Bielorussia, chi è Roman Protasevich, il giornalista nel mirino di Lukashenko
di Rosalba Castelletti , di Rosalba CastellettiQuando il pilota del volo Ryanair 4978 Atene-Vilnius domenica scorsa ha annunciato ai passeggeri che l’aereo era stato dirottato su Minsk, Roman Protasevich si è messo la testa tra le mani e ha iniziato a scuoterla. “Qui in Bielorussia rischio la pena di morte”, ha confessato quasi tremante al passeggero di fianco. Poi si è alzato, ha tirato il suo bagaglio a mano fuori dalla cappelliera e ha consegnato laptop e cellulare alla fidanzata Sofia Sapega. Non immaginava che all’atterraggio nella capitale bielorussa avrebbero arrestato anche lei, ma era stato l’unico a capire immediatamente il perché di quell’improvviso cambio di rotta. La ragione era lui.
Quando il pilota del volo Ryanair 4978 Atene-Vilnius domenica scorsa ha annunciato ai passeggeri che l’aereo era stato dirottato su Minsk, Roman Protasevich si è messo la testa tra le mani e ha iniziato a scuoterla. “Qui in Bielorussia rischio la pena di morte”, ha confessato quasi tremante al passeggero di fianco. Poi si è alzato, ha tirato il suo bagaglio a mano fuori dalla cappelliera e ha consegnato laptop e cellulare alla fidanzata Sofia Sapega. Non immaginava che all’atterraggio nella capitale bielorussa avrebbero arrestato anche lei, ma era stato l’unico a capire immediatamente il perché di quell’improvviso cambio di rotta. La ragione era lui.
Una vita sotto il regime di Lukashenko
Ventisei anni compiuti lo scorso cinque maggio, Protasevich è nato un anno dopo l’arrivo al potere nell’ex Repubblica sovietica di Aleksandr Lukashenko, “l’ultimo dittatore d’Europa” come lo chiamò iconicamente l’ex segretario di Stato americana Condoleezza Rice. Una vita intera sotto il regime dell’ex direttore di una fattoria collettiva diventato presidente dopo il crollo dell’Urss. Una vita intera contro il regime, cercando di sfuggire alle maglie della repressione grazie a Internet.
Aveva 17 anni ed era ancora uno studente delle superiori quando fu arrestato e picchiato nel settembre 2012 da agenti di polizia in borghese durante un’ondata di repressione prima delle elezioni legislative di allora. Gli agenti del Kgb, i servizi di sicurezza bielorussi che portano ancora la famigerata sigla sovietica, gli avevano chiesto le password per accedere a due gruppi che gestiva sul social network VKontakte (il Facebook in lingua russa). Uno dei due chiedeva il boicottaggio del voto ed era intitolato “Siamo stanchi di Lukashenko”. Fu rilasciato dopo poche ore di interrogatorio perché minorenne.
"Attivista mediatico"
Da allora aveva lavorato come fotografo finché non aveva vinto la borsa di studio Vaclav Havel per aspiranti giornalisti indipendenti nel biennio 2017-2018. È così che è diventato quello che in Bielorussia definiscono “attivista mediatico”.
“Molti attivisti bielorussi si sono resi conto che l’attivismo non bastava a vincere e che col giornalismo si poteva fare molto di più. Allo stesso tempo il giornalismo non può vincere da solo. Ed è così che è comparsa questa figura ibrida di attivista mediatico. Roman era uno di loro”, ha raccontato Franak Viacorka, vincitore della stessa borsa di studio, oggi consigliere di Svetlana Tikhanovskaja, leader in esilio della Bielorussia democratica.
L'esilio e la direzione di "Nexta"
Nel 2019 aveva lasciato la Bielorussia per vivere tra Polonia e Lituania dopo aver iniziato a lavorare al fianco di Stepan Putilo, anch’egli esiliato, al popolare canale Telegram Nexta (pronuncia niek-ta, "qualcuno" in bielorusso) fino a diventarne caporedattore.
L'esilio è diventata la loro forza. Quando lo scorso agosto è nato il movimento di protesta contro la fraudolenta rielezione di Lukashenko, il governo ha iniziato ad arrestare i giornalisti e a bloccare i media indipendenti. Nexta invece continuava a crescere sull’applicazione di messaggistica Telegram, l’unica in grado di eludere i continui blocchi di Internet imposti dal regime o di aggirare la censura grazie alla cifratura delle conversazioni.
Da poche centinaia di migliaia di utenti, il canale è arrivato così a contarne oltre 1,2 milioni in un Paese da 9,4 milioni di abitanti. Da essenziale fonte d’informazione, Nexta si è gradualmente trasformato nel coordinatore di fatto delle proteste, inviando ogni giorno l’elenco degli orari e dei luoghi delle manifestazioni, incoraggiamenti, avvertimenti e testimonianze. Dove radunarsi, cosa indossare, come eludere le forze di sicurezza.
“Nessun altro può farlo in Bielorussia perché verrebbe arrestato. La gente si fida di noi perché continuiamo a pubblicare anche quando il governo blocca Internet, mostriamo la verità su quello che accade nel Paese, diffondiamo i loro appelli e diamo consigli sulla sicurezza”, aveva detto a Repubblica Stepan Putilo, prima di ricevere a nome dell’opposizione democratica bielorussa il premio Sakharov assegnato dal Parlamento europeo. Le informazioni, ci aveva spiegato, arrivano da un esercito di "qualcuno", al ritmo di 300 messaggi al minuto. “Verifichiamo tutto. Ci sono tentativi di disinformazione, ma usiamo vari filtri per arginarli”.
L’arrivo a Bgm o Belamova
Quando Igor Losik, anch’egli vincitore della borsa Vaclav Havel, è stato imprigionato, Protasevich ha preso il suo posto alla direzione di Belamova, o Bgm (Bielorussia in testa), altro canale di riferimento dell’opposizione su Telegram che conta 260mila abbonati.
L’accusa di terrorismo e il rischio pena di morte
C’è stato un prezzo da pagare. Lo scorso novembre il governo aveva emesso un mandato d’arresto internazionale a nome di Protasevich e di Putilo accusandoli di organizzare disordini di massa e definito Nexta un canale “estremista”. Roman ci ha scherzato su e sul suo profilo Twitter si è definito “il primo giornalista terrorista della storia”. Ma in realtà c’era poca ironia da fare. Se le accuse più gravi legate ai presunti “disordini di massa” prevedono fino a 15 anni di carcere, le attività terroristiche possono essere punite con la morte in un Paese, la Bielorussia, unico in Europa ad applicare tuttora la pena capitale.
"Roman dà così tanto fastidio a Lukashenko perché ha detto la verità e ha combattuto perché in Bielorussia si potesse dire la verità. È un patriota pronto a lottare per l'indipendenza del suo Paese", ha commentato a Repubblica Tikhanovskaja. È stato direttore del canale Telegram Nexta che dà informazioni veritiere a oltre un milione di abbonati. È chiaro che chi è in grado di riunire attorno a sé così tanta gente rappresenti un pericolo per il regime. E Lukashenko lo avverte".