente cambiato. Spiccano le differenze più che le analogie. Nel 1958 era ancora in vigore un trattato tra Stati Uniti e Taiwan, che oggi non c’è più: al momento esiste un impegno americano a difendere l’isola da un’aggressione ma non è codificato in un testo vincolante. Xi Jinping è esplicito quanto Mao nell’indicare l’annessione come un suo obiettivo. E il rapporto di forze strategico è cambiato in modo drammatico a favore della Cina, i cui armamenti hanno fatto un salto di quantità e di qualità.